«Trasformare la conoscenza in energia sociale»

Nando Dalla Chiesa ha incontrato gli studenti del Liceo Satta

«Fai la cosa giusta e quando la storia ti passa accanto entraci». In questa travolgente citazione si nasconde tutta l’essenza del professor Nando Dalla Chiesa, non solo in merito al suo modo di pensare e di vedere la storia, soprattutto nel suo apparato contemporaneo, ma anche al suo percorso di vita che lo ha visto spettatore e coprotagonista di avvenimenti che hanno scosso la storia d’Italia dal secondo dopoguerra e anche la vita quotidiana di comuni cittadini, travolti da vicende mafiose e di stato che oggi, purtroppo, è difficile trovare approfondite sui libri di storia.
Il professore è stato ospite dell’iniziativa “La mia scuola per la pace” realizzata dal Liceo Sebastiano Satta di Nuoro in collaborazione con l’associazione Libera Sardegna in preparazione alla XXII Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie che si terrà a Olbia il prossimo 21 marzo.
A catturare l’attenzione e i cuori della folla di ragazzi presenti, non tanto i racconti, non tanto il susseguirsi delle attualizzazioni fatte attraverso la presentazione del suo libro Le ribelli – storie di donne che hanno sfidato la mafia per amore, ma il volto e il gesticolare con movenze così raccolte da far trasparire tutta la rabbia di quello che è stato un ragazzo che ha visto andare via il padre, il compianto generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, in uno dei modi più barbari che l’umanità conosca in quella notte del 1982, nella quale l’allora prefetto di Palermo perse la vita due volte: fisicamente a causa della ferocia dei corleonesi e moralmente dato l’abbandono totale subìto da parte delle istituzioni, colpevoli di aver lasciato l’uomo totalmente solo nella tana del lupo, come fosse un prefetto di una qualsiasi altra tranquilla realtà del bel paese. « Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur: mente a Roma si pensa sul da fare, la città di Sagunto viene espugnata dai nemici [..] e questa volta non è Sagunto ma Palermo. Povera la nostra Palermo»: con queste parole l’allora arcivescovo di Palermo Salvatore Pappalardo, si rivolse alle autorità dello Stato presenti ai funerali del generale. Queste parole cariche di emotività, sono sempre vive negli occhi di Nando Dalla Chiesa come ha dimostrato la reazione dei ragazzi visibilmente emozionati e rapiti dai racconti dell’ideatore del corso di studi di “Sociologia della criminalità organizzata” il quale ha svincolato l’argomento mafia dai fatti di cronaca rendendolo argomento di studi grazie al lavoro di tanti giovani, in maggior numero ragazze, che hanno prodotto numerose tesi di laurea sulla materia. Le donne, appunto, sono state argomento principe dell’iniziativa, donne che hanno avuto il coraggio di impegnarsi contro i vari tipi di mafie pur non avendo cognomi importanti da presentare e pur non facendo parte delle istituzioni.
A riempire le lacrime dei tanti giovani presenti, l’avvicendarsi nel racconto di storie vissute da tanti personaggi comuni che con iniziative singole e di gruppo hanno compiuto piccoli ma significativi passi in avanti nella lotta alla mafia. L’atmosfera raccolta al cospetto di argomenti con i quali i giovani non hanno particolare familiarità, rappresenta una testimonianza importante del fatto che nonostante – come lo stesso Nando Dalla Chiesa afferma – sia molto difficile poter vedere questo tipo di criminalità organizzata sconfitta, oggi non si è più soli contro la mafia non solo grazie all’impegno delle istituzioni locali e statali ma tanto più grazie al lavoro delle associazioni. Il reagire inaspettato della platea unito ai racconti incalzanti delle storie di donne coraggiose, simboleggiano il divenire di una importante trasformazione – come ha detto Dalla Chiesa – della conoscenza in vera e propria energia sociale rispetto all’argomento mafia che se approfondito ha il compito di rendere i giovani protagonisti di una società democratica in grado di esprimere diritti e doveri del cittadino critico e testimone. L’argomento delle mafie non è poi così lontano da qualsiasi realtà comune, dato che una forma delle stesse, seppur in maniera minore, è rintracciabile anche nei vari episodi di bullismo che investono i nostri istituti scolastici ed è l’animo dei ragazzi che in giornate come queste testimonia l’assoluta volontà di rendere la società civile migliore, più bella, più libera.

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