Turismo, a rischio in Sardegna 5.777 posti di lavoro

In Sardegna 1.325 imprese del comparto turistico rischiano il fallimento a causa dell’emergenza coronavirus. Una mortalità che si ripercuoterebbe immediatamente sul mercato del lavoro, con una perdita di 5.778 posti di lavoro.
È lo scenario prospettato dall’istituto Demoskopika, per l’anno in corso, nell’ipotesi, è scritto in un comunicato, «di una graduale cessazione degli effetti della crisi sanitaria e nella quasi totale assenza di provvedimenti mirati per la ripresa del sistema turistico da parte delle istituzioni ai vari livelli».
A livello nazionale, oltre 40mila imprese turistiche sono a rischio fallimento, con una contrazione del fatturato di almeno 10 miliardi di euro e una perdita di oltre 184mila buste paga. «Migliaia di posti di lavoro nel comparto turistico – il commento del presidente di Demoskopika, Raffaele Rio sono appesi al filo di un integrato piano di provvedimenti che deve sostenere il sistema a superare la crisi in tempi rapidi. Un organico pacchetto di misure che, almeno ad oggi, stenta a vedere la luce e senza il quale sara’ difficile coprire le insolvenze e scongiurare i fallimenti degli operatori della filiera». Per questo, «è necessario mettere in campo un piano integrato suddiviso in alcune sezioni attuative – spiega -. In primo luogo, misure di sostegno economico per gli adeguamenti sanitari necessari alla ripartenza in sicurezza, come la suddivisione degli spazi comuni per il distanziamento sociale, l’ammodernamento tecnologico per self-check in, la sanificazione dei locali».
In secondo luogo, aggiunge, «occorre strutturare provvedimenti mirati a sostenere la liquidità delle imprese del comparto anche mediante finanziamenti a ‘tasso zero’ e a fondo perduto, buoni vacanza per le famiglie o detrazione della spesa dei soggiorni, smobilizzo immediato dei crediti delle imprese verso la pubblica amministrazione oltre a modalita’ di sgravio fiscale e contributivo».
Infine, conclude Rio, «occorre valorizzare i sistemi turistici regionali tempificando le azioni di promozione in relazione ai differenti gruppi di turisti, identitari, esterofili, nazionalisti e stranieri. Ciò va realizzato in costante condivisione tra i vari livelli istituzionali per scongiurare che l’inevitabile competizione gia’ in atto tra i sistemi turistici regionali possa generare livelli qualitativamente discriminanti».
(Api/ Dire) 13:06 06-05-20 NNNN