Terrorismo? Caria: «Vicenda semiseria»

Per scelta editoriale, anche perché viste le nostre poche forze che impediscono  adeguate e doverose verifiche, non ci occupiamo di cronaca nera e cronaca giudiziaria, anche perché rischieremo di ripetere acriticamente notizie ufficiali. Oggi facciamo un’eccezione per il caso di Pierluigi Caria, il giovane nuorese indicato ieri mattina con molta enfasi come terrorista e combattente in Siria. La notizia si è ridimensionata: nessuna accusa di terrorismo contestata, un’indagine in corso, alcune perquisizioni, con l’unico, finora, provvedimento restrittivo dell’obbligo di dimora. In questa sede però sentiamo il dovere di far sentire la voce dell’indagato: dal suo profilo pubblico, e accessibile quindi a tutti, è stata presa la sua foto (come abbiamo fatto anche noi, immagine in alto), ma nessuno ha riportato la sua versione dei fatti postata ieri sera. Eccola, la riportiamo senza commenti. (m. t.)

«Questa mattina sono stato oggetto delle attenzioni della polizia italiana: questi signori si sono presentati a casa di mia madre, esibendo degli atti firmati da un pubblico ministero che mi accusano addirittura di “terrorismo”.
Da quanto ho potuto leggere sull’atto di sequestro del mio passaporto si tratta di un’indagine che riguarda un mio viaggio in Siria dello scorso anno, costruita utilizzando parecchie intercettazioni ambientali in cui frasi e pezzi di discorsi che mi vengono attribuiti sono puntualmente travisati per dimostrare le tesi accusatorie, come è spesso avvenuto nelle indagini architettate dall’antiterrorismo in Sardegna.
Molto prima che terminassero le perquisizioni, la polizia aveva già avvertito la stampa di questa “brillante operazione” corredando le notizie con alcune foto e video che avevano rinvenuto nella memoria di un telefono.
Io non ho nulla di cui vergognarmi e non ho commesso nessun crimine né per la mia coscienza e né per le leggi dello stato coloniale che occupa la nostra terra.
Da indipendentista sardo ho sempre rivendicato la mia militanza internazionalista, e non ho mai nascosto il mio appoggio verso la lotta per l’autodeterminazione del popolo curdo e verso la lotta dei curdi per la liberazione della donna e per costruire una società più giusta e democratica in Medioriente.
Ritengo sia semplicemente ridicolo che le YPG e l’IFB vengano associate al terrorismo. Si tratta di formazioni composte da volontari curdi, arabi, siriaci, turchi e occidentali che in mezzo all’orrore della guerra difendono da anni la popolazione della Siria del Nord dai tagliagole islamisti e dall’aggressione dello stato fascista turco. L’accusa infamante di terrorismo rivolta alle YPG è surreale e completamente immotivata. Ed è ancora più assurdo che la DDA di Cagliari pretenda di sindacare su quali siano le organizzazioni che debbono considerarsi terroristiche fra quelle che operano nel territorio siriano, lanciandosi in mirabolanti speculazioni di politologia e politica internazionale.
Voglio esprimere la mia più totale solidarietà agli altri perquisiti in questa vicenda semiseria e la mia vicinanza a tutti i compagni che oggi soffrono ben di più per il loro internazionalismo, seguendo l’esempio di Mehmet, Kendal, Orhan, Sahin, Baran e le migliaia di uomini e donne che hanno combattuto e sono caduti difendendo la rivoluzione confederale nella Siria del Nord».