«Stai sempre dalla parte degli ultimi»

Grande festa, tanta emozione e tanta speranza domenica 10 settembre a Orgosolo per la prima Santa Messa celebrata da don Giovanni Cossu. Pubblichiamo, nell’ordine in cui sono stati pronunciati, il saluto del sindaco Dionigi Deledda, l’omelia di don Totoni Cossu, zio e padrino del neo sacerdote, una riflessione dell’ex parroco di Orgosolo e attuale parroco di Dorgali don Michele Casula e il saluto del parroco di Orgosolo don Antonello Corrias.

Il saluto del sindaco Dionigi Deledda

Buongiorno a tutti e ben trovati nella casa del Signore. L’8 di settembre 2017 è stato ordinato sacerdote, oggi 10 settembre 2017 don Giovanni Cossu presiede per la prima volta l’Eucarestia nel suo paese, davanti alla sua comunità, alla sua gente che gli mostra concretamente vicinanza, condivisione ed affetto. Sono felice di partecipare alla prima messa di don Giovanni e pregare insieme a voi. A Cagliari per l’accolitato, a Nuoro per il diaconato ed in occasione dell’ordinazione sacerdotale ho preso dalle sue mani l’ostia. Oggi la prenderò convintamente per la quarta volta, ma stavolta l’atto della pronuncia della consacrazione di quell’ostia e quindi del corpo di Cristo che è nostro nutrimento spirituale, avviene da don Giovanni Cossu. È una cerimonia solenne e commovente, tanti di noi lo ricordano ragazzino ed oggi lo ritroviamo sacerdote, guardatelo come è cresciuto ed in che modo è cresciuto. È un orgoglio ed un onore per la sua famiglia, per i parenti, per la comunità parrocchiale e per tutto il paese.

Prima Messa don Cossu: i familiari

Un segno di gratitudine lo devo proprio alla comunità di Orgosolo che evidentemente possiede un terreno fertile nel quale nascono e crescono tali vocazioni. Forse più che un terreno fertile è un giardino considerato che un centro di 4200 anime annovera 11 sacerdoti e 6 seminaristi, ai quali porgo un affettuoso saluto. Probabilmente deteniamo il primato nazionale in base agli abitanti e ciò non credo possa passare inosservato o non essere preso in debita considerazione sia dalle autorità civili, militari ed ecclesiastiche. Cristo ha scelto Giovanni, e come ha detto il Papa, lo ha reso simile a lui. Da oggi con coraggio e determinazione è al servizio degli altri. Oggi sei una persona nuova, diversa, hai una missione, una strada tracciata. Sei don Giovanni! Ma un don Giovanni che deve conquistare fedeli ed adepti alla dottrina cattolica ed alla Chiesa predicando il vangelo ed insegnando la fede cattolica stando in mezzo alla gente. Hai dei compiti precisi ed importanti da assolvere. Mi permetto di ricordarne tre. Mi ispiro e cito papa Francesco che dice il primo compito è quello di pregare e il secondo evangelizzare, cioè ascoltare con fede e con amore la Parola di Dio. Solo dopo ciò il sacerdote può predicare. Un insegnamento di Giovanni Paolo II dice che il ministero ordinato può essere assolto solo come “opera collettiva” è necessario essere sacerdoti “insieme” in comunione col Vescovo e con i confratelli sacerdoti. Papa Benedetto XVI diceva che bisogna essere preti con i laici e per i laici. C’è un nuovo rapporto con i fedeli laici che non sono solo dei collaboratori ma la loro è «un’operosa corresponsabilità».

Foto Simone Littarru

Ora sei Pastore del Popolo di Dio e presiedi le azioni di culto, quindi sii messaggero di Cristo e del vangelo. Porta conforto, sorridi, consola chi vive momenti difficili, soffermati e guarda chi soffre, sii gentile, premuroso e paziente. Fai sognare dando speranza, trasmetti sicurezza, gioia e felicità. Sii paladino di pace e giustizia. Sii calmo e riflessivo, non arrabbiarti. Papa Francesco dice che «Lo stato di arrabbiamento non è del Signore e porta tristezza e disunione». Sii misericordioso: il tuo compito è servire seguendo l’esempio del Buon Pastore. Pastore del popolo di Dio. Per cui, seguendo gli insegnamenti papali, vivi sempre ciò che insegni! Mettici cuore e passione e vedrai che riuscirai a trasmettere emozioni. Devi infondere decisione ed essere forte e si è forti quando si ammettono le proprie debolezze non quando si calpestano quelle degli altri. Dovrai affrontare e risolvere tanti problemi, per cui non cercare il colpevole ma la soluzione. E quando non trovi la soluzione, pensa che forse non hai messo a fuoco il problema. Ti faranno domande e dovrai dare risposte, rispondi sagacemente anche a chi ti tratterà in modo irriverente. Aiuta sempre chi è in difficoltà, malati, anziani, carcerati, chi è pessimista e triste e vede tutto nero. A questi insegna ad accendere una candela non a maledire il buio. Non scoraggiarti mai. Totò diceva «non ho paura è il coraggio che mi manca». È difficile a volte superare le paure perché le paure sono tante mentre il coraggio è uno solo . Si suole dire che un timido ha paura prima del pericolo, un codardo durante, un coraggioso dopo. Quindi tu abbi paura dopo e continua con coraggio la tua strada. Tu hai la Fede che ti sorregge e fa superare tutte le paure. So che dovrai tornare a Roma a studiare: come ha detto il sacerdote che ti ha presentato al vescovo  monsignor Mosè Marcìa continua ad essere puntuale, porta la Croce di Cristo e ricordaci nelle tue preghiere. Concludo semplicemente dicendoti : rivoglio bene, ti abbraccio Giova’

L’omelia di don Totoni Cossu

Il vescovo per l’ordinazione di tre sacerdoti, una settimana dopo l’altra, ci sta proponendo un’omelia in tre puntate e noi, abituati a seguire i buoni esempi, oggi stiamo facendo altrettanto: ha iniziato Dionigi, ora tocca a me e poi sarà la volta di don Michele.

Con il cuore grato al Signore e un forte senso di emozione per il dono fatto alla nostra chiesa diocesana e parrocchiale della ordinazione di Giovanni, condividiamo una breve riflessione che ci possa aiutare a celebrare bene questa liturgia ma soprattutto poi, una volta terminata, a viverla bene nel nostro oggi, nel nostro quotidiano. Il Signore ci sta parlando attraverso la Parola di questa XXIII domenicaci ha fatto proclamare,ma anche attraverso l’avvenimento della ordinazione sacerdotale e prima messa di Giovanni. Insieme ci siamo esortati a vicenda affermando con convinzione come versetto al salmo responsorialeAscoltate oggi la voce del Signore”. Ascoltare e mettere in pratica la sua parola è vita per il credente, perché essa, come dice il salmista, è “lampada ai nostri passi, luce sul cammino”. La fedeltà a Dio, prendendo seriamente e responsabilmente la sua Parola, mi sembra in sintesi la prima sottolineatura da fare. Dio è misericordia; Dio è comprensione e perdono. Ma Dio è anche esigente radicalità di scelte; Dio è fedele  e noi dobbiamo obbedire alla sua volontà. Il profeta Ezechiele nella prima lettura ci ricorda la grave responabilità che pende sul nostro capo: «Io domanderò conto a te».
Nel battesimo, dice san Paolo (1 Cor. 3,23), ognuno di noi non appartiene più a se stesso e tanto meno ad altri. Non si è di Pietro, di Apollo o di Paolo stesso ma si è «di Cristo e Cristo è di Dio». Appartenere a Cristo significa essere messi come sentinella, sentire la parola dalla sua bocca e avvertire gli altri. Se questo vale per ogni battezzato quanto più si deve intendere per il Sacerdote. Tu Giovanni l’altro ieri sei stato ordinato e consacrato, appartieni alle cose sacre, sei pienamente e per sempre di Dio. Rispondendo al Vescovo hai affermato, certo con gioia ed entusiasmo ma penso anche con un pizzico di tremore, di «voler essere sempre più strettamente unito a Cristo sommo sacerdote, che come vittima pura si è offerto al Padre per noi, consacrando te stesso a Dio insieme con lui per la salvezza di tutti gli uomini». Come nella comunità di Antiochia lo Spirito Santo ha preteso (Atti 13,2) che Barnaba e Saulo fossero riservati per l’opera alla quale erano chiamati, così qui il Signore ha chiesto a questa comunità di Orgosolo che tu, fra tanti ragazzi e giovani, fossi riservato esclusivamente per la missione che Lui stesso, tramite la Chiesa, ti affida. Il sacerdote è l’uomo di Dio: egli è «preso fra gli uomini, viene costituito per il bene degli uomini nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati» (Ebrei 5,1). Il sacerdote come uomo di Dio è colui che prega, che passa il giusto tempo davanti al Santissimo, che con il santo rosario in mano invoca la Madonna. È colui che prepara con attenzione e celebra con cura la liturgia; che legge, riflette, studia la Parola e che, attuandola e vivendola personalmente, la porge agli altri. Questa parola che talvolta può sembrare difficile, dura ma che è sempre vera, da annunciare quindi con fedeltà e verità. Essere uomo di Dio non è mai intimismo, chiusura in se stesso e rifiuto degli altri. La nostra è la fede dell’Incarnazione, di Dio che in Cristo si fa uomo, viene a condividere con l’uomo la sua storia. Quanta gioia nel cuore nel leggere le parole di san Paolo quando afferma che «Gesù… pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce» (Ef 2,6-8). Come lo scrittore sacro vorrei invitare tutti a richiamare alla memoria del cuore le proprie esperienze personali in cui ognuno ha sentito, provato profondamento la vicinanza di Dio: «Infatti quale grande nazione ha la divinità così vicina a sé, come il Signore nostro Dio è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo?» (Deut. 4,7). Il Vangelo di oggi presenta il dovere di vivere, da parte di ogni cristiano, il comandamento dell’amore, della carità nella forma della correzione fraterna. Se la carità vale per ogni cristiano quanto più per il sacerdote che nell’amore per gli altri deve consumarsi.

Foto Simone Littarru
Carissimo Giovanni non ti appartieni più, diventando sacerdote sei diventato «proprietà degli altri, della gente, in particolare dei piccoli, dei poveri, degli ultimi». Ti vorrei passare come augurio il fotogramma di un ricordo che, con gioia, porto nel cuore. Tra i poveri senza fissa dimora che venivano alla mensa nella mia missione argentina c’era un giovane alcolizzato di nome Vincente. Dopo diversi anni che non lo vedevo, una volta, nel novembre del 2013, si presenta in chiesa, proprio durante la celebrazione delle cresime e, al segno della pace, sale fin sull’altare e mi abbraccia con forza. Il segno delle sue mani, chissà da quando non vedevano acqua (eppure non era anno di siccità lì a Santa Rosa), rimangono stampate sul mio camice bianco, bagnato per il sudore. Diventando sacerdote non sei più tuo, di tuo padre, di tua madre, della tua famiglia, non sei più solo dei tuoi cari. Diventando sacerdote appartieni all’abbraccio di tutti i Vincente che il Signore metterà sulla tua strada. Sei un sacerdote, non un impiegato e allora abita in parrocchia per essere sempre disponibile, non staccare il telefono per non essere disturbato, passa il tuo tempo in mezzo alla gente, «pastore con odore di pecore» per dirla con papa Francesco. Relazionati con tutti secondo le parole dell’Apostolo: «…un anziano…come fosse tuo padre; i più giovani come fratelli; le donne anziane come madri e le più giovani come sorelle, in tutta purezza» (1 Tim 5,1-2).
Ama il Signore Gesù servendolo nel povero che tende la mano aspettando un aiuto, nel vecchio allettato che andrai a trovare portandogli i sacramenti, nel bambino che implora con gli occhi e attende il tuo abbraccio per sentirsi tranquillo e sicuro. Gesù è nel giovane che saprai ascoltare con pazienza perché disperato non sa quale strada percorrere, nelle parole di conforto che dirai dinanzi alle lacrime della mamma che piange per il figlio ribelle è andato via di casa, sbattendo la porta. Sii accanto a chi è triste è sconsolato perché ha perso il lavoro, al pastore che per le bizzarrie del tempo vede compromesse le proprie annate rischiando di perdere ogni cosa. Tutti siano uguali ai tuoi occhi e abbiano posto nel tuo cuore, ma la tua preferenza sia sugli ultimi. Anche tu dovrai essere, in questo nostro tempo così ingiusto, «padre degli orfani e difensore delle vedove» (Sal. 68). Come il profeta Amos con franchezza e coraggio dovrai richiamare i novelli-moderni “spensierati di Sion” che beatamente se la godono facendo finta di non vedere il povero Lazzaro del nostro tempo che aspetta almeno le briciole. Con San Vincenzo ricorda sempre al tuo cuore che «i poveri sono i nostri benefattori» e con Sant’Ireneo che «la gloria di Dio è l’uomo vivente». L’altro ieri, iniziando il triduo di preparazione, don Alessandro ci ricordava la felice coincidenza di questa data del 10 settembre: è il giorno della chiamata, la seconda, di Santa Teresa di Calcutta, a essere nella Chiesa e nel mondo “suora della carità”. Leggo questa tua prima Messa, proprio nel suo giorno, come un segno della Provvidenza affinché tu sempre sii a fianco dei poveri e degli ultimi.
 
Nella tua preghiera domanda ogni giorno al Signore la grazia della parresia perché ti sia chiara la missione profetica di non tacere di fronte ai soprusi, alle ingiustizie, alle violenze perpetrate contro i poveri. Perché sappi sempre intervenire con coraggio ogni volta che viene lesa la dignità dei poveri o violati i loro diritti. «Perché – come diceva don Tonino Bello – non abbi a tremare di fronte alle minacce e parli sempre con franchezza senza operare tagli sull’interezza della Parola e senza praticare sconti sul prezzo della copertina, quando i diritti di Dio vengono subordinati agli innumerevoli idoli che pretendono il suo posto». Con il “Grazie” al Signore, mi sia consentito esprimere la personale riconoscenza e gratitudine a questa comunità parrocchiale di Orgosolo perché se Giovanni è sacerdote, così come nel passato è stato per noi, tanto lo si deve anche alla vostra opera. Grazie carissimi compaesani perché per le vocazioni ogni giorno voi pregate; Grazie perché con simpatia e affetto guardate a noi sacerdoti e insieme Pietro, Rosario, Roberto, Alessandro, Giovanni, Antonio Nicola, nostri attuali seminaristi; Grazie perché nonostante le nostre fragilità e debolezze ci volete bene e continuate a sostenerci.
In Paradiso adesso immagino Banne e Zizzu, nostri fratelli che tanto aspettavano questo giorno, “a istoria” con Giovannino e Bovoreddu, nostri giovani sacerdoti di Orgosolo, che troppo presto ci hanno lasciato. Mi sembra di vederli che commentano questa nostra celebrazione e, celebrando la liturgia celeste, fanno festa con noi. E insieme a loro la Beata Antonia che sorride felice della nostra gioia: sia Lei ad intercedere ogni grazia e ogni benedizione per Giovanni e tutti noi.

La riflessione di don Michele Casula

Augurandoti Giovanni di continuare a sorridere, di essere e mostrarti come un prete felice e gioioso, vorrei portare una piccola testimonianza, di quando secondo me ha iniziato a manifestarsi il disegno di Dio nei tuoi confronti. Non te l’ho mai detto prima perché altrimenti ti saresti montato a testa, ma nel 1999, in un momento doloroso  (l’uccisione di don Graziano Muntoni, n.d.r.) venne a condividere con noi quel dolore il cardinale Ersilio Tonini che durante un incontro con i giovani, nel nome del rapporto speciale che aveva con i ragazzi, chiese di dialogare direttamente con uno di loro. Giovanni aveva otto anni e si fece avanti confrontandosi con una serenità e un’appropriatezza eccezionali e senza nessun timore. «Questo è un bambino eccezionale», commentò a bassa voce Tonini. Ecco questo, forse, è stato il primo segno, il seme di una vocazione che ha trovato terreno fertile in famiglia e nella risposta della comunità. Perché le vocazioni dipendono in parte anche da ognuno di noi e voi orgolesi, come comunità, avete sempre curato questo aspetto in vari modi, a partire da un’Azione Cattolica stupenda. Ve lo dico non come dovere ma come esigenza: grazie comunità feconda di Orgosolo per i tanti doni che sei capace di donarci. Grazie.

Il saluto del parroco don Antonello Corrias

Foto Simone Littarru

Non mi sono preparato nessun discorso ma visto che ha parlato il sindaco, don Totoni ci ha offerto una riflessione sulla Parola di Dio e così don Michele, allora approfitto anch’io per dire due parole. Grazie Signore per il dono del sacerdozio di Giovanni: finalmente il tanto atteso giorno è arrivato. Caro Giovanni, sii un sacerdote santo. Farai i conti certo con la fragilità umana, non siamo certo super-eroi, però siamo sacerdoti in cammino e cerchiamo così di vivere nel nostro piccolo il Vangelo.Credo che un segnale oggi Giovanni ce lo ha dato: li tirada manu vona, a battiu finas s’abba. Tutta l’estate abbiamo provato con sant’Isidoro, le abbiamo provate tutte contro la siccità, ci voleva un sacerdote novello per portare la pioggia. Ecco, questo è il segno della provvidenza di Dio. Diciamo quindi grazie al Signore e a Maria Santissima che ci accompagna e ci prende per mano. Diciamo anche grazie tutte le persone che in questi giorni hanno collaboratori per pulire la chiesa, tenerla in ordine. Non sto qui a fare i nomi… Siete una comunità sensibile, una comunità che lavora, una comunità in cammino. E allora da quasi ex parroco (don Antonello è stato trasferito a Budoni e a Orgosolo sarà sostituito da don Salvatore Goddi) vorrei dirvi continuate così, anche voi eh, imbalsamati come questi due giorni (rivolto ai ministranti), continua così, bravi. Auguri Giova’.

 

 

 

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