Riscoprire il senso dell’attesa

Benediciamo il Signore che ci dà la gioia di iniziare un nuovo anno liturgico con l’Avvento, tempo che ci parla di attesa. Attendiamo il Signore che viene a visitare la vita di ciascuno di noi, viene a portare novità, a fare nuove tutte le cose, a parlarci di vita. Oggi la Chiesa pone davanti a noi la venuta del Figlio dell’uomo della quale non conosciamo il giorno né l’ora, ma è certo che Gesù viene ancora a visitare l’umanità. Lo ha già fatto nell’incarnazione quando Dio si è mostrato a noi bambino a Betlemme, viene ogni giorno e verrà alla fine dei tempi nella gloria a prendere con sé l’intera umanità, la Sposa che si è preparato, per presentarla, pieno di gioia, davanti al Padre. Nel Vangelo Gesù oggi ci ricorda che verrà nella sua potenza, all’improvviso, non per spaventarci o per condannarci, ma per invitarci a vivere vigilanti il ritorno del Signore. Attendiamo con nostalgia di rivedere colui che già abbiamo conosciuto nella fede, di risentire una voce amata, di abbracciare Colui che da sempre ci ama e che anche noi abbiamo imparato ad amare. La nostra è un’attesa gioiosa come quella della sposa che attende il suo Sposo, con l’orecchio teso, vigile, per percepire il suo passo, pronta ad aprire la porta della sua casa. Nella sua bontà verso di noi non ci lascia nell’ignoranza, ma ci suggerisce quale deve essere il nostro atteggiamento nell’attesa. Siamo invitati a tenerci sempre pronti all’incontro, come Noè che si prepara attivamente alla salvezza costruendo l’arca, mentre i contemporanei, come tutti i contemporanei di sempre, non si accorgono di nulla: dimentichi di Dio e incurvati sulla terra, sono intenti a mangiare e bere, sposarsi, comprare e vendere. Anche il discepolo di Gesù si occupa delle stesse cose, ma senza preoccuparsene, ha uno spirito diverso e lo sguardo rivolto al Signore. Infatti, tutta la vita è una preparazione all’incontro con Lui nella ordinarietà quotidiana.
Quel giorno, il giorno del Signore, non è un tempo sconosciuto o fuori dalla nostra portata, è oggi, l’oggi che viviamo giorno per giorno, è il momento di ogni nostra scelta, di ogni nostro incontro, di ogni gioia che ci è donata e di ogni sofferenza con cui ci misuriamo. Vegliare e pregare ogni momento è dunque riempire di senso la vita nostra e quella degli altri, trasformandola in un canto di lode. Così diventa preghiera ogni atto della nostra vita, con la certezza che l’amore di Dio ci accompagna fino ad essere rivestiti del Signore Gesù che ci rende capaci di agire come in pieno giorno, con le opere che illuminano la notte del mondo. In quel giorno, un popolo nuovo, pacifico, eleverà a Dio il canto dei salvati che entrano con gioia nella Gerusalemme del cielo.
Viviamo dunque nella gioia l’attesa del Figlio dell’uomo, non ripiegati su noi stessi, chini sulle nostre piccole cose di ogni giorno, ma guardando in alto, spaziando con lo sguardo e desiderando ardentemente il suo ritorno per poter stare sempre con lui.

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