Le sindache d’Italia

A Montecitorio, sede della Camera dei Deputati, c’è una sala dedicata alle donne (nella foto). A quelle che dalla fine della guerra ad oggi hanno lasciato un segno nella vita di questo paese. La sala venne inaugurata nel  2016 quando Laura Boldrini ricopriva il ruolo di presidente per quella assemblea.
Nel giorno della inaugurazione –  luglio del 2016  –  era là anche Michele Desserra, sindaco di Orune: aveva ricevuto dalla Boldrini un invito diretto a partecipare alla cerimonia.  Quali ragioni avevano portato a coinvolgere nell’avvenimento romano un sindaco della Barbagia? Il fatto è che in quella ‘sala delle donne’ tra i ritratti delle stesse  uno porta il nome di Margherita Sanna, eletta sindaco dagli orunesi il 7 aprile del 1946 quando si tennero in Italia le prime elezioni amministrative con il diritto per le donne ad eleggere e ad essere elette. I suoi concittadini la riconfermarono poi per altri due mandati, segno che erano soddisfatti sul come lei gestiva la cosa pubblica.
Aveva potuto studiare e si era diplomata da ragioniera ma poi aveva deciso di diventare maestra e insegnante. Quando nel 1943 Salvatore Mannironi venne arrestato, assieme a Ennio Delogu, Margherita subì la stessa sorte e per un mese fu ‘ospite’ del carcere di Buoncammino a Cagliari.
È uscito da poco un libro che  porta il titolo che segue: Le sindache d’Italia. Viaggio nella storia delle amministratrici d’Italia, ne sono autori  Andrea Catizone, dipartimento pari opportunità delle Autonomie Locali Italiane, e la storica Michela Ponzani.

Il volume riporta l’impegno  di ventisei donne, che hanno ricoperto nel passato, o che ricoprono tuttora quella responsabilità nelle amministrazioni locali. In pratica viene esaminato l’arco temporale di 75 anni.
Nell’opera viene ricordata oltre che Margherita Sanna anche Ninetta Bartoli che diventò sindaco a Borutta, provincia di Sassari.
Ecco un dato interessante da considerare: tra  le prime dieci donne che in Italia, arrivarono a coprire quel ruolo, due appartenevano a questa Isola.
Nel  1946 l’Italia contava 44 milioni di abitanti; la Sardegna ne contava 1 milione e duecentomila. I sardi costituivano il 2,6 %, appena, rispetto al dato nazionale. Ebbene, si scopre che il 20% di quelle donne diventate sindaco fu eletto in Sardegna.
I dati e i fatti sopra ricordati fanno riflettere perché contrastano le idee che noi stessi abbiamo riguardo alla storia della nostra Isola; indicano la presenza nei paesi sardi di una mentalità ‘moderna’, in anticipo sui tempi. Una mentalità che precorre, in qualche modo, il movimento di emancipazione della donna, di affermazione della sua parità con l’uomo, che oggi è alla ribalta, che attira l’attenzione dei media.
Margherita era stata direttamente, per lungo tempo, impegnata nell’ Azione Cattolica.
Da sindaco provvide alla costruzione nel suo paese del lavatoio pubblico e si impegnò perché entrasse in attività un ambulatorio pediatrico. Entrò anche a far parte del Consiglio Provinciale a Nuoro. Avendo la collaborazione di Ennio Delogu, promosse la creazione a Orune della Cooperativa dei Pastori, probabilmente la prima del genere a nascere in Sardegna.

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