Sanità, 10 anni segnati dal project financing

Sarà pur vero che, come dice un proverbio nostrano, a s’arvure ruttu tottus curren a fagher’ linna, ma oggi è fin troppo facile sparare sul project financing della (ex Asl) di Nuoro. Troppo facile, scordando fatti e antefatti, plaudire al Tribunale amministrativo regionale che ha cassato quell’operazione riassunta nella cifra di un miliardo di euro in trent’anni con la finanza di progetto che prevede il finanziamento e la gestione dei privati in cambio delle entrate derivanti, in questo caso i canoni versati dalla sanità pubblica. Riannodando il filo della memoria, l’unico che almeno per coerenza, è titolato a gioire è il deputato Roberto Capelli che, esattamente dieci anni fa, fu l’unico a contrastare da consigliere regionale dell’Udc quello strumento portato avanti dall’allora manager Franco Mariano Mulas, regnanti e benedicenti l’operazione alla Regione il presidente Renato Soru e l’assessore alla Sanità Nerina Dirindin. Potrebbe – pur con qualche indecisione nel non portare fino in fondo la sua battaglia – alzare oggi la voce anche Paolo Maninchedda che da consigliere regionale nel 2011 aveva fatto il conto della serva: «Se la Regione contraesse per la Asl un mutuo di 45 milioni 569 mila euro a 10 anni, pari alla quota privata dell’investimento previsto dal project, pagherebbe circa 5,8 milioni di euro di rata annua, per 10 anni, a un tasso ipotizzato al 5%. In totale avrebbe una spesa alla fine del decennio di 58,5 milioni di euro. Invece oggi, secondo il project, la Asl dovrebbe pagare 5,1 milione di euro per 25 anni, per un totale di 129 milioni». Facile quindi, a parte il rumoroso silenzio di molti consiglieri regionali nuoresi, stracciarsi le vesti oggi e buttare la croce sull’assessore regionale alla Sanità Luigi Arru, dimenticando che in realtà il Tar Sardegna già il 10 marzo del 2011 (sentenza numero 213) aveva cassato il project, annullando il bando di gara con questa motivazione: «L’operazione negoziale ed economica conclusa all’esito della procedura di affidamento in esame, si caratterizza per costituire uno strumento con il quale si elude l’applicazione delle norme e dei principi che disciplinano la concessione di lavori pubblici e il project financing, facendo conseguire alle parti un risultato precluso dall’ordinamento. E ciò – si ribadisce – attraverso la previsione (in netto contrasto con lo schema normativo tipico) di una remunerazione degli investimenti dei privati concessionari posta interamente a carico dell’amministrazione aggiudicatrice, senza che si verifichi quella traslazione in capo ai privati del rischio economico e gestionale (elemento essenziale dello schema contrattuale del project financing) collegato alla svolgimento dei servizi erogati attraverso le opere pubbliche realizzate, in modo tale che il rientro e l’adeguata remunerazione dei capitali investiti siano assicurati dalla redditività dell’iniziativa economica intrapresa».

VULNUS GIURIDICO. In soldoni il partner privato – contestava il Tar – scaricava il rischio d’impresa tutto sul pubblico. Più o meno le stesse motivazioni ribadiTe oggi sempre dai giudici amministrativi, quella prima sentenza è stata in qualche modo cassata dal Consiglio di Stato grazie a un’escamotage: la società che l’aveva provocata , rientrata nel project da cui era stata esclusa in un primo momento, ha ritirato il ricorso e, quindi, mancando il motivo del contendere, la terza sezione del Consiglio di Stato (sentenza n. 919 depositata il 21 febbraio 2012) ha annullato la decisione del Tar ripristinando il contratto iniziale senza avere la possibilità di entrare nel merito della vicenda. Con il centrodestra di Ugo Cappellacci alla presidenza della Regione e il dottor Giovanni Maria Soru a guidare l’Asl di Nuoro, le motivazioni giuridiche sul rischio di impresa sono state ignorate e anzi della decisione del Consiglio di Stato è stata data una valutazione estensiva tanto da portare il 27 gennaio del 2014 alla stipula di un atto aggiuntivo che, secondo i critici, avrebbe finito per snaturare lo stesso project, aprendo la strada tra l’altro a decine di assunzioni, aggravandone l’illegittimità iniziale. Già questo atto aggiuntivo è stato annullato l’8 marzo 2013 dal commissario Mario Palermo che poi ha revocato la concessione in sede di autotutela provocando quel ricorso da parte del concessionario respinto l’altro ieri dal Tar che, quindi, ha praticamente azzerato il Project financing.

L’INTERVENTO DI CANTONE. A uccidere definitivamente il primo vero grande esperimento in Sardegna di “Finanza di progetto”, in verità snaturata rispetto all’impostazione iniziale, è stata però in realtà l’Autorità anti-corruzione con un provvedimento pesantissimo firmato da Raffaele Cantone  e depositato il 7 settembre 2016. In sedici pagine (consultabili su http://www.anticorruzione.it/portal/rest/jcr/repository/collaboration/Digital%20Assets/anacdocs/Attivita/Atti/Delibere/2016/919/Deliberazione_919_2016.pdf) si ricostruisce la storia del Project financing, con una pesantissima chiosa finale di cui non si conoscono gli sviluppi (salvo una guerra interna alla magistratura che ha visto in qualche modo le vicende dell’Asl di Nuoro costare la nomina a Procuratore della Repubblica di Cagliari e della Direzione distrettuale antimafia del procuratore della Repubblica di Nuoro) conseguenti alla decisione di «inviare il presente provvedimento alla Procura della Repubblica di Nuoro e alla Procura della Corte dei Conti della Regione Sardegna per i seguiti di competenza». Nella 30 righe finali della delibera adottata dal Consiglio dell’Autorità anticorruzione nell’adunanza del 31 agosto 2016, cè la reale spiegazione dell’ultima decisione del Tar: «L’operazione negoziale ed economica conclusa all’esito della procedura di affidamento in esame si caratterizza per costituire uno strumento con il quale si trasgredisce l’applicazione delle norme e dei principi che disciplinano la concessione di lavori pubblici e il project financing (artt. 2, 143, e 153 del d.lgs. 163/06) nonché gli appalti pubblici in generale, facendo conseguire alle parti un risultato precluso dall’ordinamento; e ciò attraverso la previsione (in netto contrasto con lo schema normativo tipico) di una remunerazione degli investimenti dei privati concessionari posta interamente a carico dell’amministrazione aggiudicatrice, senza che si verifichi la necessaria traslazione in capo ai privati del rischio economico e gestionale (elemento essenziale del project financing) collegato alla realizzazione dell’opera ovvero allo svolgimento dei servizi erogati attraverso le opere pubbliche realizzate; alla luce dello specifico assetto contrattuale che emerge nella concessione originaria – ed ancor più con il secondo atto aggiuntivo – si rileva un’inversione dell’allocazione del rischio, sia di costruzione che di disponibilità, in aperta violazione delle prescrizioni e degli indirizzi comunitari e nazionali; conseguentemente, nel caso di specie, si versa in un classico contratto di appalto/servizi, nel quale vi è unicamente il rischio imprenditoriale derivante dalla errata valutazione dei costi di costruzione rispetto al corrispettivo che si percepirà a seguito dell’esecuzione dell’opera; le modalità di sub-affidamento dei servizi oggetto di concessione intervenute a seguito della cessione delle quote di PSSC dapprima a Cofacons S.c.a r.l. e successivamente a Nuova Cofacons S.c.a r.l., stante il mancato assenso della ASL – il quale risulta ancora sospeso e subordinato alle verifiche sui requisiti dei soci/prestatori del consorzio che effettivamente esplicano i servizi – configurano, per quanto in atti, una violazione del divieto di cui all’art. 118 del d.lgs. 163/06; si da mandato all’Ufficio istruttore di trasmettere ai sensi dell’art. 213, comma 6, del d.lgs. 50/2016, la presente deliberazione ai soggetti coinvolti nel procedimento istruttorio e alla committente ASL, con l’invito a dare riscontro – nel termine di giorni 30 – e a indicare le iniziative adottate a seguito del presente deliberato».

SETTECENTO POSTI DI LAVORO A RISCHIO. Anche alla luce di questo deliberato e alle verifiche derivate dal preciso mandato della Giunta regionale, Mario Palermo non ha potuto far altro che sospendere il Project, provvedimento avallato dal Tar che ha respinto il ricorso della concessionaria ma lasciando intravedere uno scenario non certo incoraggiante: oltre l’annunciato ricorso al Consiglio di Stato, il Polo sanitario della Sardegna Centrale che raggruppa le varie società concessionarie, dovrà affrontare l’Ats (Asl unica) davanti alla giustizia civile per farsi pagare, oltre il risarcimento dei danni, i lavori e gli investimenti già effettuati nelle strutture ospedaliere e nelle strumentazioni sanitarie. Resta poi aperto il capitolo dei lavori sospesi che dovranno essere ultimati e, soprattutto, quello del personale: 250 posti dipendenti della Aep Multiservizi concessionaria delle pulizie, Cup, portierato e guardiania. Un problema che rischia di diventare devastante anche perché, trattandosi di lavoratori assunti per un orario ridotto settimanale e quindi a mezzo stipendio, difficilmente possono tutti conservare il posto. Un problema enorme ben presente nelle dichiarazioni del post-sentenza, anche se non di immediata soluzione perché in ogni caso si dovrà attendere la pronuncia del Consiglio di Stato.

ARRU: «TUTELARE SERVIZI E POSTI DI LAVORO». «Non ci sorprende la sentenza del Tar», è il commento dell’assessore regionale alla Sanità Luigi Arru: «Già dal 2015 l’assessorato aveva chiesto alla Asl di Nuoro di fare chiarezza sul project assegnando, questo obiettivo specifico all’allora commissario. Prudenzialmente abbiamo inserito nell’ultima manovra finanziaria i fondi per consentire all’Ats di far fronte alle obbligazioni in essere con la società di progetto. Alla Direzione della azienda unica, inoltre, abbiamo dato mandato affinché, in questa fase di transizione, vengano assicurati i servizi ai cittadini e salvaguardati i lavoratori». Soddisfatto anche il direttore generale dell’Asl unica. «I giudici amministrativi – ha infatti dichiarato Fulvio Moirano – hanno riconosciuto che si trattava di un bando sbilanciato a favore degli aggiudicatari, che di fatto non avevano rischio di impresa, e con gli oneri a carico del servizio pubblico. Per quanto ci riguarda, siamo preparati a subentrare nella gestione dei servizi finora in capo al Polo Sanitario Sardegna Centrale Società di Progetto spa». Più realista, pur in un commento a caldo condizionato dalla necessità di studiare le 158 pagine del dispositivo, il giudizio del direttore dell’Assl di Nuoro, Andrea Marras: «Adesso dobbiamo gestire gli effetti di questa sentenza in tutta tranquillità e sappiamo già che non sarà facile».

POSSIBILE RISPARMIO DA 361 MILIONI. Intanto – almeno stando alle dichiarazioni di Roberto Capelli – nel momento in cui anche il Tar ha sancito la giustezza del suo operato, a pagare pare sia stato il commissario straordinario Mario Palermo il cui nome non è stato preso in considerazione nel momento in cui sono stati disegnati gli organigrammi dell’Ats, l’Azienda sanitaria unificata. Eppure il manager con i suoi collaboratori avrebbe dimostrato che senza il project si potrebbe risparmiare ben 361 milioni 412mila 107 euro, 8 milioni 174mila 574 euro all’anno. Nel dettaglio – cifre confutate comunque dai concessionari – sarebbe inferiore il costo di 66 milioni nelle opere edilizie. Entrando nei dettagli, per quanto riguarda le opere di edili non dovrebbe essere corrisposto il cosiddetto canone di disponibilità che ammontava a 107 milioni e 652mila 500 euro ma dovrebbero essere pagate le strutture già realizzate e quelle da portare a termine. Se l’opera venisse completata come prevista nel progetto originario e con i costi del contratto in concessione ci sarebbe un risparmio di oltre 66 milioni di euro; 250 mila euro all’anno su un totale di 2 milioni e 667mila euro gestendo direttamente i servizi di ausiliariato, due milioni sul Cup che attualmente costa 4 milioni 153mila euro; 4 milioni e mezzo di euro a fronte degli attuali 6 milioni e 700mila euro sull’ingegneria clinica.

«ARRU SI DIMETTA». Numeri da confermare e, ovviamente da verificare nella realtà, ma che restano alla base della polemica politica e finiscono addirittura per minare la stessa riforma sanitaria che sta per essere discussa dal Consiglio regionale. «La decisione del Tar sul project financing ci porta a chiedere le dimissioni dell’assessore della Sanità Luigi Arru e di chiedere il blocco dell’arrivo in Aula previsto per martedì 26 settembre della riforma sulla rete ospedaliera», ha tuonato la consigliera di Campo progressista-Centro Democratico, Annamaria Busia, in una conferenza stampa convocata insieme al deputato Roberto Capelli. «Arru – secondo i due esponenti del centrosinistra  da tempo però molto critici con la Giunta Pigliaru – dovrebbe lasciare perché, di fatto, è stato inerte e non ha sostenuto tempestivamente l’azione dell’allora commissario Mario Palermo, mentre sulla rete ospedaliera ribadiamo che servirebbe un supplemento di riflessione, ora a maggior ragione, prima di chiedere un sacrificio ai sardi bisogna tagliare gli sprechi e il project è l’esempio lampante».

«MAFIOSITÀ DIFFUSA». Molto severo sul fato specifico il giudizio di Roberto Capelli:  «L’Anac – spiega il deputato nuorese – definì il project “un tipico esempio di appalto in frode alla legge” . Già nel 2007 denunciai pubblicamente l’illegittimità palese della strutturazione di questo progetto. Sottolineo come il valore del project sia superiore al giro di denaro di “Mafia capitale”, circa un miliardo di euro in 27 anni. Eppure non c’è stato l’eco opportuna per una vicenda che ha legittimato un sistema di mafiosità diffusa. La politica – conclude Capelli – ha preferito girare la faccia dall’altra parte, e lo stesso Arru avrebbe dovuto affiancare Palermo in tutte le sue azioni. La soluzione di questa vicenda era politica, e quando interviene la magistratura vuol dire che la politica ha fallito».

CUCCA DIFENDE L’ASSESSORE. In difesa dell’assessore regionale alla Sanità, in una polemica che vede incrociare le lame tre nuoresi, si schiera il senatore Giuseppe Luigi Cucca, segretario regionale del Pd: «La Regione – scrive in una nota – ha agito con correttezza e tempestività rispetto al rischio di illegittimità del project financing della Asl di Nuoro, dando mandato all’allora commissario di procedere per evitare ulteriori danni e responsabilità amministrative e contabili, oggi confermate dalla pronuncia di annullamento del Tar Sardegna. Le accuse rivolte alla giunta regionale sono irricevibili e pretestuose, perché trascurano gli interventi fatti dall’assessorato alla Sanità e dall’Azienda per la tutela della salute, per fare chiarezza sulle procedure e affrontare la paventata irregolarità dell’affidamento della gara, procedendo in autotutela». Allo stesso tempo, ribadisce Cucca, «sono state adottate tutte le precauzioni per garantire la continuità dei servizi e dei rapporti di lavoro evitando in questo modo eventuali ricadute negative sui cittadini». La pronuncia del giudice amministrativo è quindi «da cogliere con favore – prosegue il segretario regionale del Pd – perché contribuisce a chiarire la vicenda, e ripristinare la legalità nella sanità nuorese, per troppo tempo lasciata nelle mani di una gestione politica e amministrativa alquanto discutibile». Per quanto riguarda invece la riforma della rete ospedaliera, Giuseppe Luigi Cucca sottolinea infine l’apertura già  espressa da Arru durante l’incontro di ieri del Comitato sanità del Pd, «ad apportare ulteriori modifiche e, se necessario, concordare con la commissione consiliare competente lo slittamento dei tempi di discussione in aula».

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