«Sindaco con 30 deleghe: problema di democrazia»

«Si devono dimettere davvero, non per finta», dice Leonardo Moro, ), mentre per Pierluigi Saiu (foto in alto) un sindaco rimasto solo che governa il Comune di Nuoro con l’interim di oltre 30 deleghe trasforma un problema politico in un problema di democrazia. Dalle opposizioni si spara ad alzo zero all’indomani delle dimissioni di Sebastian Cocco e Valeria Romagna. Da ieri, infatti, Andrea Soddu ha cambiato modulo, passando in prima persona dal tridente all’unica (e sola) punta, costretta a giocare a centrocampo, difesa e persino in porta. Il sindaco, infatti, si ritrova senza vice e costretto a occuparsi di Cultura e Pubblica istruzione, Programmazione e Politiche comunitarie (deleghe riconsegnate a Soddu da Sebastian Cocco, il 21/9/2016); Promozione turistico ambientale, Edilizia privata, Turismo, Spettacolo, Servizi Sociali (deleghe riconsegnate a Soddu  da Valeria Romagna il 21/9/2016); Affari generali, Risorse umane, Polizia municipale, Viabilità e traffico (deleghe già di Marcello Seddone, dimissionario dal 12/6/2018); Agricoltura, Attività produttive, Commercio, Cimitero, Verde urbano, Suape (deleghe già di Chiara Flore, dimissionaria dopo meno di tre mesi, dal 30/7/2018); Bilancio, Controllo gestione, Pianificazione urbanistica, Tributi, Patrimonio, Igiene e Qualità urbana (Giuliano Sanna, revocato dal sindaco il 30/7/2018); Lavori pubblici, Manutenzioni, Protezionecivile, Sport (Antonio Pasquale Belloi, revocato il 30/7/2018). Oggi Soddu dovrebbe presiedere un vertice di maggioranza «per riaffermare i temi fondamentali sui quali continuare l’azione di questa amministrazione comunale – ha scritto ieri in una nota (https://www.ortobene.net/azzeramento-giunta-le-dichiarazioni-del-sindaco/e dare nel più breve tempo possibile una soluzione alle difficoltà manifestate in questi mesi, certi di poter portare a termine il mandato elettorale conferito loro dai cittadini nuoresi». Uno spirito che ha il sostegno di Valeria Romagna che, confermando le dimissioni, sempre ieri, in un comunicato (https://www.ortobene.net/nuoro-le-dimissioni-valeria-romagna/) ha voluto precisare che «la mia scelta non è in nessun modo da considerarsi in contrapposizione all’operato del Sindaco né a quello di questa maggioranza che, anzi, orgogliosamente difendo e promuovo. Voglio invece sgomberare il campo da ogni equivoco – sottolinea l’ormai ex assessora – e lasciare mano libera in quell’azione fondamentale di rinnovo della giunta che garantirà il rilancio dell’ amministrazione».

Insomma, l’unico rimasto in carica il sindaco, eletto dai cittadino. e da cui discendono le deleghe assessoriali che, come fa notare Pierluigi Saiu che nei giorni scorsi ha annunciato la sua adesione alla Lega e quindi dall’opposizione rappresenta in Consiglio il movimento Salvini, «è rimasto da solo, senza governo. Eppure rimane aggrappato alla sua poltrona con le unghie e con i denti, continuando a portare avanti la farsa della ricomposizione di una maggioranza che non c’è più da mesi . I numeri in Consiglio non ci sono. Per evitare di cadere in aula, Soddu ha dovuto ritirare la delibera sugli equilibri di bilancio e poi è scappato insieme al presidente del consiglio e a quel che restava della sua maggioranza. Da ieri è senza giunta. Solo. Incollato alla poltrona. Le deleghe che Soddu adesso detiene ammontano a più di 30. Può una città come Nuoro essere governata da una persona sola? Può essere tollerato che i provvedimenti da votare (come gli equilibri di bilancio) vengano ritirati perché non ci sono i numeri per approvarli? Possiamo restare indifferenti di fronte al fatto che la giunta venga eliminata e che rimanga solo il sindaco?», si chiede il consigliere comunale della Lega sollevando un «problema che da «politico» sfocia in «problema di democrazia: e  la democrazia, le regole, le leggi non possono essere calpestate solo perché il sindaco di Nuoro non vuole mollare la poltrona. Solo perché non vuole riconoscere che non ha più i numeri per governare. La fascia che indossa non è roba sua. È nostra. È di questa città e deve restituirla.  In democrazia chi non ha il consenso della maggioranza se ne va. Soddu non ha più il consenso della maggioranza dei cittadini e nemmeno quella del Consiglio. Non può calpestare la democrazia solo perché gli piace la carica che ricopre». Nel documento di Saiu non manca un richiamo al ruolo della Regione già accusata in passato di chiudere un occhio sulle inadempienze del Comune di Nuoro sui tempi di approvazione del bilancio e degli equilibri di bilancio, con un forte messaggio di critica indirizzato anche al presidente del Consiglio comunale di cui dall’opposizione e sardisti nella maggioranza hanno chiesto le dimissioni dopo la tormentata seduta dell’11 settembre: «È gravissimo che non ci sia più una giunta. Che il consiglio comunale, grazie anche alla complicità del presidente, venga umiliato in questo modo. E se non stessimo parlando di Soddu, che in questi tre anni di governo si è sostanzialmente dimostrato incapace su tutto, ci sarebbe davvero da preoccuparsi. Dovremmo farlo noi, dovrebbero farlo le altre istituzioni. In tutta questa crisi, un po’ cialtrona e un po’ grottesca – conclude Pierluigi Saiu – l’unico che si sarebbe dovuto dimettere, vale a dire Soddu, si guarda bene dal farlo. Preoccupato più della poltrona che della città. A Nuoro c’è bisogno di un governo forte. Di un sindaco capace, che pensi al bene della città. Soddu non si è dimostrato all’altezza – conclude Pierluigi Saiu e se ne deve andare».

Durissimo anche Leonardo Moro, ex vicesindaco rieletto in Consiglio nel 2015 ma relegato all’opposizione: «Gli stratagemmi non si contano più. Pur di stare in sella si gioca con le scadenze di legge, si asautora il Consiglio comunale, si negano i gravi problemi in seno alla maggioranza e ora si utilizza lo stantio metodo delle dimissioni pilotate. Questi sono i metodi della giunta del cambiamento. Risulta ormai poco credibile ogni considerazione espressa dagli esponenti di ciò che resta della maggioranza: continuano a parlare di coalizione, di responsabilità, di vittoria elettorale, addirittura di successi. Sono completamente fuori dal mondo, immersi nella loro autoreferenzialità e incollati alle cariche. La città è invece lasciata in totale degrado, non c’è guida, non c’è politica, nessuno si occupa dei gravi problemi, è una città diventata chiusa, sporca e grigia. Il fallimento di questa amministrazione è sotto gli occhi di tutti e i danni arrecati in questi tre anni saranno difficili da sanare. Ci vuole un’azione forte della cittadinanza e dell’opinione pubblica, di forze volenterose e capaci per salvare la nostra città. Una cosa è certa, si devono dimettere davvero, non per finta. Si deve dare la parola ai cittadini quanto prima per salvare il salvabile. Chiunque – conclude Leonardo Moro – saprebbe fare molto meglio».

Leonardo Moro

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