Ricostruire il passato

«La storia è testimonianza del passato, luce di verità, della memoria, di vita, annunciatrice dei tempi antichi». E Antonio Forma, ingegnere sarulese, la pensa esattamente come Cicerone. Classe 1967, studioso di architettura e urbanistica storiche, fotografo e attualmente docente di matematica al Liceo Scientifico di Sorgono, ha riportato in vita, con un lavoro meticolosamente meraviglioso, l’abitazione dei propri avi del periodo aragonese nel centro storico di Sarule.«Nella zona più antica del paese per quasi 600 anni è sopravvissuta una specie di piano di lottizzazione medievale. Qualcosa che ricorda l’architettura araba. Durante il regno della corona d’Aragona, c’è stata una politica di concentrazione urbana della popolazione, per questioni di censimento e controllo politico. Col Rinascimento c’è stata una ristrutturazione dei centri abitati, hanno fatto grandi opere urbanistiche e dato un assetto preciso, modulare e curato».
Come nasce questo progetto?
«Due anni fa è venuta a mancare mia madre, e ho deciso di andare alla ricerca delle mie radici. Questa era la casa rettorale, del sacerdote Nicola Ena, un mio avo. Dal 1700 al 1947, ci hanno vissuto quattro generazioni dei miei antenati. Si è tramandata intatta fino a 20 anni fa, prima di essere distrutta da un incendio».
E come è stato possibile recuperare tutto con precisione?
«Era lo studio della mia tesi di laurea, grazie a quel lavoro ho potuto recuperare tutto nei minimi dettagli».
Dicevamo dell’idea…
«Ho fatto delle ipotesi, facendo questa proporzione: partendo dal numero enorme di parole castigliane e catalane nel nostro dialetto, ho iniziato questa ricerca. Era la chiave giusta, parlavamo allo stesso modo e vivevamo alla stessa maniera. È stato un lavoro di comparazione tra la Spagna e i paesi del centro Sardegna. Mi sono recato in Aragona, ho osservato le tecniche costruttive, per recuperare e conservare la sapienza artigianale. Con me c’era mio padre di 83 anni, che ha riconosciuto nei villaggi la stessa struttura di Sarule prima della Seconda guerra mondiale».

Entrando in questa abitazione, veniamo catapultati in un’altra epoca: le ceramiche iberiche pregiate, tappeti e cuscini al posto dei divani, arredi barocchi e cassepanchesettecentesche. I colori delle pareti ci avvolgono e ci ricordano la passione degli spagnoli per le pitture fiamminghe e l’attenzione orientale alla percezione psichedelica degli ambienti: ocra e rosso come la terra, verdecome il bosco e azzurro come il cielo. Persino il legno è stato intagliato con tecniche e strumentioriginali della carpenteria dell’epoca, lavoratopersonalmente da Antonio Forma, che si è rivelato anche un bravissimo artigiano. Altra cosa molto interessante è vedere che le porte,di epoca gotica, siano state realizzate con unlegno esotico, probabilmente dei Pirenei, non presente in Sardegna. Questo dimostra una rete di fiorenti scambi commerciali, oltre allapresenza di un governo molto forte che ha pianificato il territorio di un vasto regno. A testimonianza di ciò, si può osservare
anche come le travi del tetto siano state fatte con una tecnica di carpenteria navale, sicuramente realizzate dai carpentieri di Tonara, all’avanguardia all’epoca, a cui venivano commissionate le navi francesi.
Ma per vivere a pieno questa esperienza, vi consigliamo di visitare questo piccolo gioiello dal vivo. E aggiungiamo infine, che forse le amministrazioni dei nostri territori dovrebbero prendere spunto da studi di questo tipo, per riportare in luce pezzi di stagioni che fanno parte di noi, per renderli visibili e liberarli dall’oblio della storia. È importante, come il professor Forma sostiene, capire che anche i nostri paesi hanno vissuto quelle epoche con un certo spirito, dal punto di vista politico e sociale, uniformati ai costumi e alle mode di allora. È necessario riscoprirci membri di unakoinè, seppur divisi in popolazioni diverse, facenti parte di uniche civiltà. «Non dobbiamo vedere questo cambio di governi solo come una successione di dominazioni, semplicemente abbiamo fatto parte della storia come tutti gli altri». Un docente di Storia dell’Architettura all’Università di Cagliari, Marco Cadinu, diceva sulla situazione frammentaria della Sardegna: «Trovo un coccio, lo osservo e lo butto via senza dargli valore perché non riesco a risalire alla forma del vaso. Però se cerco e trovo gran parte del vaso, riesco a collocare quel pezzo di coccio».
Ed è questo che ha voluto fare Antonio Forma, andare a cercare il vaso, restaurarlo, per poi donarlo, anzi, restituirlo a noi.

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