Taloro, l’eccellenza del calcio barbaricino

C’era la lira, il mondo non aveva ancora conosciuto la paura dell’undici settembre, e il movimento dilettantistico isolano aveva visto emergere altre due realtà del calcio barbaricino, la Corrasi e la Bittese. Stagione sportiva 1999-2000, il Taloro al termine di un lungo duello col Thiesi saliva in Eccellenza. Ma nessun gavoese, anche il più ottimista, avrebbe mai pensato che 18 anni dopo quella squadra capace di conquistare il massimo campionato regionale, sarebbe stata ancora lì in alto, in grado di portare in bacheca anche una Coppa Italia, un titolo regionale juniores e soprattutto i complimenti e gli applausi di tutti, come esempio di gestione sportiva e attaccamento ai colori sociali. Allora come oggi c’era Romano Marchi, gavoese, classe 1977, un giovane portiere di belle speranze, che, oggi, dopo aver spento le 40 candeline con una famiglia e un figlio che potrebbe raccoglierne l’eredità, ha appeso i guanti al chiodo e del Taloro è diventato l’allenatore. Con lui ripercorriamo questa splendida storia di sport con la speranza che offra ancora capitoli positivi.
Il tuo ricordo della prima partita del Taloro in Eccellenza.
«Era il 2000 e la nostra avversaria era l’Arzachena, fa un po’ impressione che oggi Arzachena sia in Lega Pro, ma questo sta a significare che il Taloro in questi anni escludendo il Cagliari ha affrontato il meglio del calcio sardo! Ma ritornando alla domanda dico che è difficile spiegare cosa fosse l’Eccellenza per Gavoi, già la Promozione a suo tempo era una categoria importante figuriamoci l’Eccellenza… quella fu una giornata storica per il Taloro e per la cronaca la partita finì 0-0».
Quali allenatori hanno lasciato il segno?
«Il Taloro e Gavoi ha sempre avuto un grande merito quello di prendere le cose positive da tutti coloro che arrivavano da fuori, e ogni mister ha lasciato qualcosa di buono, e ci hanno aiutato a crescere, iniziando da Nino Cuccu colui che ci ha traghettato in Eccellenza, Pietro Corrias e il suo Chievo di Sardegna, Vincenzo Fadda con la Coppa Italia, Matteo Solinas con una salvezza miracolosa, Franco Dessolis, tre anni di conferme, Marco Marchi il primo mister gavoese in Eccellenza, Ivan Cirinà con i play off per finire con Pippo Zani e Franco Cottu. Tutti hanno portato qualcosa e credo che anche il Taloro a tutte queste persone abbia restituito tanto».
Le partite più belle?
«Durante i tantissimi anni abbiamo fatto tante partite bellissime e per diversi modi fondamentali per la crescita della società, se ne devo citare una la mia scelta cade su Taloro-Atletico Elmas, perché forse è stata il primo squadrone che si è visto a Gavoi. Era una squadra ricca di individualità pazzesche, giocare con certi giocatori era la realizzazione di un sogno, la partita finì 4-0 per noi e ci diede la consapevolezza che tutto era possibile e fu una grande spinta verso la prima storica salvezza».
Come si organizza la raccolta fondi?
«Il Taloro è un patrimonio di Gavoi, ha avuto tante società tanti presidenti ma tutti avevano una certezza, che dietro di loro c’era un intero paese che con tanti piccolisforzi è riuscito ed ancora con tante difficoltà riesce a tenere una squadra in Eccellenza! Questo per me per lo staff e per tutti i giocatori deve essere motivo di grossa responsabilità per cercare di dare sempre il massimo».
Quante persone ruotano intorno alla Polisportiva?
«Attorno al Taloro c’è tutta Gavoi! Ci sono anche coloro a cui il calcio non piace, c’è anche chi esprime una critica verso la squadra o verso la società, perché si cresce anche con le critiche. Ci sono persone che hanno fatto 30 anni di dirigenza, sono loro, non i tanti giocatori non i tanti allenatori, ad essere i reali artefici e protagonisti di questa bellissima avventura».
Tre aggettivi per descrivere i gavoesi.
«Gavoi come tutta l’Italia sta attraversando un momento difficile, Gavoi è sempre stato un luogo centrale e importante di un intero territorio. Oggi le cose stanno cambiando ma mi auguro che si possa ritornare a quella centralità che un po’ stiamo perdendo. I tre aggettivi che mi vengono in mente sono ospitalità, competenza e lungimiranza. Le persone più grandi ci hanno dato una grande eredità ora sta a noi lavorare».
I valori a cui ti ispiri.
«Per me lo sport è stato una scuola di vita mi ha insegnato tantissimo, mi ha insegnato il valore del sacrificio del lavoro, il rispetto del prossimo sia che questo fosse un compagno o un avversario. Mi ha insegnato il valore della meritocrazia, dell’altruismo e della competitività, mi ha insegnato a stare con gli altri. I risultati si ottengono solo ed esclusivamente col sudore della fronte e le scorciatoie non portano da nessuna parte. I miei valori sono quelli dello sport, e questi valori cercherò di trasmettere a mio figlio».
Giocatore, allenatore, tifoso, quale più difficile?
«Sicuramente il più facile è il tifoso, perché il tifoso ha sempre ragione, ha ragione nella formazione, nelle sostituzioni, in tutto, anche perché spesso queste scelte le fa dopo il novantesimo. Ma a Gavoi abbiamo dei grandi tifosi che ci stanno vicini sempre e ci fanno sentire importanti nella nostra piccola realtà. Il più bello è il giocatore perché deve pensare solo a sé stesso e a fare ciò che più gli piace, giocare a calcio. E se si parla di “giocare” a calcio è perché non si deve assolutamente perdere il senso ludico della cosa. Il ruolo più complicato è l’allenatore, perché da fuori sembra facile ma non lo è per niente».
Il campo di Maristiai perché ti piace?
«Dopo una trentina di anni di calcio posso dire che il Maristiai è la mia seconda casa, è il posto dove sono cresciuto e che ha contribuito alla mia formazione sportiva ed umana. Credo che questo possa bastare per motivare il motivo per cui il Maristiai mi piaccia».
Un messaggio ai tifosi.
«Ai tifosi chiedono che non perdano la passione e la voglia di seguirci, che siano presenti nelle vittorie e nelle sconfitte e che siano sempre uno stimolo per tutti noi a fare sempre meglio. Che mi aiutino a trasmettere a tutti i giocatori quanto sia bello ed importante indossare questi colori. Noi ce la metteremo tutta per fare massimo ma il Taloro non può esistere senza la passione dei nostri tifosi».

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La storia. 70 anni in crescendo

Il calcio organizzato nasce a Gavoi nell’anno 1948 con la fondazione della società denominata Aurora, alla cui presidenza viene eletto il farmacista dottor Raimondo Cichi. La squadra con alterne fortune partecipa a vari campionati.
Nell’anno 1958, anche per l’interessamento di varie persone impegnate nella costruzione della diga sul lago di Gusana, sulle ceneri della disciolta Aurora, nasce una nuova società denominata Taloro. Alla presidenza della neonata società viene eletto il dottor Mario Useli e vice presidente il parroco don Angelo Serusi. Da segretario funge l’insegnante Antonio Schirra, da cassiere Vittorino Marchi, impiegato Comunale. La Società incarica quale direttore Tecnico Nando Satta, giocatore con trascorsi professionistici.
La Società Polisportiva Taloro partecipa con discreta continuità a vari campionati regionali. Alla fine degli anni Sessanta crea anche il settore giovanile soprattutto per merito di Giovanni Pira e del vice parroco del periodo don Truzzu.
L’attività della squadra si svolge nel campo di Sa Serra, costruito e sistemato soprattutto per l’interessamento dei dirigenti e dei giocatori della società stessa. Agli inizi degli anni Settanta viene costruito il nuovo campo a Maristiai e l’attività si trasferisce nel nuovo impianto.
Il Taloro vince il campionato di seconda categoria della stagione 1988/1989 e nella stagione 1989/1990 partecipa al campionato di prima categoria con alla presidenza Romano Lavra e allenatore Francesco Mingioni.
Nella stagione 1994/1995 viene chiamato ad allenare la squadra Gianni Coccone e il Taloro vince il campionato di prima categoria con alla presidenza Salvatore Buttu.
Nella stagione 1999/2000 la formazione gavoese allenata da Nino Cuccu vince il campionato di Promozione girone B e viene promossa, per la prima volta nella sua storia, al campionato di Eccellenza.
Nella stagione 2001/2002 sotto la presidenza di Andrea Pira la formazione allenata da Pietro Corrias conquista uno storico quinto posto.
Nella stagione 2010/2011 sotto la guida di Vincenzo Fadda arriva la storica vittoria della Coppa Italia ai danni del Tortolì nella finale a Dorgali vinta ai calci di rigore. La squadra, per la prima volta nella sua storia, partecipa agli spareggi nazionali con gara di andata e ritorno contro il Marino, squadra laziale. A Gavoi il Taloro pareggia 0 a 0, mentre a Marino perde di misura 2 a 1. Alla trasferta partecipano numerosissimi tifosi del Taloro e nonostante la sconfitta e la eliminazione è festa grande.
Nella stagione 2012/ 2013 la squadra Juniores guidata da Franco Cottu vince a Samugheo contro il Sanluri il titolo regionale e rappresenta la Sardegna alle finali nazionali nel Lazio.
Nella squadra del Taloro hanno sempre militato e militano giocatori della Barbagia con rappresentanza di Nuoro, Ollolai, Ottana, Orune, Oliena, Sarule, Lodine, Fonni, Orani, Oniferi, Olzai, Mamoiada, Orgosolo, Ovodda, Tonara, Teti. Uno su tutti Roberto Mele che per la sua lunga militanza con il Taloro è stata insignito della cittadinanza onoraria. (pri .ma.) Rielaborazione da Taloro.it