I sindaci: «La centrale idroelettrica è nostra»

Il maltempo non ha fermato stamattina la protesta degli amministratori del Consorzio Bacino imbrifero montano del Taloro e dei  sindaci, accompagnati da molti consiglieri comunali , arrivati da Austis, Desulo, Fonni, Gavoi, Lodine, Mamoiada, Ollolai, Olzai, Orgosolo, Ovodda, Teti, Tiana Tonara per lanciare un messaggio preciso alla Regione: le risorse del territorio, compresa l’acqua e l’energia elettrica prodotta, devono essere gestite e investite nel territorio stesso. L’allarme-meteo, vista l’urgenza del problema, non ha consigliato un rinvio. Così, nella Centrale Enel del Taloro-Cucchinadorza, gli amministratori con un occhio rivolto ai telefoni cellulari (in particolare Daniela Falconi, sindaca di Fonni, paese che sta vivendo ore difficili e conta i danni dopo la bomba d’acqua di ieri notte), si sono ritrovati per discutere sulla rivendicazione della proprietà sulla gestione delle dighe e delle centrali idroelettriche, anche a seguito del riavvio delle procedure da parte della Regione Sardegna per l’acquisizione definitiva della titolarità degli sbarramenti artificiali e delle opere idrauliche e di produzione elettrica del Sistema Taloro.

Un’assemblea aperta dal presidente del Bim Francesco Noli che ha convocato la riunione (https://www.ortobene.net/centrale-del-taloro-13-paesi-alzano-la-voce/) e con il contributo tra gli altri di Efisio Arbau che da presidente delusione dell’Unione dei Comuni “Barbagia” aveva già anticipato queste posizioni nei giorni scorsi (https://www.ortobene.net/centrale-taloro-soldi-ai-comuni/). Alla fine, il confronto è stato riassunto in un documento che parte da una premessa: «La Regione, con deliberazione della Giunta n. 49/12 del 9.10.2018 ha definitivamente sancito il passaggio delle infrastrutture del sistema Taloro (dighe, invasi, centrali ecc..) al Sistema Idrico Multisettoriale Regionale, ha preso atto della conservazione della titolarità delle concessioni di derivazione rilasciate all’Enel scadute in data 9.9.2001 e di trasferire, con decorrenza 1.1.2019, ai sensi del comma 1 dell’art. 30 della L.R. n. 19/2006, all’Ente Acque della Sardegna la gestione delle opere del Sistema Taloro».

Due le considerazioni messe per iscritto. La prima riguarda «l’affermazione del diritto del Comuni consorziati di partecipare alla gestione dei ricavi derivanti dalle produzioni (acqua ed energia) derivanti dalla presenza delle infrastrutture idroelettriche nel nostro territorio. Territorio e comunità che hanno sopportato e continuano a sostenere da sessant’anni il costo economico, sociale e ambientale derivante dalla presenza infrastrutture idroelettriche, avendo ricevuto in cambio una quota minima del valore delle produzioni che in tutti questi anni il gestore delle infrastrutture ha realizzato». Il secondo concetto richiama la situazione particolare dell’are su cui ricadono le falde acquifere e i laghi. «Le amministrazioni comunali che fanno parte del Consorzio – si legge infatti nel documento – stanno portando avanti strategie e strumenti finalizzati che a mitigare lo spopolamento dei propri comuni. Strumenti e strategie che possono essere sostenuti non soltanto da trasferimenti regionali o statali ma quelle che sono risorse economiche che appartengono al territorio: quelle derivanti dai proventi della gestione delle infrastrutture idriche ed energetiche che in questo momento stanno passando come titolarità di concessione e proprietà nell’ambito del sistema regionale».

In base a queste considerazioni «gli amministratori del Consorzio Bim Taloro insieme ai sindaci dei Comuni che fanno parte del Consorzio Bim chiedono un incontro urgente al Presidente della Regione  per rappresentare queste ragioni, conoscere i termini ipotizzati di prosecuzione del percorso e discutere insieme le modalità di partecipazione dei Comuni e delle comunità non solo ai costi ma anche ai ricavi che questa nuova situazione derivante o cambiamento sugli assetti proprietari e concessori si andrà a determinare. Crediamo – conclude il documento – che si possa trovare con la Regione un punto di equilibrio in base al principio di leale collaborazione tra istituzioni affinché le nuove opportunità derivanti da questo passaggio storico non possano determinare, come avvenuto fino ad oggi, un ruolo marginale del nostro territorio».