Tempo di Quaresima

La riflessione di fra Piergvino Piras nella rubrica “Venite in disparte”.

 

Con il mercoledì delle ceneri siamo entrati nel tempo liturgico della Quaresima. Un inizio scandito dalle richieste del profeta, « Ritornate a me con tutto il cuore » e dell’apostolo Paolo: « Lasciatevi riconciliare con Dio ». E ancora da una attenzione pretesa da Gesù: «la gente non veda (…) ma solo il Padre tuo e il Padre tuo che vede nel segreto ti ricompenserà» . Nella parola di Dio del mercoledì troviamo in sintesi quanto l’itinerario quaresimale ci proporrà: ritornare al Signore con tutto il cuore (e noi sappiamo che seguirlo è prima di tutto una questione di cuore), vivere della riconciliazione con Lui che rimanda anche a una riconciliazione con i fratelli, agire e operare gesti di conversione consapevoli che il Signore è Colui che mi guarda con amore e gioisce per primo per i miei successi nella vita con Lui.
Il cambiamento prevede dunque una riconciliazione necessaria lì dove ha albergato il peccato. Riconciliarsi dunque per ritrovare una identità perduta, una identità che rimanda alla bellezza che nasce dal riscoprirsi creature amate da Dio e suoi figli. E se l’invito di Gesù è un costante richiamo a « praticare la giustizia », davanti a Lui, il nostro cammino quaresimale sembra riportarci a ricollocare il Signore nel suo giusto posto, il luogo che a Lui è dovuto, quello della lode, dell’adorazione e dell’amore a Lui. Per questo la prima domenica di Quaresima si apre all’insegna dell’elogio della tentazione, come momento di rivelazione del tentatore, ma anche come sua maggiore debolezza. La tentazione è l’occasione data a ciascuno di noi per esercitare la nostra libertà in una scelta che tende a fare verità sulla nostra piccolezza, limitatezza e necessità di essere ri-guardati come destinatari di un nuovo atto creativo, il perdono del Padre.
La tentazione è occasione per avviare un profondo cambiamento della nostra vita, tentazione come occasione per scegliersi, decidersi e giocarsi tutto per quello che è veramente duraturo. Il combattimento che si accende tra Gesù e il demonio occupa un campo ben definito: essere figlio di Dio, oppure essere altro. La prima tentazione è quella di piegare ogni realtà che mi circonda a un mio bene che diventa indispensabile, ecco l’attenzione sulle pietre che devono diventare pane. Io ne ho bisogno, pretendo che quelle pietre diventino pane, non tollero né sopporto se i miei bisogni non sono soddisfatti. D’altronde sono figlio di Dio, mi è dovuto! Tutto può essere commestibile, tutto può essere piegato e trasformato a mio piacimento. Pensate come si può declinare questa tentazione di essere tutto in questo mondo: le nostre relazioni sempre belle e piacevoli; la nostra vita sempre ricca di emozioni positive; il lavoro sempre soddisfacente. Chi vive così la sua vita ha smesso di amare o, forse, non lo ha mai fatto. Se tutto è a disposizione vuol dire che tutto può essere usato e sfruttato. Che cosa veramente mi sazia? Gesù indica un’altra strada, un’altra via. Si può vivere della Parola di Dio, di ogni Sua Parola, sottolineando che tutte sono importanti, non una più dell’altra oppure secondo la mia convenienza ne prendo una e lascio l’altra. La mia vita trova nutrimento e maturità nell’accogliere la Parola di Dio, nel metterla in pratica.
Il pensare che stare con Dio voglia dire vivere sempre delle cose eclatanti caratterizza la seconda tentazione « Se tu sei figlio di Dio, gettati giù!» : Gesù è nel pinnacolo del Tempio, la promessa di essere custodito da ogni pericolo viene sibilata nel suo orecchio dal tentatore, Dio deve apparire. Perché Dio non fa cose eccezionali, così che tutti possano credere in Lui. Il desiderio- pretesa di avere un ritorno immediato in ciò che si compie esce dalla logica evangelica. Gesù non ha mai percorso questa strada e anche quando i suoi gesti sono stati prodigiosi e le sue parole dirompenti, non hanno creduto. Gesù compie i suoi gesti perché semina nel cuore dell’uomo. È quindi indispensabile prima di tutto l’attesa, preparare il cuore per accogliere una presenza che non sempre è immediatamente efficace, altre volte ha necessità di essere accompagnata, custodita. Invece siamo tentati dall’avere sempre una risposta alle nostre domande, trattando Dio come se fosse uno che concede, perché semplicemente ho fatto qualcosa. Oggi si trovano in giro alcune pratiche di pietà che hanno queste caratteristiche, se fai questa preghiera, al terzo giorno otterrai ciò che chiedi. La logica di Dio è altro, è la pazienza che ha un sapore tutto evangelico. La logica del Vangelo fa i conti anche con il fallimento, le cadute, l’incapacità di trovare sempre risposte adeguate. Ci sono dei tempi di Dio che sono come sentieri obbligatori da percorrere per poter capire che non sempre serve gettarsi dal pinnacolo per scoprire la sua presenza, non sempre cose eclatanti.
Infine la terza tentazione, quella del possedere. « Tutte queste cose io ti darò »: ti concedo tutto ma per questo ti chiedo di prostrarti. La contrarietà del maligno pretende che per essere padrone devi essere schiavo, per possedere le cose devi rinunciare alla tua dignità, e per questo è caratterizzata dall’umiliazione e dal degrado della unicità della creatura. Ti prostri e ti guardo con occhi di sufficienza. È così «Per avere, prostrati!» , possedere in questa vita sembra garantirci la certezza di essere al sicuro. Per il possesso muoviamo guerre e passioni interiori dimenticando che il possesso apre il cuore a una schiavitù. È bello possedere come tesoro inestimabile Dio, lui che non mi chiede sottomissioni ma permette che nel mio cuore sgorghi lode e gratitudine per i benefici che opera nella mia vita! Nel Vangelo di questa domenica segna il percorso quaresimale come necessità di un cammino che porti il mio cuore ad avere solo Lui, il Signore, come ragione della mia vita.

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