Scienziati in città

Come avvicinare gli studenti allo studio delle discipline scientifiche, come facilitare la conoscenza delle conquiste dei grandi geni dell’umanità?
Il libro Scienziati in città – Storie di scienza per viaggiatori curiosi di Mario Gargantini (Delfino editore, 2018) ci suggerisce un approccio agevole e coinvolgente per amare e comprendere questo mondo misterioso e arcano quale quello scientifico. Il testo percorre un viaggio attraverso le varie scoperte della storia partendo dal contesto familiare, culturale oltre che storico e scientifico in cui questi uomini di scienza hanno operato per dirci che i risultati dello scienziato, tutt’altro facili e scontati, non sono mai esclusivo appannaggio di un singolo ma di generazioni che hanno passato il testimone nei secoli, di uomini che hanno edificato su conquiste precedenti, fatte di tentativi, delusioni e insuccessi rendendo così più agevole il percorso a chi dopo di loro si è cimentato nella ricerca. Tutto ciò ci aiuta a capire in che modo si è arrivati alle conquiste che hanno cambiato la storia dell’umanità. Ma il percorso della scienza è anche un’esperienza umana fatta di passioni, di lunghe attese non sempre gratificate, di studi specifici che tendono ad isolare uomini di scienza collocandoli lontani dal mondo per il quale operano.
Nel libro vengono narrate le conquiste dei più grandi scienziati, offrendo al lettore aneddoti divertenti e curiosi che li hanno motivati nella ricerca, piccole storie talvolta casuali che hanno determinato una svolta così importante nella vita di ognuno di loro. Oltre il contesto storico-culturale in cui l’evento si è verificato, il testo analizza il retroterra geografico, le relazioni personali, gli incontri determinanti, idee suggestive, convincimenti teologici e filosofici che offrono elementi molto significativi e rendono i personaggi più umani e più vicini ai giovani. Tuttavia tutti i soggetti proposti nelle pagine del testo sono accomunati da un forte desiderio di conoscenza, collante a tutte queste storie.
Fra tanti, Archimede di Siracusa (287-212 a.C.) uno dei più grandi scienziati della storia. È stato lui a dare il via al principio del funzionamento delle leve. Osservando un bambino  che giocava con la sabbia in riva al mare, si è posto il problema di come quantificare i granelli presenti in tutte le spiagge del mondo e nella sua opera Arenarioelabora un sistema di numerazione in grado di rappresentare numeri grandissimi.
Eratostene di Cirene (276-194 a.C.). Matematico e astronomo, ottenne la prima misura attendibile della circonferenza della terra.
Keplero (1571-1630), matematico e astronomo tedesco. Le tre leggi da lui formulate sono trascritte sulla sua lapide dove viene rappresentata graficamente la forma ellittica delle orbite dei pianeti a testimonianza della rottura con il modello circolare delle orbite planetarie.
Galileo (1564-1642),  padre della scienza moderna e convinto sostenitore della teoria eliocentrica. Talento, passione e rigore nello studio lo porteranno alla sua prima personale ricerca: l’isocronismo delle oscillazioni del pendolo di cui si occuperà tutta la vita.
È nel giardino di un monastero che il monaco, biologo e matematico Gregor Mendel (1822-1884) precursore della moderna genetica per le sue osservazioni sui caratteri ereditari, dedicando gran parte della sua vita alle sperimentazioni sulla genetica naturale, dà libero sfogo alla sua passione per la ricerca scientifica.
Guglielmo Marconi (1874-1937) a cui si deve lo sviluppo di un efficace sistema di telecomunicazione a distanza via onde radio, ovvero la telegrafia senza fili o telegrafo che gli valse il premio Nobel per la fisica nel 1909.
Enrico Fermi (1901-1954), noto per gli studi teorici e sperimentali nell’ambito della meccanica quantistica e in particolare della fisica nucleare. Premio Nobel per la fisica 1938.
Einstein (1879-1958). Fisico e filosofo. Formulò la teoria della relatività. Nobel per la fisica nel 1921. Aveva appena 5 anni quando il padre gli mostrò una bussola tascabile e lui si rese conto che qualcosa nello spazio vuoto agiva sull’ago spostandolo nella direzione del Nord. L’accademico tedesco definì questa esperienza come una delle più rivelatrici della sua vita.

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