Trent’anni di lavoro sepolti dal silenzio

«È vero che noi siamo quelli che hanno pagato in prima persona perdendo il lavoro ma chi ha pagato di più è la città, e la città tace. Questo dispiace molto. Ormai nessuno protesta più per niente». Però Nuoro è candidata a capitale della cultura: «Faccio presente solo che l’attuale capitale, Pistoia, ha fondato la propria candidatura sulla biblioteca, questo dovrebbe far riflettere». Con amarezza, Francesca Cadeddu – vicepresidente della Cooperativa per i servizi bibliotecari di Nuoro – parla, anche a nome dei suoi nove colleghi, della situazione in cui versa la storica biblioteca nuorese, istituzione in cui spera di rientrare se mai verrà bandita una nuova gara d’appalto per l’affidamento dei servizi.
Come avevate accolto l’approvazione della legge regionale sul riordino degli enti locali?
«Abbastanza bene, poteva essere una soluzione perché sarebbe stata in linea con quanto accaduto in altre regioni. Anche noi, alla fine, siamo figli della Regione. È vero che il nucleo originario della Cooperativa si è formato alla Satta ma si è formato con la frequenza di corsi di formazione regionali gestiti tra assessorato alla pubblica istruzione e Associazione italiana biblioteche. Da quel corso, attraverso l’utilizzo della Legge regionale 28, erano stati emanati i bandi e avevamo vinto la prima gara d’appalto per la gestione di un processo innovativo, presentato nel 1985 e attivato nel gennaio 1987.
Eravamo favorevoli alla legge anche perché da troppo tempo la situazione della Satta era in equilibrio instabile, la Regione ha sempre tamponato, questa era una soluzione comunque provvisoria, l’affiancamento fino al riordino completo degli enti locali. Avrebbe evitato la situazione attuale e sarebbe stato il giusto riconoscimento, con la biblioteca al pari dell’Isre che tutti considerano nuorese, fino a prova contraria è la Regione il maggior socio del Consorzio. Il passaggio avrebbe ristabilito un equilibrio anche in merito alle gare d’appalto: se la Regione appalta un servizio in maniera diretta anziché come adesso, in un giro infinito, sarebbe stato meglio sia per la Cooperativa, che per i colleghi, che per il servizio. Alla fine tutto quello che avviene alla Satta è sospinto da fondi regionali come per il nostro progetto attivato nel carcere di Badu ’e Carros.
Qual è stato il rapporto con i commissari e con la direzione?
«La convivenza che può esserci tra società privata che fornisce servizi, con qualche attrito derivante dal fatto che i pagamenti non erano mai puntuali e questo creava tensioni, al di là di questo che rientra nell’ordine delle cose forse ciò che più ha caratterizzato il rapporto è che il progetto non è stato sfruttato abbastanza. Le nostre professionalità non sono state sfruttate abbastanza, siamo stati utilizzati per tamponare le falle dell’organizzazione del personale di ruolo. Andati via noi si è perso il 50% del servizio ordinario, il servizio al pubblico che dovrebbe erogare una biblioteca normale».
La Cooperativa che tipo di servizio ha offerto?
«Il progetto l’avevamo in virtù dell’aggiudicazione di una gara d’appalto fatta al massimo ribasso, potevamo solo fornire personale senza mettere bocca su altre decisioni. Insieme al servizio in carcere l’unica cosa che abbiamo ottenuto è stato quello di poter catalogare immettendo i dati del fondo Ciusa di Oliena nel Servizio bibliotecario nazionale, avevamo iniziato a farlo anche per Bitti. Altro no, nonostante numerosi tentativi rivolti anche al Comune ad esempio per fornire il servizio Bibliobus con appuntamenti settimanali. In questi anni abbiamo gestito la biblioteca di Monte Gurtei, il servizio della Sezione sarda al pomeriggio e la mattina del sabato era garantito da noi, tutto il lavoro di catalogazione era garantito dalla Cooperativa grazie a tre catalogatori e un addetto all’iter del libro. Abbiamo anche catalogato la donazione Pittau, un lavoro bello e sperimentale perché conteneva non solo libri ma anche documenti d’archivio. Per il resto costretti a gestire l’ordinario».
Pensate che la biblioteca offrisse un servizio adeguato al bacino d’utenza?
«Il Consorzio avrebbe dovuto dare servizi alla città e a tutto il sistema, nella realtà, soprattutto negli ultimi anni questo non è avvenuto. Oltre la catalogazione delle novità il lavoro era minimo. Da parte della commissaria Mulas c’è stato un tentativo di rivitalizzare il sistema offrendo nuovi servizi ma senza risposta dalle amministrazioni comunali. Un altro fatto incredibile è che la biblioteca da sola non sarebbe in grado di offrire servizi perché con l’attuale donazione organica è ormai di solo due bibliotecari, cinque coadiutori di biblioteca – assolutamente professionalizzati fanno più di quanto dovrebbero – il resto è personale amministrativo e questo condiziona molto. Il bibliotecario non lo può fare chiunque».
Niente di buono dalla politica e dalle amministrazioni comunali?
«Nella politica nuorese lontananza assoluta. Non è la prima volta che accadono episodi di questo tipo, come ritardi nei pagamenti, ma non abbiamo mai avuto grosse attenzioni. Anche ultimamente non hanno fatto altro che rimarcare la nostra posizione di società privata che fornisce servizi e non ha diritto di sollevare la voce, “facciamo la gara ma non è detto che vinciate voi”, ci ripetevano. Lo sappiamo ma l’atteggiamento è stato di estrema freddezza. Snobbati e qualche volta sfruttati. Come ora, nell’ultimo consiglio convocato per l’audizione di direttore e commissario siamo stati chiamati tentando di farci dire che è la Regione che sbaglia, ma siamo convinti che l’unico errore della Regione sia quello di non produrre il regolamento esecutivo della legge. Noi vogliamo essere messi nella condizione di partecipare a una gara d’appalto, il Comune non ha voluto la proroga e ha perso 75mila euro, ne perderà centomila alla fine di questo mese, la Regione non ha nessuna colpa. Ci siamo illusi per un po’ che potesse esserci rapporto di collaborazione con la nuova amministrazione, ad esempio il nostro progetto per celebrazioni deleddiane salutato con gioia, poi la mostra è arrivata alla biblioteca della Camera e non si è visto nessuno, neppure un saluto. Anche il Bibliobus, diamo un servizio integrativo, è successo per un anno, poi non niente, l’unica cosa che hanno fatto è il permesso di stazionare alla Solitudine».
Attualmente qual è il vostro impegno?
«Gestiamo nel territorio provinciale circa 26 biblioteche, oltre Nuoro: Siniscola, la biblioteca associata di Irgoli, Loculi e Onifai, Galtellì, Urzulei, Ottana e 13 biblioteche nel Mandrolisai. Quello che caratterizza la nostra attività è che anche a livello di formazione professionale siamo stati punto di riferimento, è cosa piccola ma abbiamo la biblioteca professionale (con testi su professione bibliotecaria) più robusta della Sardegna anche più della Satta».
Quante persone sono occupate?
Circa trenta, fino a 37 con la Satta. Abbiamo licenziato alcune persone, altre fanno altro e viaggiano. Sono tutte biblioteche monoposto, gestiamo tutto dalla a alla z».
È bello e affascinante il mestiere, un po’ come quello dei piccoli librai. A Gavoi per il festival avete avuto un buon riscontro?
«Ci siamo inseriti bene, siamo considerati autori e ci occupiamo per scelta dell’organizzazione di fornire servizio di biblioteca e fare laboratorio per bambini e ragazzi».
Il Bibliobus andrà avanti?
«Sì, lo forniamo come servizio integrativo alle biblioteche che gestiamo, è poco riconosciuto ma non demordiamo».
Sperate di poter rientrare alla Satta?
«Non so cosa pensare, è successo altre volte che siamo stati fuori anche per nove mesi. Rifaranno la gara, speriamo, e se la rifaranno vincerà il migliore, speriamo non sia al massimo ribasso».

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