“S’Iscravamentu”, Galtellì prega come cent’anni fa

Una fede antica, consolidata nel tempo, che affonda le sue radici nella pietà popolare che si è fatta tradizione comunitaria. A Galtellì, infatti, la Settimana Santa, sere carica di suggestioni, rifugge dal rischio del consumismo anche turistico per assumere la reale dimensione di un vivere personalmente e insieme la tragedia della Passione e la speranza del Cristo che vince la morte. La dimostrazione sarà in quel rito non da seguire ma a cui essere partecipi di Venerdì Santo che saranno animati da Sos Cantores de Garteddi.

«Sarà un’occasione particolare per la comunità religiosa galtellinese perché si tratterà, sotto molti aspetti, di un ritorno a quello che era (e speriamo d’ora in poi sarà) il vivere la Fede popolare», dicono i protagonisti. A Galtellì la quasi totalità dei riti paraliturgici sono di tradizione orale, vengono tramandati di padre in figlio attraverso l’attività delle Confraternite, ma nel corso degli anni hanno subito, vuoi per l’adeguarsi dei tempi, vuoi per ragioni di tipo canonico, variazioni che hanno rischiato di far sparire alcune funzioni paraliturgiche alle quali la popolazione era ed è particolarmente legata.

Grazie alla supervisione e alla preziosa collaborazione del parroco, don Ruggero Bettarelli, quest’anno il centro baroniese potrà rivivere il Venerdì Santo così come veniva officiato quasi cento anni fa. Un risultato reso possibile grazie a un’attenta ricerca basata  sulle numerose testimonianze che in quasi trent’anni di attività Sos Cantores de Garteddi sono riusciti a raccogliere,  tramandando la memoria degli anziani che da bambini parteciparono a questi riti in vigore fino agli anni Cinquanta, sia grazie ad una prova incontrovertibile datata 1937  e stampata nella rivista di cultura “Lares” che, a firma di Luigi Deffenu, pubblicò un articolo risalente a uno studio effettuato nei primi anni Venti, che ci ha tramandato la minuziosa descrizione, senza la possibilità di interpretazioni, il rito de “S’Iscravamentu” galtellinese.

Il passo successivo de Sos Cantores de Garteddi è stato quindi il ripristinare la “pesantissima Croce” con le relative scale, e fornire la parrocchia di teli viola che dalla Quinta domenica di Quaresima coprono le statue, anche questa usanza oramai caduta in disuso e stata ripristinata da don Bettarelli. Sul piano del canto di tradizione orale, verranno seguiti tutti i canti della liturgia della Croce e del successivo rito de S’Iscravamentu. Questo anche grazie all’inserimento di diversi giovani che con passione ed impegno fanno ormai parte in pianta stabile dell’organico de Sos Cantores.

«L’esecuzione – dicono i protagonisti – coinvolge particolarmente i componenti della nostra associazione, sia per un senso di appartenenza ad una comunità religiosa, sia perché consci di avere la certezza di dare voce ed espressione a dei sentimenti di partecipazione e commozione collettiva, vivendo in primo luogo una intensa e gratificante esperienza musicale, insieme alla consapevole volontà di tenere viva una rilevante tradizione ultrasecolare del paese».

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