In ricordo di Antonello Pellegrini

Pubblichiamo un profilo dello sportivo nuorese recentemente scomparso nel ricordo di Gian Luca Bardeglinu.

Nessuno avrebbe osato pensarci. Nemmeno la mente più audace nella memoria calcistica o storica regionale, avrebbe pensato oggi di parlare di Antonello Pellegrini al passato, anche perché solo fino a qualche giorno fa, in chiunque lo incontrasse, dispensava l’immancabile sorriso spensierato e puerile, che da sempre lo aveva contraddistinto: in carriera da giocatore e ultimamente da allenatore. Conservò lo guardo severo per i tre figli a cui toccava un’eredità importante e già dai nomi, sapendo che la moglie Melinda Masu è figlia di un altro autentico campione cittadino, a cui Antonello aveva dato quelli dei nonni. Due splendidi nipoti d’arte: Nardino e Irene. Al figlio grande invece lasciò il nome del padre: Aldo. Scomparso anche lui giovanissimo e che, guarda caso, in pieno rispetto con la tradizione, il diretto erede è oggi ginnasta di interesse nazionale, in forza al Vercelli. Leggere tutti questi aneddoti, ora più che mai, fa ancora più male, sapendo quanto la sorte possa essere ingrata con un popolo d’eroi. Antonello era il capostipite di una generazione di fenomeni che avevano popolato lo stadio quadrivio a inizi anni novanta, con la maglia della Nuorese. ai quali la classifica avulsa aveva negato la scalata in Interregionale dalla Promozione dato che ai tempi non esisteva l’Eccellenza. Fa ancora più male pensare che il nostro progetto, di organizzare una partita per riportarli tutti assieme in campo, non potrà aver seguito, perché indelebilmente macchiato dall’assenza di uno dei campioni più rappresentativi: il numero dieci. In un periodo in cui Maradona infiammava la massima serie, era sempre la più ambita e rispettata. A volte gli veniva chiesto di giocare largo, a volte a centro campo in interdizione, ma Antonello aveva sempre dato il meglio di sé in regia d’attacco, incarnando il ruolo di moderno trequartista. Fu una generazione che incarnava il meglio del meglio, l’ultima squadra completamente locale e non nel senso proviniciale, ma in quello puramente nuorese e tale era l’allenatore che dirigeva con serietà e ambizione, Gianni Magnasco. Il quadrivio impazziva per loro e Antonello era uno dei più talentuosi assieme all’anziano capitano Peppino Picconi, ma anche agli storici compagni e amici: Maurizio Puggioni, Sergio Branca, Sandro Moro e Antonello Stocchi. In realtà il numero otto non era di Nuoro, ma chi poteva rinfacciare ai tempi al grande Chicco Piras di non essere tale dopo quanto aveva dato al calcio di questa gloriosa città? La carriera di Antonello aveva subito una battuta d’arresto quando, alla corte di Sergio Crovi al Carbonia in serie C2, aveva subìto un brutto infortunio al ginocchio che ne condizionò irreparabilmente il seguito della carriera. L’ultima volta che ebbi modo di vederlo in campo fu a Lodine, il 16 Luglio del 2005, in occasione di un triangolare realizzato guarda caso per beneficenza e Antonello era un autentico dispensatore di umanità. Lo scopo della raccolta fondi era ammirevole e triste. Triste perché lasciava intravedere il dolore di una famiglia che aveva bisogno di soldi per poter salvare la vita al proprio figlio con un delicato intervento chirurgico realizzabile, soltanto, in America. Già perché se uno rischia di morire deve anche perdere tutto quello che ha e, che non ha, per potersi curare. Con le vecchie glorie del Cagliari anche Ricciotti Greatti e Tomasini scesero in campo per aiutare quel bambino. Giocavano ancora bene nonostante gli anni. Il più impressionante, anche sotto il profilo atletico, era Mario Perra. Vantando un trascorso giovanile nella Primavera, giocò col Cagliari, e fu anche l’autore della rete che fece si che la rappresentativa Campidanese si imponesse su quella Nuorese. Curiosità della partita fu che la squadra Cagliaritana si presentò al campo senza portiere e, la Nuorese, gli prestò Antonello Stocchi che, guarda caso, in quell’incontro si rivelò decisivo a negare la gioia del gol al suo ex compagno, Antonello Pellegrini, respingendo dall’incrocio dei pali una splendida battuta su punizione e gli spalti traboccarono con un’esplosione di orgoglio rabbioso, da sogno: da infarto fulminante.

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