Teppisti in Municipio, Oliena reagisce

Martino Salis, 42 anni, avvocato, promosso dagli elettori nel 2015 da vicensindaco a primo cittadino di Oliena, commenta con un linguaggio franco e diretto l’atto teppistico che domenica 12 marzo ha devastato il Municipio di Oliena. Anche la reazione immediata e unitaria di tutto il paese non ha fatto dubitare un attimo gli amministratori, determinati a portare avanti il mandato perché – sintetizza Martino Salis, «non c’è altra risposta alla violenza che quella di essere ancora più determinati nel fare fino in fondo il proprio dovere».
Sindaco, è la prima volta che ad Oliena succedono fatti del genere?
«Sì, è successo qualche altra volta ma non di una portata così devastante».
Di fronte a quello scenario quale è stata la sua prima reazione: sgomento, voglia di piantare tutto?
«Amarezza, molta amarezza perché ho visto violentata la casa di tutti. È vero, ci sono tensioni sociali che condividiamo con tutti i sindaci ma questi gesti non aiutano a risolvere la problematiche, anzi le acuiscono».
Che idea si è fatto?
«Non un’idea precisa, perché sono tante le vie aperte per riflettere e considerare quale sia il movente di questa azione, dal più banale al più complesso, sociale o politico».
Come hanno risposto i cittadini a questo gesto?
«La comunità ha manifestato grande indignazione perché si è sentita ferita dentro. È stato colpito un intero paese e perciò la condanna dell’atto vandalico è stata unanime. Il Comune è la casa di tutti, appartiene proprio a tutti. Ho ricevuto attestati di solidarietà e di stima da parte di giovani e meno giovani senza distinzione alcuna e questo è stato molto bello. Ciò mi ha reso più forte e determinato e ha rafforzato la mia passione e il mio impegno».
Insomma, paradossalmente, i vandali hanno ottenuto l’effetto contrario. Comunque bisognerà riflette sulle ragioni dell’atto teppistico, ammesso che possa esserci un perché?
«Difficilmente prometto qualcosa che so di non poter mantenere perché non si può giocare con la disperazione della gente e di questo ne sono fortemente consapevole. La mia porta è aperta a tutti e ricevo sempre chiunque voglia conferire con me. Disposto all’ascolto e alla comprensione cerco di indirizzare tutti verso la soluzione del problema».
La vostra prima risposta è stata quella di convocare la giunta in piazza. Gesto molto bello, forte e di effetto oltre che immediato. Quale segnale avete voluto mandare?
«Il messaggio è stato simbolico e politico per dire subito “Noi ci siamo”. In quella seduta di martedì mattina che tra l’altro era già in programma per il giorno prima, riuniti in piazza Berlinguer abbiamo approvato il piano triennale delle opere pubbliche stanziando un milione e 240mila euro per la ristrutturazione delle scuole del paese. Ecco è stato un segnale diretto soprattutto ai giovani che sono il nostro futuro per dire che la violenza la combattiamo con l’istruzione».
Quali altri impegni nell’immediato?
«Sicuramente la nostra attenzione sarà rivolta verso la viabilità rurale che riguarda il Comune, successivamente ci attiveremo per risolvere il problema della viabilità delle zone interne attualmente in stato di abbandono e rendere così più fruibile il nostro paese con tutti i benefici che ne conseguono. Purtroppo la soluzione della maggior parte dei problemi non dipende da noi».
Qual è la situazione oggi in Municipio dove sono stati devastati gli uffici poi cosparsi dalla polvere tossica degli estintori. È ripresa normalmente l’attività politica e amministrativa?
«Dopo quattro giorni abbiamo ripreso a lavorare nella normalità di sempre, devo dire con maggiore entusiasmo».
Cosa vorrebbe dire agli autori del raid vandalico?
«Semplicemente che i problemi si risolvono con il dialogo e mai con la violenza. Il dialogo deve sempre prevalere sulla forza. E io ci sono, pronto ad ascoltare insieme agli assessori e a tutti i consiglieri comunali».

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