Sanità nuorese, i sindacati preparano lo sciopero

Una grande mobilitazione popolare per salvare la sanità nuorese. Dopo l’assemblea di martedì 21 marzo che ha chiamato a raccolta nei locali della Provincia consiglieri regionali, parlamentari, sindaci, rappresentanti di associazioni, dirigenti regionali di categoria e confederali di  Cgil, Cisl e Uil, i sindacati dimostrano di far sul serio forti anche dell’impegno  dei consiglieri regionali ed i parlamentari a mettere in campo subito iniziative di sensibilizzazione e sollecitazione nei confronti della Giunta regionale e dei sindaci decisi a formalizzare i termini della vertenza nei rispettivi Consiglio comunali. Secondo il mandato ricevuto dall’assemblea è stato proclamato lo stato di attuazione e, nel rispetto della legge sullo sciopero nel settore pubblico, notificato alle autorità interessate (prefetto di Nuoro, manager Asl Andrea Marras e Giunta regionale) l’avvio di quella che tecnicamente si chiama «avvio delle procedure di raffreddamento dei conflitti». Nella lettera firmata da Anna Rita Ginesu (Rsu Asl), Sandro Fronteddu (Funzione pubblica Cgil), Giorgio Mustaro (Cisl Funzione pubblica), Aurelia Orecchioni (Uil Flp), Mauro Pintore (Nursind) e Francesco Pinna (Fsi), riassumono tutte le questioni aperte. I rappresentanti dei lavoratori nella premessa sottolineano che «Il varo della delibera per il riordino della rete ospedaliera, che nell’intento doveva rappresentare il primo passo di un processo teso a colmare carenze, restituire efficienza, e soprattutto spostare la sanità sul territorio per renderla più fruibile, si è concretizzato il processo esattamente inverso». Secondo i sindacati «nel tempo l’impoverimento complessivo dei servizi sul territorio, il depotenziamento delle strutture ospedaliere periferiche ha determinato il prepotente ritorno dell’utenza verso gli ospedali cittadini quale unica concreta risposta al bisogno di salute». Sono poi aperti problemi come «il  blocco del turn-over, che su un sistema che aveva già gravi carenze di organico, ed un età media del personale di 53 anni, ha portato la situazione oggi ad un livello oltre ogni soglia di tollerabilità; in tal modo nei ruoli chiave, Medici, in tutte le professioni sanitarie, (Infermieri, Ostetriche, Fisioterapisti tecnici di radiologia ecc.) O.S.S., Ausiliari, si viaggia con una carenza che ormai si attesta su valori del 35 %; valori stimati sul paramento determinato dalla delibera Regionale che già in se reca tutti i limiti della determinazione fatta su statistica».

Duro l’attacco di Rsu, Cgil, Cisl, Uil, Nursind e Fsi alla Regione accusato di non aver manifestato «ad oggi alcun intento di confrontarsi sull’argomento ne porre in essere azioni significative per il superamento dell’emergenza». Intanto sarebbe diventata «intollerabile e insostenibile la situazione dei diritti dei lavoratori, e di quelli dell’utenza, che sta comportando immenso disagio e di incertezza al servizio nel suo complesso, come si rileva che «ogni tentativo aprire il confronto ed evitare ogni possibile controversia e rimasto senza esito». Obbligata quindi – sempre secondo i sindacati – la «proclamazione dello stato di agitazione del personale» con l’annuncio che «dopo aver esperito le procedure di raffreddamento dei conflitti sarà messa in campo di ogni possibile forma di mobilitazione e protesta». Con la nota inviata a Prefetto, Regione e Asl, quindi, i sindacati «danno formale avvio alle procedure di raffreddamento di cui all’articolo 2 comma 2 della Legge 146/90 e smi al fine del superamento dell’attuale empasse che impedisce ogni forma di confronto con l’obiettivo di richiamare  anzitutto l’assessore regionale al rispetto degli impegni assunti in più occasioni, impegni che garantivano il mantenimento dei livelli già in essere, e, il rafforzamento dei servizi sul territorio, Impegni che possono essere onorati, da subito con il superamento dell’emergenza sulle  carenze di organico, diversamente i livelli assistenziali ed i servizi, faticosamente costruiti negli anni, resterebbero solo sula carta, dei titoli in memoria di un passato recente, ma non certo sedi in cui soddisfare il bisogno di salute del territorio della Sardegna centrale e del Nuorese in particolare». Nel documento inoltre si sollecita «un’azione decisa ed immediata che consenta all’attuale management di affrontare con l’urgenza necessaria il tema delle forniture e dei vuoti lasciati dal fu project financing e di porvi rimedio». Infine i rappresentanti sindacali della sanità nuorese rivendicano «l’apertura di un tavolo di confronto con l’assessore e  la presidenza della Giunta regionale per sviluppare un progetto che assicuri alla sanità nuorese una prospettiva di rilancio e nel quadro complessivo del sistema sanitario sardo, un ruolo di qualità ed efficienza in grado di  rispondere ai bisogni di salute della Sardegna Centrale». Dall’emergenza si può uscire, conclude la nota, con «la definizione di un piano condiviso e partecipato, in cui deve alla fine trovare posto la creazione di una cabina di regia  che guidi il processo di riordino del sistema».

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