Ripresa pastorale con associazioni e movimenti

Recuperare il senso della comunità: è forse questo il tema centrale della riflessione che il Vescovo sta portando avanti, insieme agli operatori pastorali, negli incontri foraniali. Nella impossibilità di vivere unitariamente un convegno diocesano, questi incontri rappresentano momenti di sosta, di ascolto e di condivisione nell’ottica di una ripartenza delle attività nelle varie comunità della diocesi. È questo «un tempo di prova – ha sottolineato il Vescovo nell’appuntamento di Nuoro del 21 ottobre scorso – che misura la mia capacità di essere credente», ma è anche «tempo di fede in cui sperimentiamo la presenza del Signore». È ancora «tempo di riavvio: sacramenti, catechesi, gruppi, vita della comunità. Non possiamo attendere che tutto torni normale, la parrocchia sia accogliente e disponibile come sempre. Ogni gesto – ha proseguito – è segno del sacramento della Grazia che non viene a mancare. La Grazia non è sospesa, non può essere frenata». Occorre dunque «pensare comunitariamente perché la fede si comunica, si vive al plurale», da qui il mandato ad annunciare il Vangelo: siate coraggiosi – ha detto il Vescovo agli operatori pastorali –, solidali, coinvolti e coinvolgenti».
Nella chiesa del Sacro Cuore erano presenti le varie anime della città, oltre ai rappresentanti delle parrocchie e ai catechisti anche i responsabili di gruppi, associazioni e movimenti. Anche per loro è stata occasione per rileggere i mesi più duri della chiusura e guardare alle prospettive per la ripresa. «Il lockdown ci ha costretto a considerare ciò che era realmente importante per la nostra vita, anche in maniera dura, senza possibilità di alcun inganno – dice Francesca Piccu di Comunione e Liberazione–: abbiamo fatto i conti con la realtà, abbiamo capito che nessuno si salva da solo. Questa consapevolezza però non ci ha portato alla disperazione ma ha ravvivato il desiderio di vederci, di sentirci costantemente in videochiamata facendoci riscoprire la comunità e che cosa sia la fraternità. Abbiamo ripreso la quotidianità anche con i nostri amici lontani da Nuoro. Ci siamo riscoperti più vicini anche se non potevamo avvicinarci, salutarci e abbracciarci, confermandoci che nulla è scontato. Se ci sarà un nuovo lockdown – conclude – ripartiremo da questa certezza. Possiamo rimanere isolati, ma di certo non siamo soli nellaconsapevolezza che ogni giorno è “Tu che mi fai”».
«Il lockdown per molti ha rappresentato il momento in cui tutto sembrava statico, vuoto, vano. Laddove però tutto appare perso ecco che risplende con maggior vigore la luce della speranza dell’amore della solidarietà, dell’essere una sola persona con l’altro anche a distanza.
Il Movimento dei focolari – dice Pasqualina Borrotzu – non ha mai smesso di guardare al prossimo e compiere con lui e per lui azioni di sana umanità. Innanzitutto ha preservato e potenziato, attraverso la piattaforma Zoom, i contatti a livello internazionale, nazionale, regionale e locale, mediante incontri periodici atti a rafforzare i legami e crescere così insieme nell’ideale dell’unità. Intendiamo per il futuro – prosegue – continuare con videoconferenze e come è possibile con iniziative di solidarietà varie verso il prossimo. Nessuno ha avuto paura di partecipare alle celebrazioni né di partecipare ed essere utile ad attività parrocchiali».
Hanno dovuto modificare le proprie attività anche le associazioni che si occupano di anziani, ammalati e persone con disabilità. L‘Unitalsi «ha, come è ovvio, sospeso ogni incontro da marzo. La nostra attività principale – spiega Giulio Giorgi – consiste nell’animare il sabato pomeriggio ai nostri ospiti presso la nostra sede. Durante l’anno organizziamo delle gite e stiamo tutta la giornata insieme. Nel mese di luglio si svolge il nostro pellegrinaggio annuale a Lourdes. Tutte queste attività, per necessità e anche per disposizione dalla direzione nazionale, sono state annullate. Avevamo stabilito di fare degli incontri a partire da ottobre ma vista la recrudescenza del virus abbiamo deciso di aspettare. Tutto questo però non ci ha fatto perdere i contatti con i nostri ospiti infatti li sentiamo costantemente per telefono e cerchiamo di non farli sentire soli e abbandonati dalla nostra associazione».
Attività sospese anche per l’Adi (Associazione diocesana insieme): «L’ultima nostra giornata comunitaria è stata la domenica di carnevale, poi causa emergenza sanitaria abbiamo chiuso tutte le attività. Ritengo, anche come medico in prima linea nella lotta al Covid19 – afferma Tonina Carai – che sia prudente ed opportuno riprogrammare le attività solo a fine emergenza. Penso che questo periodo comunque ci sia servito per rivedere le nostre motivazioni e che quando potremmo riprendere lo faremo alla grande».