Tenendo per mano il Sole

A cento anni dalla sua nascita, è importante ricordare la figura di Maria Lai, come donna e artista, e come esempio per la sua concezione della realtà. Questo non vuole essere un pezzo di critica d’arte, ma vogliamo cercare di trasmettere l’essenza di questa grande artista. Abbiano chiesto di parlare di lei a Emanuela Cau, giovane artista, di cui la critica scrive: «Guardando le sue opere si ha la sensazione di aprire la porta di una stanza a cui è vietato l’accesso e di rubarne l’intimità spiando quel gioco di bambole interrotto nell’infanzia e ora riemerso dal gran mare dell’inconscio. Una lettura attenta dei significati dentro e fuori lo specchio della propria anima». Emanuela è stata l’ultima ad intervistare Maria Lai, poco tempo prima della sua morte avvenuta nel 2013. Ci racconta come l’incontro con la Lai sia stato cruciale per la sua vita.

Come nasce il vostro incontro?

«Ho avuto il grande privilegio di essere scelta, e fu lei a farlo, privilegiando tra tutte quelle partecipanti le mie opere».

Nell’intervista ci sono alcuni concetti chiave. Partiamo da quello di “gioco”.

«Questo accomuna tutti gli artisti. La conoscenza si forma con l’apprendimento, e il bambino esplora attraverso il gioco, una magia che si perde crescendo. L’artista conserva uno spirito infantile, ancestrale, anche da adulto».

E il ritmo?

«È fondamentale. Il gioco, per diventare qualcosa di compiuto, deve avere un ritmo, che è impulso ed estetica. Le opere di Maria Lai ti accompagnano in un viaggio scandito dal ritmo, che è insito in noi, parte dal battito del cuore, l’origine della vita».

Si parla anche di “olio delle parole”.

«È l’essenza della poesia. Deve esserci l’“olio” per addolcire, far scivolare la comunicazione tra persone ed eliminare gli attriti. Quello che fa l’arte non è che un grande abbraccio universale, se non lo capisci è perché non ti stai lasciando andare ».

Dal discorso sul silenzio, che parla di un momento di ascolto, in un flusso incosciente di idee dove l’opera si realizza da sé tramite la mano dell’artista, si passa a quello molto toccante sulla morte.

«Io ho un rapporto irrisolto con la morte, mentre lei ne aveva una visione fuori dal comune, la vedeva come il raggiungimento della pace. Nella sua vita ha esplorato l’Infinito, in una dimensione che metteva in contatto l’umano con l’Universo, in contemplazione col Creato. Mi ha dato fiducia».

Com’è stato incontrarla e cosa ha significato?

«Mi ha dato la chiave per aprire la porta alla mia condizione naturale. Io non ero ancora una vera fotografa, all’epoca mi cimentavo sulla regia e la recitazione. Dopo aver parlato con lei, è uscita in modo coraggioso la bambina creativa che era dentro di me».

Cielo azzurro Campo giallo Monte azzurro Campo giallo Per la pianura deserta Sta camminando un olivo Un solo Olivo. Chissà quante volte Maria Lai ha letto questi versi di García Lorca, privilegiando l’olio delle parole all’attrito, lei che ha vissuto il ’900 con tutte le sue bruttezze e i suoi conflitti. Un ramoscello d’olivo, portato nel becco di una colomba, annunciò a Noè la fine del diluvio. Zeus decise di dare in dono Atene al Dio che avrebbe fornito a questa terra il dono più utile. A sfidarsi Atena e Poseidone. Poseidone fornì il cavallo, Atena l’olivo. Zeus giudicò vincitrice la dea, perché il cavallo è per la guerra, l’olivo è per la pace. Come per la pace sono l’arte e la poesia, come lo era Maria Lai, che ha sempre tenuto per mano il Sole.

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