Sposi in Terra Santa

Posare i piedi sulla Terra Santa e chinarsi a baciarla, diventa un gesto naturale e istintivo, carico di commozione e di amore.
Dall’aeroporto di Tel Aviv al monte Tabor, dal lago di Tiberiade al monte delle Beatitudini, nel nostro felice pellegrinaggio abbiamo vissuto momenti di estatica e silenziosa contemplazione, commenti frenetici e sguardi avidi di tutto ciò che appariva ai nostri occhi, in questo paese dello splendore che è la Terra di Gesù. I quarantasette partecipanti di Santa Lucia, Siniscola, La Caletta, Roma, Budoni, Nuoro e Cagliari, come un’unica grande famiglia, hanno viaggiato sospinti dall’ansia di vedere, toccare, ammirare e meditare sui luoghi di Gesù: «Ci sembrava di sentire l’eco delle Sue parole, di vedere i segni solenni e divini dei Suoi gesti, e della Sua divina presenza».
Da Nazareth a Petra, da Tiberiade al Tabor, dal Santo Sepolcro al Monte delle Beatitudini, il nostro spirito, e i nostri occhi ravvivavano ricordi e memorie già conosciute dalle pagine della Bibbia. Le preghiere, i canti e le lodi della fede hanno fatto da colonna sonora di un film di cui noi ci sentivamo tutti protagonisti. Chiedersi che cosa sentissero gli amici mentre ognuno camminava guardava e pregava, diventa una impresa ardua. L’arrivo a Nazareth come prima tappa davanti alla basilica dell’Annunciazione che ha spalancato le braccia ai pellegrini arrivati dalla Sardegna creando un clima di festosa accoglienza, ha richiamato tutti ai grandi eventi biblici: dall’Annuncio dell’angelo a Maria, all’infanzia e alla giovinezza di Gesù e ha portato ognuno dentro la piccola, umile, povera, antica casetta di Nazareth dove aleggia ancora la semplicità, la povertà e la grazia della Santa Famiglia.
Nella grande basilica il gruppo è stato puntuale all’appuntamento con il parroco, padre Sabbara che ha predisposto tutto per il matrimonio di Angelo Fadda e Carmen Sotgiu che hanno scelto Nazareth per coronare il loro sogno. Il parroco e il personale della parrocchia hanno offerto un’ospitalità eccezionale, mettendo a disposizione per il rito di benedizione delle nozze la Basilica superiore dell’Annunciazione che ha abbracciato con la sua ampia artistica e luminosa navata gli sposi e tutti gli amici.
La presenza di cinque sacerdoti: don Ciriaco Vedele e quattro concelebranti frati francescani, padre Isidoro, padre Antoni, padre Danilo e padre Mauro hanno conferito solennità e colore francescano al Sacro Rito e a tutto il pellegrinaggio: i canti in sardo ed in italiano, lo splendore dei costumi siniscolesi indossati dagli sposi, il loro volto luminoso e sorridente, la partecipazione gioiosa degli amici, la presenza di una folla variopinta di visitatori hanno creato un clima di festa e di gioia grande. I colori dei costumi sardi, lo squillante SI degli sposi i canti e le preghiere e il sorridente volto di tutti si sono così armonizzati mirabilmente con i colori e le luci della basilica di Nazareth.
I giorni seguenti il pellegrinaggio è proseguito nella Terra Santa, da Cafarnao a Cana di Galilea, da “Petra del deserto” con il suo unico ed incantevole fascino, per poi fare ritorno per fare come Mosè al monte Nebo a Gerusalemme con le sue immortali memorie che dal Santo Sepolcro alla Basilica della natività di Betlemme, dal Getzemani allo struggente clima del cenacolo che hanno reso unico e speciale il viaggio.
L’ascolto di numerosi brani del Vangelo, che ha ritmato i passi dei fedeli sardi, definendo il pellegrinaggio come un autentico, vivo, emozionante cammino di fede. In ognuno sono emersi sentimenti ed emozioni così personali che sarebbe una vera impresa cercare di descriverli. «La storia della salvezza di tutti noi – ha detto don Ciriaco Vedele – si è profilata passo dopo passo, in un cammino che confermava la nostra fede e dava sicurezza alle nostre speranze suscitando in tutti un incontenibile desiderio di ritornare ancora nella amata Terra Santa di Gesù».

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