«Smartcatechist» al tempo della pandemia

Sabato 5 Settembre, nei locali della parrocchia del Sacro Cuore di Gesù a Nuoro, l’Azione cattolica diocesana ha proposto un interessante momento formativo indirizzato agli educatori del territorio, in risposta al bisogno di accrescere le conoscenze dei moderni mezzi di comunicazione e potenziarne l’utilizzo anche nella catechesi. È risaputo che d’improvviso, da sei mesi a questa parte, ci siamo ritrovati a dover colmare le distanze necessarie per il contenimento della pandemia con telefonini, tablet, pc… però consapevoli di essere impreparati davanti alle infinite possibilità della tecnologia e ignari dei conseguenti rischi.

A tenere l’incontro, la dott.ssa Emanuela Bussu, giovane ollolaese specializzata in Comunicazioni sociali e consulenza aziendale, la quale, alla luce delle varie esperienze di lavoro a distanza durante il lockdown, spesso difficoltose, si è rivolta agli educatori Acr e ai catechisti con l’obiettivo di semplificare e ottimizzare l’utilizzo delle piattaforme tecnologiche per il cosiddetto smartworking e poter sfruttare al meglio le possibilità offerte dalle nuove tecnologie a prescindere dal momento critico che stiamo attraversando.

Tra l’altro, per felice coincidenza, sembra quasi che i partecipanti abbiano trovato anche una preparazione spirituale alla messa domenicale dell’indomani. Infatti, in riferimento al brano evangelico odierno nella XXIII Domenica del tempo ordinario, padre Gaetano Piccolo ha scritto: «Negli ultimi anni si sono moltiplicate le iniziative per educare il nostro modo di comunicare soprattutto sui social. È evidente infatti che la comunicazione digitale abbia fatto emergere uno dei lati più oscuri della nostra personalità: la tendenza a condannare, il compiacimento nel giudizio spietato, il gusto nello spiare la caduta di qualunque altro essere umano. Questa urgenza di guarire la comunicazione si rivela ancora più necessaria quando assistiamo a veri e proprio atti di bullismo perpetrati da personalità del mondo politico, adolescenti in età adulta, che dovrebbero dare al contrario l’esempio di un rispetto dell’avversario, semplicemente in quanto persona, al di là della propaganda politica. Questa comunicazione violenta sta lacerando sempre più il tessuto sociale, ci stiamo allontanando gli uni dagli altri. Il distanziamento sociale (non solo fisico) sta diventando l’adeguata metafora del nostro tempo».

Si tratta dell’introduzione del suo commento al brano cosiddetto della “correzione fraterna”, insegnata da Gesù e tramandata da Matteo al cap. 18 del suo vangelo, ovvero l’invito ad abbandonare ogni condanna per cercare un incontro personale, chiedere l’intervento di testimoni, appellarsi alla comunità, perché l’altro è mio fratello e il suo destino, già dal presente, mi riguarda. Anche il quotidiano dei vescovi italiani, per mano di Guido Mocellin, ha dato spazio a questa originale applicazione dello studioso gesuita, rivelatasi in linea con le parole del Santo Padre arrivate poco dopo alle 12.00 del 6 Settembre durante la recita dell’Angelus: «Quando noi vediamo uno sbaglio nei fratelli, di solito la prima cosa che facciamo è andare a raccontare agli altri». Il Papa sottolinea poi le conseguenze di questo comportamento: «Le chiacchiere chiudono il cuore alla comunità, chiudono l’unità della Chiesa. Il grande chiacchierone è il diavolo, che sempre va dicendo le cose brutte degli altri, perché lui è il bugiardo che cerca di disunire la Chiesa, di allontanare i fratelli e non fare comunità».

Ultimamente, come scritto sopra, tanta cattiveria passa attraverso i media, quasi sempre a insaputa di chi è oggetto (e vittima) di scherno e derisione. Durante i lavori, la dott.ssa Bussu ha magistralmente precisato che mentre si tende a distinguere la vita virtuale dalla vita reale, non va dimenticato e non si può negare che il virtuale è reale! Non c’è differenza tra un’offesa fatta in piazza o un insulto scritto su Facebook. Anzi, il virtuale sembra ancora più reale, perché chi naviga si illude di sentirsi protetto da uno schermo o da un profilo falso e manifesta senza limiti i veri sentimenti e la sua persona. Una sottolineatura interessante e una risposta illuminante quando ci chiediamo come mai la gente sembra trasformarsi sui social e amaramente scopriamo che forse un nostro conoscente, dalla tastiera, si sta rivelando nella sua profonda identità.

Il nostro contesto non è esente da un male che non può più esser ridotto a un gioco. Basta sminuire reati di cyberbullismo, ignorando le conseguenze di ciò che oggi è anche perseguibile penalmente.

A breve il Pontefice firmerà una nuova enciclica sulla fratellanza! Saranno facilmente intuibili le ragioni che oggi dettano la riflessione sul tema. C’è bisogno di rapporti sinceri, di aiuto vicendevole, di misericordia, di tutela per le vittime, di protezione da falsità e calunnie. Un dono che se chiesto in «due o tre» nel Suo nome, ci verrà certamente concesso.