«Ricevete lo Spirito Santo»

Ricorderemo ancora negli anni a venire questa Pentecoste. Sì, lo Spirito Santo ci farà ricordare questo tempo “sospeso” tra questa realtà di pandemia e ciò che eravamo prima che tutto questo accadesse. Siamo a Pentecoste! Quante similitudini, oggi, con la primissima Chiesa nascente «Cenacolo nel quale venne gettato il lievito che fece fermentare l’intero universo. Cenacolo, madre di tutte le chiese! Grembo meraviglioso che ha generato templi per la preghiera» (S. Efrem). Possiamo, ben dire di essere stati generati, oggi, da quel “grembo meraviglioso” di allora. Nel santo evangelo di questa solennità, in cui è racchiuso tutto il mistero pasquale, non c’è un ordine cronologico, così in tutto quello che riguarda lo Spirito Santo non c’è nessun limite di spazio o di tempo e possiamo sospendere questo tempo “sospeso” per entrare nel Cenacolo di Gerusalemme. «La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei giudei». La paura, il timore, allora come oggi; a Gerusalemme il timore dei discepoli di essere condannati e catturati com’è stato catturato Gesù, noi attanagliati dalla paura e dall’angoscia di essere contagiati in questa epidemia, di soccombere all’invisibile forza di un microscopico virus, rinchiusi nelle nostre case per decreto e per paura. Eppure, ciò che sembra lontano si realizza: arriva la liberazione! San Giovanni in questa pagina evangelica ci racconta di questa liberazione dei discepoli dalla paura. L’amore e la gioia che provano nel rivedere il loro Maestro e Signore con le piaghe gloriose sulle mani e nel costato li libera dal timore. Rivederlo è per loro gioia pura, amore rinnovato.
Noi, invece, abbiamo vissuto la festa di Pasqua forse non proprio come una festa di risurrezione, molti certamente piangendo i loro morti che non hanno potuto accompagnare nell’ultimo tratto della vita terrena e, tutti, sicuramente con negli occhi le immagini dei camion militari incolonnati nelle notti quaresimali a portare altrove i morti che non potevano essere accolti nei loro cimiteri. Nessuna celebrazione liturgica, niente processioni con immagini scolpite, non candele, né suono di campane, nessuna Veglia pasquale se non virtuale. Ancora: paura e angoscia! Eppure, «La sera di quello stesso giorno … Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”». Le porte chiuse del Cenacolo non hanno impedito la presenza vivificante e liberatrice di Gesù che dona la sua pace, e alita sui discepoli dicendo: «Ricevete lo Spirito Santo». Lui che è morto di asfissia, ci dà il suo soffio, ci dona lo Spirito, tutto ciò che gli rimaneva. Lo stesso alito vitale col quale ci aveva creati. Quella brezza che ci ha trasformato da polvere informe a immagine di Dio. Qualunque cosa ci accada. Lui è la nostra Pasqua, il nostro passaggio verso l’amore eterno del Padre, «immersi in un solo Spirito per formare un solo corpo», quello di Cristo, come ci dice San Paolo e niente ci potrà separare da Lui! Il primo messaggio di
questo Vangelo ci aiuta a risvegliare in noi il senso della gioia perché alla fine il Signore vincerà, il suo progetto di vita per noi germoglierà; il Regno di Dio sarà portato a compimento perché è già qui. A noi non è dato di conoscere i modi e i tempi in cui tutto questo si realizzerà, le tribolazioni non mancheranno in questo cammino e la morte ne sarà sempre il termine ultimo e la penultima tappa ma, in questa “sera di quello stesso giorno” si compie la nuova creazione: «… All’improvviso dal cielo un rombo come di vento che si abbatte gagliardo … lingue come di fuoco». Pentecoste! Festa del fuoco! «Sono venuto a portare il fuoco sulla terra e come vorrei che fosse già acceso!» Lo Spirito Santo, l’amore del Padre e del Figlio, sempre presente ed operante nelle nostre vicende umane e nell’evolversi cosmico del mondo, è donato a tutti. Tutti siamo toccati da questo fuoco divino e tutti siamo chiamati ad esserne soggetti attivi e corresponsabili. Fuoco divoratore, com’ebbe a definirlo santa Elisabetta della Trinità, che distrugge e trasforma in se stesso tutto ciò che tocca.
Lasciamoci investire da questo vento divino che è lo Spirito Santo, dalla sua luce che rischiara l’oscurità dei nostri cuori e delle nostre vite. Lasciamoci incendiare dallo Spirito, che è presenza di Dio che ci protegge come un padre e ci avvolge con la tenerezza di una madre. Lasciamoci incendiare dalla passione per l’uomo nei suoi infiniti problemi, dalle sue tensioni morali e ideali, lasciamoci incendiare dalla passione per Dio! «La Pentecoste racconta di culture e lingue differenti, che si ascoltavano e capivano, pur restando diverse: ogni cultura assicura dei valori, ogni religione porta delle verità, ogni razza origina un dono». Oggi, finalmente insieme nelle nostre liturgie domenicali, siamo invitati ad ospitare queste diversità, a vincere ogni ostilità, per crescere insieme «gli uni con gli altri, gli uni per gli altri». Affidiamo all’intercessione di Maria Santissima, sempre presente nel fuoco del cenacolo, questa gestazione di un mondo nuovo, questa nuova creazione in atto, affidiamole le nostre vite, la nostra Italia, l’Europa, il mondo intero per «annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio».

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