Salire sul monte per essere trasfigurati
di Michele Casula

14 Marzo 2022

4' di lettura

In questo tempo così complicato abbiamo necessità di “respirare un po’ di aria pura” e la liturgia oggi ci offre un viaggio con Gesù sul monte, facendoci sperimentare un bellissimo momento di rivelazione e di contemplazione del mistero di Dio. Gesù sale sul monte per pregare, insieme a tre dei suoi discepoli. Non è facile salire un monte, ma, arrivati in cima, lo stupore della contemplazione ripaga la fatica. Così è arrivare a Pasqua: la fatica degli impegni quotidiani, la costanza di una fede spesso provata, le scelte di un periodo lungo come la Quaresima; tutto comporta sacrificio, ma quando giungi alla Pasqua sperimenti la struggente bellezza di essere risorti con Cristo. Gesù sale sul monte e prega: vuole confermare sé stesso e suoi discepoli nella sua missione, ha appena finito di parlare della sua morte e risurrezione, della necessità del cammino della croce per chi vuole essere suo discepolo. Spesso era entrato in conflitto con le autorità del tempo e sapeva che arrivati a Gerusalemme, lo avrebbero catturato. Lui all’orizzonte ha sempre la croce come una certezza, e, con la croce, la tentazione di seguire il cammino del Messia Glorioso e non quello del Servo Sofferente. Ha con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e con loro ci siamo tutti noi. La preghiera di Gesù è un entrare in comunione totale col Padre, come in tutti i momenti decisivi della sua missione, come, in particolare, nel Getsemani prima della sua passione. Il monte è luogo simbolo dell’incontro e della comunione che si sperimenta con Dio, ma al monte bisogna arrivarci e, arrivati, è necessario “togliersi i sandali”, cioè avere la consapevolezza del mistero di Dio che ci avvolge. La salita è la fatica del cammino vissuto nella costanza della preghiera e dell’abbandonare le nostre abitudini, le nostre passioni, il peccato. Una volta entrati nella preghiera, però, avvertiamo la bellezza dell’intimo incontro col Signore, come per gli apostoli: «È bello per noi stare qui» . I tre apostoli sono vinti dal sonno: è come per noi quando sperimentiamo la fatica nel penetrare nel Mistero, sono risvegliati da Gesù, cioè dalla grazia, e vedono la sua gloria. La nube, simbolo dell’immensità di Dio e della sua presenza, li copre tutti. I tre apostoli ascoltano le parole del Padre che definiscono il Figlio come l’eletto: «Questi è il Figlio mio, l’eletto, ascoltatelo». Essi reagiscono con timore e stupore. Vorrebbero attaccarsi a questo momento, evitare la discesa dalla montagna e il suo peso di abitudine, di oscurità, di passione. Questa visione non li solleverà dal peso della vita di tutti i giorni, spesso spogliata dello splendore del Tabor, e neanche li dispenserà dall’atto di fede al momento della prova, quando le vesti bianche e il viso trasfigurato di Gesù saranno strappati e umiliati. Ma il ricordo di questa visione li aiuterà a capire. La Trasfigurazione continua ad essere un aiuto per superare le crisi che la sofferenza produce oggi anche a noi. I discepoli assonnati sono lo specchio di tutti noi. La voce del Padre è diretta a loro, come a noi: «Questi è il mio Figlio, il mio eletto, ascoltatelo!».  Ci sono dei momenti nella vita quando la sofferenza è così grande che arriviamo a pensare: Dio mi ha abbandonato! Ma poi sperimentiamo che Lui non si era mai allontanato, ma eravamo noi ad avere gli occhi oscurati dalla nostra poca fede e non ci accorgevamo della sua presenza. Allora tutto cambia e si trasfigura. Nel percorso quaresimale siamo invitati anche noi a compiere un viaggio insieme a Gesù, un viaggio in salita, perché siamo chiamati ad uscire da una quotidianità spesso frettolosa e piena di ansie. Siamo chiamati ad entrare nella preghiera, che non è un moltiplicare le nostre orazioni, ma entrare nella contemplazione del mistero di Dio. Siamo chiamati a vincere la tentazione del fermarsi e il rischio di lasciarci prendere dalla paura di non riuscire; siamo chiamati all’ascolto di Dio, ma anche a continuare il nostro percorso di vita, testimoniando, da trasfigurati, la stupenda bellezza di essere cristiani. © riproduzione riservata L’immagine: Carl Heinrich Bloch, Trasfigurazione di Gesù (1872)  

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