Sarà l’amore ad attenderlo

L’anno liturgico volge al termine e la Chiesa, in queste ultime domeniche, ci fa volgere lo sguardo verso le “cose ultime”, dandoci la chiave di lettura per le vicende della storia umana, tesa al suo definitivo compimento. La figura biblica ricorrente è quella di una festa di nozze. Lo Sposo, Cristo, unisce a sé la sua Sposa, l’umanità, in una definitività di comunione che solo a conclusione dell’intero cammino umano si potrà godere e contemplare. Già ora però il Signore viene. Egli è il sempre Veniente.
La Chiesa lo invoca fino alla fine dei tempi con il grido liturgico: Vieni Gesù, Marana thà. Il pensiero della fine non deve destare ansia o paura, ma disporci a vivere bene. Egli è il nostro liberatore, la cifra che apre il senso della storia e delle vicende umane. Non dobbiamo dimenticarlo.
Apriamo i nostri occhi per riconoscerlo. Cerchiamo la Sapienza perché non sappiamo né il giorno né l’ora. È la Sua luce che ci permette di interpretare il nostro oggi e vivere bene nell’attesa della Sua venuta. Nella odierna liturgia, la prima lettura ci immette dentro una dinamica fondamentale per ogni discepolo: la ricerca assidua della Sapienza. Fin dal primo mattino cerchiamo la Sua volontà e lasciamoci guidare da Lui. È un movimento sapienziale che ci sorprenderà, scopriremo subito che siamo stati preceduti… «Se l’anima cerca Dio ancor più il suo Dio cerca lei», dice San Giovanni della Croce. E la pagina della Scrittura ce lo conferma. Dio stesso si è messo sulla nostra strada e va incontro a chi lo cerca. La luce della sua Parola ci permette di avanzare nella notte, anche nei momenti di crisi, come quello attuale, e ci dà la capacità di discernere e scegliere l’essenziale. La Sapienza di Dio, lo sappiamo, è stoltezza per il mondo, è la follia dell’amore crocifisso, ma è questo che ci dà fiducia.
Nel brano evangelico si sottolinea il prolungarsi della attesa, un ritardo che fa calare la tensione vigilante. Tutte le vergini della parabola si assopiscono. È un sonno, una sorta di disattenzione, che forse ora tutta l’umanità avverte, una stanchezza che coinvolge anche noi credenti e può disorientarci, impedirci di scrutare, negli eventi attuali, i tratti di quel volto amato che ci viene incontro. Ad un certo punto della notte, nella notte della storia, si leverà il grido: Ecco lo Sposo. Sarà il nostro amore, l’amore della Chiesa peregrinante, ad attenderlo.
Destiamo allora il desiderio dell’incontro. Come le vergini sagge che hanno portato con sé l’olio per le loro lampade.
Prudentemente, consapevoli della loro fragilità, non hanno voluto esporsi al rischio di nontrovarsi pronte all’arrivo dello Sposo e di venire escluse dal convito. Il loro desiderio è rimasto orientato a questo incontro. Anche noi, possiamo attendere quell’ora con il cuore ardente di desiderio e affrettarne il compimento con le nostre opere di amore. Un anelito di pace e di giustizia si leva da tutti i popoli della terra, reso più intenso in quest’ora oscura di prova. È un tempo che invoca una radicale trasformazione della realtà.
Impariamo dalla Sapienza ad accogliere l’oggi di Dio. È l’ora di far brillare la Speranza che ci anima, e accendere nel buio la luce della fede nella Sua promessa: Saremo con Lui per sempre.

© riproduzione riservata

 

L’immagine: Giulio Aristide Sartorio, Le Vergini savie e le Vergini stolte, 1890-1891. Roma, Galleria d’Arte Moderna (© De Agostini Picture Library)