Rompere il silenzio sul dramma del Venezuela

Secondo un report dell’Onu, un milione e 600 mila già fuggiti dal loro paese, mentre in migliaia continuano a premere alle frontiere di Colombia che ne ha già accolti 820 mila; Perù (400 mila che entro novembre dovrebbero arrivare a mezzo milione), Ecuador (560 mila). In Italia qualcuno si ostinerebbe a chiamarli “migranti economici”, in realtà scappano dalla fame e da una crisi economica e sociale che passa sotto silenzio nonostante una situazione talmente drammatica da costringere oggi il segretario generale dell’Organizzazione degli Stati Americani (Osa), Luis Almagro a non escludere un intervento militare per risolvere la grave crisi economica, umanitaria e migratoria.

Venezuela: il dramma di un popolo e la voce della Chiesa. La situazione attuale, tra crisi e oblio internazionale”: già il tema del dibattito promosso a Lanusei dal vescovo d’Ogliastra monsignor Antonello Mura per lunedì 17 settembre (inizio alle ore 18.30, aula magna del Seminario), c’è la precisa volontà  di squarciare quel muro  di  silenzio che rischia di diventare complicità, invitando il cardinale Baltazar Enrique Porras Cardozo, arcivescovo di Merida e amministratore apostolico di Caracas (foto in alto), e monsignor Luis Enrique Rojas Ruiz, vescovo ausiliare di Merida, testimoni privilegiati  e protagonisti dell’impegno della Chiesa per contrastare quella che ormai ha assunto la dimensione di una catastrofe umanitaria, compresi le crisi di rigetto nei paesi ospitanti dove aumentano le tensioni sociali e i Governi cercano di limitare l’afflusso pur non contestando almeno apertamente il dovere dell’accoglienza. Situazione che da tempo ha superato il limite della tollerabilità. Non a caso, sempre oggi, lo stesso Luis Almagro in visita a Cucuta, cittadina colombiana invasa dai profughi che potrebbe essere definita la nostra Lampedusa, ha accusato il governo di Caracas «di perpetrare crimini contro l’umanità e violazioni dei diritti umani: il potere venezuelano ha usato miseria, fame, mancanza di medicine e strumenti repressivi per imporre la sua volontà politica alla gente. Cucuta esemplifica la denuncia contro la repressione, la fame, la miseria generata dalla dittatura bolivariana». Lunedì prossimo ascoltando a Lanusei il cardinale Porras Cardozo e il vescovo Ruiz sarà possibile riflettere sulla parabola venezuelana incarnata da quell’Hugo Chávez  che tante simpatie suscitava anche In Italia per il suo populismo socialista e antimperialista, ha trascinato un paese con le maggiori riserve di petrolio al mondo nel baratro: delle 800 mila aziende operative nel 1999, quando Chavez è arrivato al potere, oggi ne restano soltanto 230 mila, quindi quel comunismo intriso di statalizzazione ha fatto fallire  di circa 570 mila aziende. Poi la corruzione e la malagestione: nei primi 14 anni del “chavismo” sarebbero scomparsi cerca 300 miliardi di dollari, proventi derivanti soprattutto dal petrolio la cui produzione è poi crollata a poco più di un milione di barili al giorno contro i tre milioni del 2011. Nelle ultime elezioni di maggio il delfino di Chavez (morto nel 2013) Nicolas Maduro, riconfermato a maggio nelle elezioni-farsa a cui ha partecipato il 30% dei votanti, governa con la repressione (30 morti solo negli scontri dello scorso aprile) e affama i suoi 30 milioni di cittadini. Nonostante i roboanti annunci governativi, il Fondo monetario ipotizza un’eplosione tendenziale dei prezzi addirittura di 1.000.000%. Per fare alcuni esempi, secondo le testimonianze sulla vita reale un chilo di carne di manzo viene venduto a 7,5 milioni di bolivares e, quindi, con il salario minimo fissato per legge a 3 milioni di bolivares al mese, per un chilo di carne si spendono 2 mensilità e mezza. Ancora: sappia chi, spesso giustamente, si lamenta i Italia delle spese di ogni inizi d’anno che per oggi in Venezuela per far studiare un figlio si spenderebbero per un anno 450 salari minimi.