Suor Dorothy Stang: un sacrificio per l’ambiente e per gli ultimi

Questo periodo storico verrà ricordato per i tumulti politico-sociali e per i movimenti internazionali e trasversali tra i quali “Fridays For Future”, in difesa dell’ambiente contro i cambiamenti climatici dettati da un sistema economico- produttivo rapace che, paradossalmente, continua a far arricchire i potenti ed a marginalizzare ed impoverire gli ultimi della Terra. Per questo è importante non ridicolizzare le prese di coscienza collettive, soprattutto giovanili e civili, che riportano l’attenzione pubblica su questioni ambientali tutt’altro che secondarie: infatti, senza la salute dell’ambiente, non ci potrà essere futuro né per noi, né per le nuove generazioni.
Sono purtroppo numerosissimi i martiri delle lotte prima di tutto sociali e politiche volte alla conservazione del patrimonio naturalistico e di quello umano nel Mondo: tra loro, anche alcuni dimenticati come la suora Dorothy Stang, uccisa barbaramente per aver sempre voluto difendere i poveri e gli emarginati dell’Amazzonia, ancor oggi sotto attacco delle potenze economiche e militari spalleggiate dal governo Bolsonaro. Suor Dorothy, dell’ordine di Nostra Signora di Namur, credeva nei diritti umani e nella forza degli ultimi ancor prima di dedicare tutta la sua vita ai poveri delle zone rurali amazzoniche brasiliane. Allo stesso tempo, condividendo tutto con i nativi, era fortemente convinta del fatto che la lotta alla povertà dovesse andare di pari passo con quella per la conservazione di un ecosistema tanto fragile quanto fondamentale per tutta l’umanità. L’attivismo di suor Dorothy era malvisto e mal sopportato da cittadini statunitensi come lei, ma impegnati nella tutela delle loro ricchezze ed interessi a scapito delle popolazioni locali: mentre Dorothy Stang si prodigava per illustrare ai civili i benefici dell’industria sostenibile e dell’auto-sostentamento, i plenipotenziari delle industrie del legname ed i grandi coltivatori per la produzione di mangimi per animali cominciarono a tramare anche contro di lei, come da prassi con tutti gli attivisti oppositori.
Nel 2005, suor Dorothy aveva ormai 73 anni: nonostante ciò, le minacce da parte delle milizie al soldo dei ricchi imprenditori americani erano all’ordine del giorno per lei, nemica giurata dei latifondisti e dei trafficanti di legname e volenterosa operatrice nel contrasto alla povertà mediante la conservazione degli ambienti nativi e naturali delle popolazioni amazzoniche. Nemmeno le intimidazioni riuscirono a fermare la suora che, con coraggio, decise di denunciare l’imprenditore brasiliano Vitalmiro Bastos de Moura alle autorità locali, peraltro spesso colluse con le stesse milizie al soldo dei trafficanti internazionali. Suor Dorothy era certa che Moura fosse il mandante di una serie di incendi dolosi volti a distruggere il terreno, rendendolo adatto alla coltura di mangimi destinati agli animali negli allevamenti intensivi distribuiti tra il Sud ed il Nord America. L’atto della religiosa fu visto come provocazione inaccettabile da parte di chi, anziché tacere dinanzi alla distruzione ed alle ingiustizie sociali, vi si opponeva con tutta la forza e gli strumenti educativi e legislativipossibili.
Il 12 febbraio 2005, mentre suor Dorothy si recava in visita, come suo solito, ad alcune famiglie di agricoltori con le quali aveva lavorato, venne fermata da un commando di uomini armati: le cronache di ricostruzione postuma dell’accaduto hanno fatto arrivare a noi scarne informazioni che possiamo solo cercare di riportare in maniera più fedele possibile. I due uomini armati che bloccarono la strada a suor Dorothy esitarono solo qualche attimo nel vedere questa piccola grande donna di 73 anni che, davanti ai loro strumenti di morte, cominciò a leggere alcuni versetti della Bibbia. Nemmeno questo gesto di lotta, pacifico e dirompente allo stesso tempo, servì a fermare la brutalità di quella milizia serva dei padroni locali: infatti uno di loro, improvvisamente,sparò a suor Dorothy dando inizio ad una vera e propria esecuzione. La religiosa si accasciò sulla terra di un sentiero amazzonico, la stessa che aveva strenuamente difeso, trafitta da un colpo al ventre, uno alle spalle e quattro alla testa. L’esecuzione, crudelmente simbolica come tutte quelle degli attivisti locali che si schierino in difesa dell’ambiente e delle popolazioni continuamente abusate dagli interessi di imprenditori e politici senza scrupoli, diede vita ad un’inchiesta che portò all’accusa di Vitalmiro Bastos de Moura, denunciato dalla suora poco tempo prima della sua morte. Dopo l’assoluzione in primo grado, seguita da non poche polemiche da parte dell’opinione pubblica, Moura fu condannato in appello per omicidio a 30 anni di carcere. Il vuoto lasciato da suor Dorothy nel Brasile amazzonico è stato immenso tanto quanto la sua eredità umana e sociale: per questo, anziché stigmatizzare le lotte popolari in favore dell’ambiente, dovremmo impegnarci nel dare risalto alle migliaia di uomini e donne, nativi e non, che, ogni giorno nei polmoni del Mondo, cercano di arrestare la distruzione e le persecuzioni. Perché l’esempio di suor Dorothy, così come quello delle migliaia di attivisti sacrificati e dimenticati, rappresenterà sempre una luminosa guida per la difesa dell’ecosistema. E, quest’ultimo, non è altro che la casadell’umanità intera.

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