Tre sorelle litigiose spacciate per gemelle

Libertà, Fraternità, Uguaglianza. Sono le tre sorelle della Rivoluzione Francese e le damigelle di noi altri moderni. Nel modo di sentire e pensare, introiettato in noi, assimilato come cibo quotidiano, abbiamo perso e perdiamo i contorni dell’evidenza. Queste tre sorelle non vanno di pari passo, non sono equamente proporzionali e spesso non si capiscono reciprocamente. Sono tre sorelle litigarelle, cresciute a “muru in mesu”, nello stesso condominio. Se c’è più Uguaglianza c’è meno Libertà. I paesi più egalitari (si pensi ai regimi comunisti) avevano ed hanno meno spazi di libertà. Viceversa, i paesi dove la Libertà è il principio dominante hanno meno Uguaglianza reale, seppure si tenta di camuffare il tutto con leggi e norme (Unione Europea). Quanto alla Fraternità, fate voi: non la si può imporre per legge o decreto talmudico. Non riusciamo a realizzarla tra marito e moglie, genitori e figli, datori di lavori e cooperatori, fra amici e anche fra preti, immaginiamo se è possibile su scala universale ed istituzionale. Un dono non può essere sostituito da una legge che lo rende obbligatorio.
La politica è l’arte di mediare tra queste tre sorelle litigiose, di trovare un compromesso, di farle convivere e coabitare. Un compito immane che implica lo sporcarsi, incorrere inevitabilmente nelle lamentele dell’una e dell’altra, nei loro dispetti ed anche rancori. Le mani pulite sono diventate sinonimo di chi usa i guantima lascia morire il malato, una tuta del facile moralismo. Mani biologicamente pulite e di converso omicide, perché lasciano che le tre sorelle e i loro spasimanti si uccidano tra loro. La politica, come insegna Sant’Agostino, è per sua natura una “cosa sporca”, ma se essa manca succede il peggio: le tre sorelle si fanno una guerra spietata all’insegna del “brigas de frades, brigas de canes”. Queste tre sorelle hanno poi volti noti: lavoro, famiglia, pensioni, carriera, sanità, servizi alle persone e alle imprese, il necessario ed il superfluo, la bolletta energetica e quella dell’acqua. Hanno mille nomi ma lo stesso ventre da cui nascono e al quale la politica le deve ricondurre conciliandole per quanto possibile.
Stupisco della coscienza e incoscienza di quanti oggi si candidano a rivestire un ruolo politico, ossia di pubblica utilità, ignorando chi siano le tre sorelle. Farle andare d’accordo a suon di leggi significa aumentare i loro dissidi. L’eccesso di legislazione, regolamenti, divieti, permessi, licenze produce solo danni e una certa magistratura, fortemente politicizzata e animata da una buona dose di moralismo, ha finito con invadere il campo dove si fa politica. Le toghe che fingono di ignorare che politica vuol dire anche compromesso sostituiscono il realismo con un malinteso legalismo che altro non è se non il desiderio di chi non è stato eletto di far politica contro chi ad essa è deputato.

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