Si è spento Zua Sedda, cronista di Barbagia

Non ha voluto rovinare la festa Zua Sedda, Giovanni Maria per l’anagrafe, G. M. S. per i lettori de La Nuova Sardegna che oggi ha dato la notizia della sua morte corredata dalla foto pubblicata in alto. Se ne andato ieri, nella prima afosa domenica di luglio, a 81 anni, vinto dalla Sla, quella maledetta Sclerosi Laterale Amiotrofica che dopo averlo tormentato per due anni, non ha rispettato neanche l’ultimo giorno de “L’Isola delle Storie”. E lui da bravo giornalista (era iscritto all’Ordine della Sardegna dal 1982), ha imposto l’embargo e i familiari solo nella serata hanno fatto filtrare la notizia della sua morte, a eventi finali terminati. In questo suo ultimo gesto c’è tutto il Zua protagonista nello stimolare e organizzare ma capace di sedersi nell’ultima fila magari per prendere appunti e poi raccontare quell’evento.

Lui che de “L’Isola delle Storie” è stato socio fondatore tre lustri fa, in questa sedicesima edizione e lo scorso anno si è dovuto fermare. Prendendo spunto proprio dal festival letterario diventato evento di punto nel panorama regionale e nazionale, nel febbraio del 2017 stilò per La Nuova l’elenco di ben 27 associazioni culturali, religiose e di volontariato, oltre a nove società sportive, per concludere che «Gavoi merita il riconoscimento di Capitale della cultura, del volontariato, del turismo e dello sport». Gli telefonai e, come spesso succedeva, nel nome del sano campanilismo che divide Fonni e Gavoi, finimmo per beccarci scherzosamente su “paglia” e “patate”, “pagliopoli” e “patatopoli” memori delle goliardiche prese in giro per il numero di spettatori a Su Palu de Sa Itria che mi restituiva la settimana dopo al Palio di Fonni.

Pochi mesi dopo quella chiacchierata seppi della malattia. Tante volte ho riflettuto sul dovere di andarlo a trovare ma mi ha frenato il pensiero (alibi un po’ vigliacco, lo ammetto) di farlo soffrire ulteriormente. Timore confermato dallo strazio di un amico che mi raccontò di una visita segnata da occhiate che comunicavano felicità e disperazione e dagli occhi pieni di lacrime per saluto finale. Di Zua, pur con qualche rimorso, mi porto dentro però il ricordo di un uomo leale, modesto nella sua grandezza e grande nella sua scrupolosa modestia anche professionale. Quante volte si sono incrociate le nostre strade a Gavoi, Fonni, Lodine, Olzai, Sarule, Orani e Oniferi? Tiragli un buco, dare una notizia prima, alla fine ti dispiaceva. E, ne sono sicuro, questo valeva anche per lui. Anche perché la nostra rivalità professionale molte volte diventava complicità solidale, soprattutto nei dolorosi fatti di cronaca nera, quando non si poteva come oggi rubare un’immagine dai socialnetwork e bisognava bussare a casa del morto ammazzato e in qualche caso dell’arrestato, per recuperare la fotografia pretesa dalla redazione. «Non dimenticarti mai di essere stato corrispondente», mi disse quando a Nuoro, facendo finta di passare per caso in piazza Satta, mi augurò buon lavoro per il mio incarico di caposervizio a L’Unione Sarda e accettò di buon grado l’invito al bar contento «di aver fatto finalmente spendere un fonnese».

In tanti questo pomeriggio alle ore 16 saluteremo nella parrocchia di San Gavino della sua Gavoi. Speriamo che nella cornice delle case in granito ci siano ancora le scenografie de “L’Isole delle Storie”: sarebbe il modo migliore per salutare un uomo che quelle storie ha scritto e raccontato. Ciao Zua, ciao G. M. S. Sulla terra hai lasciato poca paglia ma sono certo che lassù, in Paradiso, troverai tanto grano. A proposito: hai preso il block notes e la macchina fotografica?

CondividiShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn