Senza stancarsi

Nel Vangelo Gesù ci chiede di pregare sempre, senza stancarci mai, chiamando in causa la nostra fede, la nostra fiducia, il nostro amore, il nostro desiderio. Se questi si assopiscono, la preghiera li scuota dal sonno, li svegli e dia loro vigore e consistenza.
La prima lettura riporta un brano emblematico sulla forza della preghiera. Il popolo d’Israele è duramente attaccato dagli amaleciti e Mosè, durante la battaglia, si pone sulla cima di un colle e alza le mani verso Dio a protezione del popolo. Quando però per la stanchezza le abbassa, il nemico prevale. La preghiera di Mosè è un’intercessione potente e ottiene la salvezza d’Israele. Ma c’è un piccolo particolare che non deve sfuggirci: in tutto questo, Mosè tiene in mano il bastone di Dio. Questo bastone, che racchiude in sé tutta la potenza salvifica di Dio, diventerà poi il legno della Croce sul quale sarà innalzato Gesù che, stendendo le braccia su di esso, otterrà la salvezza per tutto il genere umano. E l’immagine di Mosè che si lascia reggere e aiutare da due più intimi, richiama la presenza di tutta la Trinità, del Padre e dello Spirito che sostengono e suggellano l’opera e il supremo sacrificio del Figlio.
Il discrimine non è dato dalle sole braccia di Mosè, alzate o abbas- sate per la stanchezza, piuttosto dal bastone elevato verso il cielo, verso Dio: è la Croce innalzata che ci dà salvezza; è la Croce che firma il Sì di Gesù al Padre e all’uomo. E fin quando questa rimarrà innalzata, e l’uomo e il Padre volgeranno lo sguardo verso di essa e verso Colui che vi è stato trafitto, allora continuerà a sgorgare un fiume di salvezza per l’intera umanità. La Croce è l’insistenza della preghiera e dell’intercessione raccomandata da Gesù nel Vangelo. Una vedova – scarto della società del tempo – chiede giustizia e, non ottenendola dal giudice disonesto, lo importuna fino allo sfinimento. E finalmente le viene concesso ciò che le spetta: il giudice cede, ma solo per un tornaconto personale, per non avere più fastidio da lei.
Dio invece, come dice Sant’Agostino, ci chiede di pregare sempre perché aumentino il nostro amore e il nostro desiderio. E siamo certi che ci ascolta: Dio non farà forse giustizia a i suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Qui Gesù richiama un passaggio meraviglioso del Siracide: «Le lacrime della vedova non scendono forse sulle sue [di Dio] guance e il suo grido non si alza contro chi gliele fa versare?» (35,18-19). Le lacrime di un figlio sono le lacrime del Padre e il suo cuore non si stanca mai di commuoversi per ogni uomo che grida a lui.
Quello che ci viene chiesto, da parte nostra, è la custodia della fede. E se il desiderio continuo è il “pugno” che bussa insistentemente alla porta del cuore di Dio, la fede è il “passe-partout” che ce la fa spalancare.
«Il passo del Vangelo ch’è stato letto ci sprona a pregare e a credere e a confidare non già in noi ma nel Signore… Per pregare dobbiamo dunque credere e, perché non venga meno la fede con cui preghiamo, dobbiamo pregare. La fede fa sgorgare la preghiera, la preghiera sgorgata ottiene la stabilità della fede» (S. Agostino, Disc. 114).

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