Siccità, stato di calamità solo al 30 giugno

Calamità naturale, ma solo fino al 30 giugno 2017, una data che finora non compariva in nessun comunicato ufficiale. Il decreto pubblicato ieri nella Gazzetta Ufficiale sembrerebbe quindi non comprendere i danni da luglio a fine ottobre, quando cioè alla mancanza di piogge si sono sommati gli incendi e le ondate di caldo e in Baronia, a fine settembre, sono state bloccate le erogazioni di acqua all’irrigazione per preservare la quota necessaria per l’uso potabile. Comunque il decreto permetterà dalla prossima settimana la liquidazione delle prime domande già istruite sull’intervento straordinario dei 13 euro a pecora deciso dalla Regione. «Lo ha ribadito l’assessore dell’Agricoltura, nel commentare la pubblicazione del decreto: «Abbiamo mantenuto l’impegno – ha detto Pier Luigi Caria – di fare le cose nel minor tempo possibile, sollecitando tutti gli attori coinvolti nella partita a ridurre i tempi di intervento. Lo abbiamo fatto con gli uffici regionali, che hanno svolto un gran lavoro, e in ultimo con il Ministero».

Il passo del decreto con la scadenza 30 giugno 2017

 Evidentemente non si è ancora capito che a raccontare mezze verità si finisce per fare e farsi male, alimentando false aspettative che poi diventano difficili da gestire. È questa la lezione da trarre dalla vicenda dei 13 euro a pecora che nelle intenzioni del Consiglio regionale dovevano aiutare i pastori in un momento di emergenza provocato dal crollo del prezzo del latte e da due anni di siccità che persiste e, anzi, si è aggravato in questo ultimo mese con il blocco delle irrigazioni in agricoltura per preservare l’acqua per l’uso civile e le prime gelate in montagna che hanno contribuito a rinsecchire le campagne e gli erbai che stavano iniziando a nascere con un ulteriore danno e spesa inutile per chi ha rischiato la semina, mentre le greggi vengono ancora decimate dalla Lingua blu, altra emergenza silenziata di cui parliamo in questo numero dell’edizione cartacea de L’Ortobene.

DURC INEVITABILE. La verità è che era facilmente prevedibile l’inghippo del Durc, il documento di regolarità contributiva. Bastava dirlo e i pastori che hanno un contenzioso aperto si sarebbero messi l’anima in pace e regolati di conseguenza magari percorrendo la strada della trattativa per la rateizzazione o, al limite, fin dal primo momento avrebbero saputo che in ogni caso quei fondi sarebbero stati utili per ripianare il debito con l’Istituto pensionistico. Invece questo problema non è stato mai segnalato dalla Regione in quei giorni cruciali, né il Durc era citato nei documenti da allegare alla domanda. Anzi lo stesso assessore regionale all’Agricoltura Pier Luigi Caria, davanti alle prime notizie, ha finito per alimentare l’equivoco con un anguillesco «abbiamo solo chiesto la documentazione sulla produzione del latte». Un concetto ribadito anche il 29 ottobre in un’intervista a La Nuova Sardegna. «Non è vero che abbiamo chiesto il Durc. Anzi, abbiamo previsto una procedura ultra-semplificata». Frase preceduta da una mezza ammissione: «Abbiamo fatto il tutto  in tempi veloci, ma ovviamente nel rispetto del quadro legislativo e normativo vigente che purtroppo, nonostante lo stato di necessità, non consente deroghe sulle verifiche dell’Inps. Un discorso che è sempre valso per i pagamenti della Pac, il Psr, e anche per questo aiuto. Una verifica che non è stata eliminata neanche di fronte ad altre emergenze: i terremoti su tutti». In realtà quando il pastore presenta la domanda il Durc viene acquisito in automatico d’ufficio dall’ente istruttore. Mezze verità, appunto con un equivoco che si continua ad alimentare con la speranza di tenere buoni gli animi, senza che nessuno dica chiaramente se – come paventato da qualche parte – in realtà la posizione contributiva viene acquisita solo per le aziende che hanno a libro paga dipendenti. Naturale quindi la domanda posta dal Movimento pastori in un comunicato dll’1 novembre: « Come possiamo pensare che l’Assessore non fosse al corrente di questa procedura obbligata ed obbligatoria a livello nazionale? Se l’Assessore avesse precisato questi passaggi, se avesse chiaramente fatto riferimento ad una imprescindibile norma nazionale, non avremmo perso tempo». Perché nella nota stampa della Prefettura di Cagliari in cui il 28 ottobre si invitava il Movimento pastori sardi a sospendere la manifestazione convocata per il 31 ottobre si legge testualmente: «Il prefetto Costantino ha assicurato infine che provvederà a portare alla competente attenzione del Ministero la riscontrata necessità che si provveda, quanto prima alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto già firmato da ministro il 26 ottobre 2017, nonché a valutare l’opportunità di una possibile deroga della normativa nazionale che dispone, appunto, la necessità di una verifica delle singole situazioni previdenziali INPS».

DI EQUIVOCO IN EQUIVOCO. Perché parlare ancora di possibile deroga se anche l’assessore dice che il Durc non è stato eliminato neanche fronte ad altre emergenze: i terremoti su tutte?Curiosamente – davanti ai toni trionfalistici su un inter burocratico velocissimo – nessun si è domandato perché solo il 27 settembre la Regione ha chiesto al Governo, si legge nei comunicati ufficiali  «il riconoscimento del carattere di eccezionalità della prolungata siccità per la primavera e l’estate 2017»,  (solo ora si scopre che in realtà la richiesta prevedeva la scadenza del 30 giugno), sei giorni dopo la pubblicazione sul Buras di quella legge basata sulla norma nazionale che è la base giuridica per poter attivare, senza incorrere nello stop europeo sugli aiuti di Stato e alterazione delle norme sulla concorrenza,  prevede l’erogazione dei contributi solo dopo la declaratoria del Ministero. Appare, infatti, molto strano che si presenti come conquista del Movimento pastori e addirittura si costringano gli allevatori a minacciare di  tornare in piazza, per accelerare la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale di un atto dovuto, scontato e comunque tardivo, perché se ne parla da giugno e, addirittura, in comunicato apparso sul sito della Regione il 26 luglio 2017, (quando cioè la Coldiretti era intenzionata a bloccare il porto di Olbia e il Movimento Pastori Sardi stata preparando la manifestazione del 2 agosto), si annunciava, come frutto di una due giorni di trattative a Roma dell’assessore Caria, il riconoscimento per la Sardegna dello stato di emergenza per le eccezionali avversità atmosferiche dovute a siccità, gelate e neve. Una notizia definita “truffa” il 28 luglio da deputato Mauro Pili che invocava una reale dichiarazione dello stato di emergenza con la nomina di un commissario in grado di prendere provvedimenti eccezionali come avvenuto per esempio per le province di Parma e Piacenza il 22 giugno, per Lazio e Umbria il 7 agosto, e lo stato di calamità per l’agricoltura. Un atto che ancora oggi manca, e mai chiesto, dalla Sardegna alle prese con l’emergenza idrica. Lo stesso Mauro Pili il 15 giugno aveva presentato un’interrogazione al ministro delle Risorse agricole e al Governo per sapere «se non intendano provvedere alla dichiarazione dello stato di calamita delle aree colpite dalla siccità in Sardegna; se non intendano l’esigenza di infrastrutturale di finanziare un piano straordinario di emergenza idrica per collegare i diversi bacini idrografici della Sardegna ancora non connessi; se non intendano individuare le risorse necessarie a risarcire i danni causati dalla siccità al mondo delle campagne».

LE MISSIONI ROMANE DELL’ASSESSORE.  Sempre Pili – a proposito di mezze verità e notizie dimostratesi poi infondate – ancora  il 28 luglio sparò un siluro contro Pier Luigi Caria: «L’assessore regionale all’Agricoltura – dettò alle agenzie il deputato di Unidos – continua a fare viaggi-vacanza a Roma, guarda caso sempre alla vigilia di manifestazioni programmate, e a elargire farseschi comunicati stampa che annunciano quello già annunciato dieci volte. Una giunta regionale e un governo di incapaci e irresponsabili che sta minando il settore più importante dell’economia della Sardegna». Serve una reazione forte – concluse Pili contestando quella notizia sullo stato d’emergenza data nel sito ufficiale della Regione che nei mesi successivi si sarebbe dimostrata realmente infondata –  «per impedire che anche questo imbroglio venga consumato». Reazione che non c’è stata e quelle parole del deputato di Iglesias potevano essere benissimo ripetute il 24 ottobre quando Caria spacciò per «buone notizie» portate dopo l’ennesima missione romana il decreto sulle calamità naturali per le nevicate di gennaio e le gelate primaverili atteso da giugno, la promessa di un’imminente firma del decreto sulla siccità e addirittura la liquidazione del 70 per cento del premio unico europeo deciso dal Governo per tutta Italia (38 milioni a novemila imprenditori sardi su 373 milioni liquidati a livello nazionale a oltre 77 mila beneficiari), con il subdolo tentativo di delegittimare i pastori davanti all’opinione pubblica alimentando il luogo comune dell’assistenzialismo.

I PACCHI DELLA PAC. Ben altre spiegazioni – come più volte denunciato dalla Coldiretti e ribadito dallo stesso Mps nell’incontro con i capigruppo in Consiglio regionale del 31 ottobre – pretendono i pastori dall’assessore a proposito dei premi europei previsti per la Politica agricola comunitaria. Si fa in fretta a calcolare a ricavare a spanne un totale di 20.800  teorici euro di contributi europei per una supposta azienda tipo di montagna di 350 pecore adulte e 60 ettari di terreno. Bisognerebbe nello stesso tempo spiegare che quelle cifre teoriche vengono pagate dall’Ue a tutti gli allevatori di tutti i 27 Paesi della Comunità. Come sarebbe doveroso andare a vedere Paese per Paese la velocità di spesa che finisce per creare disparità incredibili fino a provocare una vera e propria alterazione della concorrenza. Basti solo l’esempio – segnalato domenica 29 ottobre dal direttore de L’Unione Sarda Emanuele Dessì – dei 70 milioni di euro del Piano di sviluppo rurale. stanziati nel 2015 per favorire il ricambio generazionale in agricoltura, di cui a oggi non risulta speso neanche un euro al contrario di tante altre regioni italiane. O, ancora, l’incredibile storiella del refresh inutilmente denunciata a suo tempo dalla Coldiretti, la riclassificazione dei pascoli sulle foto aree che ha fatto diventare bosco solo per la presenza della macchia mediterranea centinaia di tanche e siccome alle foreste l’Europa non dà contributi, migliaia di domande sono bloccate. Si potranno pure sbandierare per quell’azienda tipo i 5.800 euro del benessere animale ma sarebbe altrettanto doveroso quantificare quanto a fine ottobre, cosa mai vista finora a memoria d’uomo il pastore spende in mangimi per assicurare un minimo di quel “benessere” visto lo stato delle campagne dove non si vede un filo d’erba verde, neanche nella Baronia dove l’irrigazione è stata vietata per preservare l’acqua a uso potabile. Andate poi con la calcolatrice in mano a parlare di benessere a quei pastori che nel silenzio generale stanno vedendo le loro pecore morie o abortire per colpa della Lingua blu: secondo i dati dell’Osservatorio epidemiologico veterinario regionale (ne parliamo nell’edizione cartacea de L’Ortobene) al 19 ottobre 2017 in tutta la Sardegna risultavano censiti 1.168 focolai, 53.534 infette, ben 356.606 sottoposte a sequestro sanitario; 53.534 i casi di infezione; 3.876 pecore e capre morte, senza contare gli agnelli e gli aborti. In provincia di Nuoro sono state distrutte 880 carcasse, risultano infette 14.297 bestie e bloccate nelle varie aziende 114.522 capi.

TRIONFALISMI FUORI LUOGO. In questa situazione succede che il 26 ottobre un atto dovuto e tardivo visto che di emergenza-siccità si parlava da giugno, sia stato spacciato per grande conquista: «Lo avevamo annunciato pochi giorni fa e ora è realtà», dichiarava l’assessore Caria: «Il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina, ha firmato questo pomeriggio la richiesta di declaratoria sulla situazione di emergenza derivante dal perdurare dello stato di siccità su tutto il territorio regionale e per i conseguenti danni causati alle produzioni foraggere. La risposta dal Mipaaf è arrivata in appena 24 giorni dall’invio della nostra richiesta. Tempi strettissimi quindi che sono il frutto delle continue interlocuzioni con il Ministero, in cui abbiamo spiegato la difficile situazione in cui si trovano decine di migliaia di aziende agricole e pastorali». 

DURC, PILLOLA AMARA DA INGOIARE. Si tratta di quel decreto entrato ufficialmente in vigore il 3 novembre, che per essere sbloccato ha costretto il Movimento pastori sardi a indire la manifestazione poi sospesa. Un decreto che non può prescindere dalla quella dichiarazione di regolarità contributiva che non è una follia dei burocratici ma è espressamente prevista dalla legge il cui spirito è fondato sul diritto-dovere, per fare un esempio, che le imprese che concorrono agli appalti pubblici prima di incassare dimostrino di essere in regola con i versamenti previdenziali ai propri dipendenti e che è stato esteso ai lavoratori autonomi e a qualsiasi beneficiari che incassa soldi pubblici a qualsiasi titolo. A questo proposito. L’articolo 2 del DM 30 gennaio 2015 è chiarissimo quando stabilisce che l’esito positivo della verifica di regolarità nei confronti dell’INPS, dell’INAIL e delle Casse Edili dei datori di lavoro e dei lavoratori autonomi ai quali, fatte  salve  le  esclusioni  di  cui  al successivo art. 9, è richiesto il possesso del Documento  Unico  di  Regolarità Contributiva (DURC) sostituisce  ad  ogni  effetto  il  DURC previsto: 1.-a) per l’erogazione di sovvenzioni, contributi,  sussidi,  ausili finanziari e vantaggi economici, di qualunque genere, compresi quelli di cui all’art. 1, comma 553, della legge 23 dicembre 2005, n. 266; b) nell’ambito delle procedure di appalto  di  opere,  servizi  e forniture pubblici e nei lavori privati dell’edilizia; c) per il rilascio dell’attestazione SOA. Non solo si prevede che “il nuovo sistema di verifica dal quale viene generato Durc On Line  si colloca quindi all’interno del quadro normativo che regola i casi in cui il DURC, ad oggi, è richiesto”. Inoltre si impone alla pubblica amministrazione di attivare automaticamente, quindi anche sulle domande per il 13 euro a capo: «Pertanto, a decorrere dal 1° luglio 2015, i soggetti abilitati, elencati al precedente paragrafo 1. lettera a), sono tenuti ad effettuare la verifica della regolarità utilizzando il nuovo servizio “Durc On Line”».

COMPENSAZIONE AUTOMATICA. Si è detto che in caso di Durc sostitutivo le domanda per i 13 euro andrebbero respinte. In realtà la legge prevede l’intervento sostitutivo, cioè la detrazione dal contributo delle somme rivendicate dall’Inps da girare allo stesso Istituto pensionistico per sanare il debito. Non solo la legge 98/2013 ha esteso questo intervento sostitutivo anche all’erogazione di sovvenzioni e benefici comunitari. L’articolo 31, comma 8 bis, non solo conferma il suo ambito di applicazione rendendolo obbligatorio da parte delle amministrazioni pubbliche «all’erogazione di sovvenzioni, contributi, sussidi, ausili finanziari e vantaggi economici di qualunque genere», ma in sede di conversione del decreto originario è stato aggiunto un incontrovertibile ivi comprese le «sovvenzioni e i benefici comunitari per la realizzazione di investimenti». Nel nostro caso, per chiarire bene i termini del problema e il suo impatto sulla situazione attuale di un provvedimento che si voleva di emergenza per permettere «a tutti i pastori di salvare il bestiame», si parte dal presupposto che in Sardegna l’importo minimo per ogni “unità attiva” da pagare annualmente all’Inps è di circa 2.700 euro. Quindi se un pastore di 200 pecore che – visto il crollo del prezzo del latte, le gelate prima, la siccità poi e ora l’epidemia di Lingua blu – non è riuscito a pagare questa somma, come conseguenza dell’intervento sostitutivo si vedrebbe girato direttamente all’Inps i 2.600 (13 euro a capo). Questo alla situazione attuale perché, in realtà, diventa fondamentale proprio il decreto sulla siccità di cui si intende accelerare l’entrata in vigore, perché uno dei provvedimenti è la riduzione del 50% degli oneri contributi e previdenziali e, quindi, il pastore del nostro esempio si vedrebbe decurtati i 1.350 euro dell’Inps e ne incasserebbe 1.250. Ovvio che chi ha 100 pecore, resterebbe debitore Inps per 50 euro.

QUELLO CHE NESSUNO DICE PUBBLICAMENTE. Attenzione, però. In tanti si pongono una domanda: cosa succede se il contributo della Regione non copre totalmente il debito con l’Inps? Per rispondere è necessaria un’ulteriore precisazione ripercorrendo l’iter successivo quando il Durc on-line richiesto d’ufficio presenta irregolarità. Lo spiega bene una circolare dell’Inps, la numero 126 del 26 giugno 2015: al contribuente moroso viene notificato un “invito a regolarizzare” che  «riporta l’indicazione analitica delle cause che hanno determinato l’irregolarità che l’interessato, avvalendosi delle procedure in uso presso ciascun Ente, entro un termine non superiore a 15 giorni dalla notifica dell’invito, deve regolarizzare provvedendo al versamento delle somme indicate o alla sistemazione delle omissioni contestate». Se il debitore non provvede, cioè non sana il suo debito, spiega sempre l’Inps, «laddove la richiesta provenga da una Pubblica Amministrazione, ove ne ricorrano i presupposti, l’esito di irregolarità comporterà l’obbligo dell’attivazione dell’intervento sostitutivo come disciplinato dall’art. 4 del D.P.R. n. 207/2010 e rimodulato dall’art. 31, comma 3 e 8-bis del D.L. n. 69/2013 convertito dalla legge n. 98/2013».

LO SPAURACCHIO EQUITALIA. Se invece il debito viene solo sanato parzialmente – ed è questo il timore espresso a mezza bocca – l’Istituto pensionistico può (o deve?) attivare tutti i meccanismi per il recupero coatto del credito, compresa la richiesta di intervento dell’Agenzia delle Entrate, ex Equitalia. Insomma la vera paura è che coloro che hanno magari per contenziosi pluriennali un’esposizione pesante con l’Inps comunque tale da non essere coperta dal contributo-siccità, presentando la domanda praticamente si autodenuncerebbero, attivando in presenza del Durc irregolare un meccanismo auto-lesionistico. Questa conseguenza è tutta da verificare, ma solo il timore starebbe spingendo molti pastori a non presentare la domanda. Forse, anche con questa paura, si spiega il numero delle domande inferiori rispetto alle previsioni. Fino a oggi – fa sapere la stessa Regione – sono state presentate poco più di tremila domande di aiuto a fronte di circa 12mila aziende ovicaprine presenti in Sardegna, cioè appena il 25 per cento dei potenziali beneficiari.Inoltre fa certamente riflettere che, rispetto all’emergenza e alle attese, l’assessore Caria in prima persona si sia sentito in dovere di lanciare un appello ai pastori per presentare le domande anche con un video e il fatto che nello stesso comunicato emesso dalla Prefettura di Cagliari il 28 ottobre con Caria e i rappresentanti del Movimento pastori Felice Floris e Roberto Congia, si legga testualmente: «I rappresentanti del Movimento sono stati invece chiamati a sensibilizzare i pastori interessati a presentare le domande quanto prima». E finora a questo proposito nessuna dichiarazione è arrivata da Caria su una precisa richiesta del Movimento pastori che il primo novembre ha chiesto che «l’assessorato all’Agricoltura proceda ad una comunicazione chiara ed inequivocabile sui contenuti del provvedimento in questione e sulla relativa procedura attuativa, in modo da consentire alle aziende di capire e procedere alle domande con tranquillità».

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