Spigolature sul non dicibile in campagna elettorale

Mi capita spesso riflettendo sulla politica nostrana di rileggere una celebre favola di Jean La Fontanie. Ve la ripropongo: «Un carrozzone tirato da sei cavalli saliva su per una via erta, rotta, sabbiosa. I viaggiatori erano scesi e facevano a piedi il tratto di strada per alleggerire ai cavalli il peso e la fatica; tuttavia i cavalli sudavano e soffiavano. Sopraggiunse una mosca. “Per fortuna sono arrivata io” esclamò. E cominciò a ronzare negli orecchi degli animali, a pungere ora questo ora quello, or sul muso or sul dorso. Poi si sedette sul timone, poi si posò sul naso del cocchiere, poi volò sul tetto della carrozza. Andava, veniva, affannata, e brontolava e squillava: “Bel modo di fare! Se non ci fossi io! Guarda! Il prete legge il breviario. Quella donna canta. Quei due parlano dei loro affari. Il cocchiere sonnecchia. A darmi pena sono io sola. Tocca a me far tutto. Tutto cade sulle mie spalle. Ah che lavoro!”. Finalmente dalli e dalli, la carrozza giunse al termine della salita, dove ricominciava la via piana. I viaggiatori ripresero il loro posto; il cocchiere fece schioccare la frusta; i cavalli si rimisero al trotto. Sul tetto del carrozzone la mosca trionfava. “Li ho condotti, eh, fin quassù! Se non c’ero io!”, si lagnava. “Nemmeno grazie mi dicono. Dopo quanto ciò che ho fatto”».
La nostrana politica abbonda di mosche simili. Personaggi inventori di partiti padronali o, peggio ancora, familistici, per spacciarsi come salvatori della Patria. Hanno un seguito inversamente proporzionale alle loro ambizioni amplificate dai giornali. Se non sono mosche sono tenie o entrambe le due cose insieme. La tenia, il leader di un partito che non ha neanche le firme necessarie per la presentazione delle liste (vedi Emma Bonino) si annida in un organismo politico più grande, ne succhia il sangue (ossia i voti) poi chiede molto, troppo, frigna, minaccia ed infine cambia nutritore. Oppure pensate al “Popolo delle Famiglie” intrufolatosi nel corpaccione delFamily Day millantandone la rappresentanza. Ricordate Lamberto Dini o Mario Monti, generali privi di esercito e assemblatori di club dove tutti erano ugualmente mosche cocchiere e tenie.
Non bastando più i partiti grossi, o il loro residuo, le due specie di parassiti hanno individuato nelle istituzioni i nuovi organismi da cui succhiare. Pertanto c’è il magistrato Pietro Grasso, paracadutato alla presidenza del Senato, fondatore di partito. Le istituzioni (magistratura compresa) devono essere garanzia per tutti, non per una parte o un partito. Ecco perché hanno contribuito allo svilimento costituzionale e sociale delle istituzioni Gianfranco Fini e Laura Boldrini che da presidenti della Camera partoriscono nuovi partiti. Per non parlare di Sergio Costa, Generale di Brigata dei Carabinieri disponibile per la carica di Ministro dell’Ambiente in un governo del M5S. Ovviamente “come servitore dello Stato” (parole sue). Manco la dignità di mettersi in congedo. Se le istituzioni non le rispettano loro perché dovrebbe farlo Bachiseddu Truddaiu? Ad urne chiuse e risultati acquisiti, torneremo sul non detto per legge.

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