Regionali, votare a denti stretti

Ognuno di noi può trovare molte ragioni per non andare a votare domenica 24 febbraio. Le elezioni regionali, la stessa campagna elettorale, sono state oscurate e condizionate dalla mobilitazione dei pastori. Tanti hanno riportato le schede in Municipio, altri si esercitano negli appelli a disertare le urne via Facebook. Nella delusione e nel disincanto generale, l’arma del “me ne sto a casa” appare come la migliore per certificare il distacco dalla politica. Ma è davvero così? Non votare può dare un contributo o significa mettersi da parte e lasciare che altri scelgano anche per me?
«Allora devo votare il meno peggio?», mi diceva giorni fa un amico. Sì, purtroppo è così, inutile negarlo o girarci attorno. Cadere però nella logica del “sono tutti uguali” vuol dire che saranno in pochi a scegliere non i diversi ma gli uguali. Mai come questa volta quindi il voto può e deve essere consapevole. Chi porterà avanti le istanze dei disoccupati o dei nostri giovani emigrati o in procinto di partire se i giovani non andranno a votare? Ognuno di noi rifletta su questo perché, se io voto o non voto il 25 febbraio la Sardegna avrà un nuovo Consiglio regionale e quel Consiglio regionale nominato dal 40, 50 o 80 per cento degli elettori, deciderà per i prossimi anni sui destini dell’Isola.
Diventa quasi obbligatorio – pur nella libertà di ognuno – riflettere a denti stretti: informarsi, valutare, cercare tra le coalizioni in lista chi è più vicino alle mie idee, ai miei problemi, alle mie aspirazioni. Premiare o punire il candidato non perché è amico dell’amico, parente del parente, paesano o forestiero, ma verificare le promesse di oggi con la sua storia politica, la preparazione e l’onestà intellettuale.
Non è facile, certo. Astenersi però rischia di essere la scelta più comoda e facile. Lasciare fare agli altri oltre che inutile diventa pericoloso e controproducente. Fuori dal Consiglio regionale rischiano, infatti, di restare non le persone ma i problemi: votare significa almeno aggrapparsi a una speranza, strappare la scheda rinunciare a usare un’arma che sarà pure spuntata ma può ancora fare male.

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