Prima il tampone: resta in ospedale l‘ospite della Casa di riposo

In Sardegna le case di riposo si sono dimostrate, insieme agli ospedali, l’anello debole durante l’emergenza coronavirus in corso ma neanche le vicende di Sassari e Bitti sembrano – nonostante le rassicurazioni del presidente della Regione Christian Solinas ribadite ieri sera nella quotidiana conferenza stampa in videoconferenza – insegnare niente neanche alle istituzioni, a partire dalla Assl di Nuoro. Solo l’intervento del sindaco di Siniscola, Gianluigi Farris, ha infatti bloccato ieri la dimissione di un’anziana ospite della Casa di riposo Giovanni XXIII ricoverata da due settimane al “San Francesco”: il primo cittadino ha fatto rilevare che alla donna di u89 anni non era stato effettuato il tampone preventivo eppure proprio l’ospedale si è dimostrato nelle settimane scorse una fonte di contagio, prima con un medico risultato positivo e poi 18 tra medici e infermieri oltre a un malato che si è dimostrato positivo una volta trasferito a Tempio.

Proprio la situazione nelle case di riposo parrocchiali è al centro dell’attenzione della Diocesi.  Il vescovo Antonello è in costante contatto  con i parroci di Bitti, Siniscola, Orani e Orotelli impegnati in un grande sforzo, con il supporto del personale, volontari e Caritas, per tutelare gli ospiti.Un’attenzione particolare che va oltre anche gli stessi protocolli di sicurezza che purtroppo a Bitti non è stata in grado di evitare un contagio che, comunque, sarebbe avvenuto all’esterno della struttura e per cause non dipendenti né dai responsabili della casa di accoglienza né dello stesso ospite contagiato che ha poi esteso l’infezione a 18 ospiti su 21 e cinque dipendenti su 14, provocando una mobilitazione sfociata anche in una sottoscrizione popolare aperta dal versamento di diecimila euro della diocesi (https://www.ortobene.net/battere-covivirus-sottoscrizione-la-casa-riposo/).

Restano, nonostante i provvedimenti adottati, le preoccupazioni di cui si è fatto interprete anche il parroco di Siniscola don Salvatore Orunesu che, come presidente e legale rappresentante della Casa di riposo “Papa Giovanni XXIII”, ha inviato una lettera al responsabile dell’Unità di Crisi Locale Fiorenzo Delogu per chiedere che «vengano fatti i tamponi preventivi ai trenta ospiti e ai 18 lavoratori dipendenti al fine di conoscere eventuali contagi da Covid-19»,

Manifestando «tutta la solidarietà per il lavoro straordinario che siete stati chiamati a fare», e ribadendo la sua «disponibile a collaborare per il bene della comunità», don Orunesu motiva la richiesta dello screening «vista la grave emergenza sanitaria; la fragilità dei trenta ospiti anziani e malati; il pericolo di contagio anche per il personale paramedico (infermiere, Oss, assistenti ausiliari) e quanto è accaduto nella struttura omologa di Bitti».

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