Siccità e prezzo del latte, Coldiretti contro Regione

Immediato riconoscimento dello stato di calamità con tutti gli interventi previsti e l’adozione da parte della Regione, tra cui il blocco dei prestiti agricoli in scadenza e la possibilità di distribuire buoni-mangime e comunque di “tutti gli strumenti possibili, ordinari e straordinari, per arginare una deriva che rischia sul serio di mandare sul lastrico il comparto agricolo”. A lanciare l’ennesimo allarme sono i dirigenti della Coldiretti Nuoro-Ogliastra preoccupati soprattutto dal silenzio che circonda il dramma delle campagne dove a problemi come il presso del latte si sommano la contingenza di una siccità gravissima visto che a memoria d’uomo non si ricorda una primavera senza piogge. Per questo il presidente provinciale dell’organizzazione agricola Simone Cualbu e il direttore Alessandro Serra sono impegnati a sensibilizzare le istituzioni regionali perché proprio la siccità anticipa l’allarme incendi. Un’emergenza a cui ha dato voce anche la giunta comunale di Orgosolo che ha formalmente chiesto la proclamazione dello stato di calamità. “”È una crisi continua – spiega il sindaco Dionigi Deledda – si aggiunge disperazione alla disperazione: servono autobotti che approvvigionino le aziende, servono risorse per l’acquisto di foraggio e cibi per il bestiame. I nostri allevatori non riescono più a mantenere gli animali: ogni giorno arrivano in Municipio nuove segnalazioni”. Oltre allo stato di calamità la richiesta riguarda un sostegno diretto e indiretto come lo sblocco dei premi europei “i cui ritardi cronici, stanno trasformando sempre più spesso gli aiuti comunitari in un pesante fardello per l’economia e la programmazione delle aziende agricole”. A questo proposito è stata ribadita la proposta dell’istituzione di una commissione di tecnici che sblocchi anche le pratiche bloccate per anomalie che si stanno sbando con grave lentezza. Secondo Coldiretti è urgente attivare la continuità territoriale per le merci per “garantire il trasporto in nave a costi agevoli soprattutto in un annata come questa in cui si dovrà importare gran parte delle provviste di fieno”. Cualbu e Serra hanno fatto il punto sulle varie vertenze, a partire dai pastori che “pagano colpe, incapacità e speculazioni di altri: il latte a 50 centesimi al litro non copre i costi di produzione e rischia di mandare gambe all’aria l’intero settore. Mentre chiede l’immediata spedita dei 14 milioni stanziati dal Consiglio regionale per sostenere la commercializzazione del formaggio con la speranza che siano reali le promesse ricadute per i produttori, Coldiretti torna a denunciare la mancanza dei dati di produzione, presupposto per un seria programmazione dei formaggi. Invece per l’ennesima volta, nonostante il prezzo del Pecorino romano avesse raggiunto quote record, si è assistito alle solite speculazioni e si stanno subendo le fluttuazioni del prezzo. E il solito pastore, accusato ingiustamente lo scorso anno di produrre troppo latte, è l’unico a pagare questa crisi, la peggiore degli ultimi 35 anni, che rischia sul serio di far chiudere gli ovili”. La Coldiretti – hanno ricordato i dirigenti dell’organizzazione agricola – ha costruito collaborazioni e progetti per poter dare un segnale ai pastori e al mercato. Una è l’accordo con la Biraghi, la più importante azienda di trasformazione casearia del Piemonte, leader in Italia nella produzione e commercializzazione di formaggi e prodotti caseari, che sta acquistando dalla Cooperative degli Allevatori Sulcitani il Pecorino romano a un prezzo etico di 6,20 euro al kg (il prezzo in piazza oggi è sotto i cinque euro). Un patto di filiera che garantisce un dignitoso prezzo del latte anche ai pastori. Si trova già in commercio il formaggio grattugiato Biraghi che riporta l’etichetta: Prodotto solidale; questo pecorino paga il giusto prezzo ai pastori. L’altra iniziativa è quella del Giro d’Italia del Pecorino, in cui si sono coinvolti tutti i Comuni sardi all’acquisto di tre forme di Romano, sempre al prezzo etico di 6,20 euro al chilo. In questa situazione proprio la siccità potrebbe dare il colpo di grazia a tutta la realtà sarda in un quadro penalizzante nazionale. Secondo una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Ucea, a marzo e aprile le precipitazioni si sono praticamente dimezzate in tutta Italia: sono state inferiori rispettivamente del 53 e del 47,4% rispetto alla media. Sotto la media sono state lungo tutto l’inverno con un picco negativo a dicembre: – 67%. Oltre ai dati – hanno sottolineato ancora Simone Cualbu e Alessandro Serra – è sotto gli occhi di tutti la difficoltà che si sta vivendo nelle campagne sarde a causa della siccità e che presto, continuando di questo passo, interesserà tutta la popolazione sarda. Eccetto chi ha la possibilità di intervenire con l’irrigazione (a quali costi e per quanto tempo? Molti bacini sono già a secco) il resto del territorio sardo va verso la desertificazione. I raccolti dei cerealicoltori sono ai minimi storici (tantissimi rinunceranno al raccolto); i pascoli sono già radi e hanno costretto pastori e allevatori ad intervenire con le poche scorte del fieno e dovranno comprarne altro a prezzi alle stelle; ma in sofferenza ci sono già i boschi, i vigneti, gli oliveti e i frutteti, gli orti e tutte le colture in campo. Questa siccità avrà delle pesanti ripercussioni non solo nell’immediato ma anche per la prossima annata: le mancate produzioni costringeranno comunque gli imprenditori agricoli ad approvvigionarsi delle scorte necessarie alle aziende, e lo dovranno fare con i costi (cari) aggiuntivi dei trasporti, visto che dovranno fornirsi fuori dalla Sardegna. Cresce, intanto il timore per gli incendi che già “l’estate scorsa  hanno bruciato migliaia di ettari di bosco, lasciando il bestiame senza pascoli, oltre ad aver abbattuto le recinzioni, danneggiato strutture e compromesso frutteti, vigneti e oliveti e ucciso animali”. Problemi che si sommeranno in una stagione dal clima impazzito ai danni causati dalle gelate e dalla straordinaria neve di gennaio. Calamità naturali che hanno colpito pesantemente il comparto allevatoriale, con perdita di animali e grosse quantità di latte (oltre a tutte le altre conseguenze che ne sono derivate anche dal punto di vista sanitario) e quello agricolo, oltre al patrimonio boschivo. Le gelate tardive di aprile hanno fatto il resto, colpendo in particolare frutteti e vigneti che in molti casi hanno visto compromesso il raccolto di questa annata. Rispetto a questa situazione gli imprenditori agricoli sono costretti a far fronte anche ad assurdità burocratiche come quelle legato ai l gasolio a pressi agevolati: il nuovo software per caricare i libretti ha allungato a dismisura i tempi, serve oltre un’ora per compilare un libretto rispetto ai dieci minuti del passato. “La conseguenza – denunciano i dirigenti di Coldiretti Nuoro-Ogliastra – è che gli agricoltori per lavorare stanno acquistando il gasolio a prezzi doppi rispetto all’agevolato: 1,40 euro al litro anziché 0,70”.