Quarantena in periferia

Sveglia nel silenzio irreale. Sono le mattinate del COVID-19, nelle periferie della Città. A guardare quella parte occidentale, dal volto dei grandi centri del consumo, tutto si ferma. È bastata una settimana per svuotare i vialoni. Nuoro e i villaggi di Barbagia e Goceano si riversavano all’ombra delle luci di centri commerciali affollati. Magari solo per toccare, a pelle, modernità, benessere, per un tuffo nell’abbondanza. Senza sosta, rumori di ferraglie, sino a qualche giorno fa, persino il tentativo di apertura di nuovi ristoranti. Per nulla intimoriti dalla drammatica straordinarietà del momento, giovani cinesi pronti per il loro Sushi-line. Per ora non se ne fà nulla. Anche le colate di cemento di calcestruzzo sono ferme, in un silenzio paradossale. Scheletri di palazzoni imbragati, tra parrocchie e colline ovest cittadino, dove pare che migliaia di persone si debbano insediare, a breve ! Sviluppo urbano. C’è voluto un nemico invisibile, che vola senza ali, che aggrappa e morde, a tradimento, per dire: stop, fermi tutti. Tramestio, cemento su cemento, città che corre, qui in periferia, corse, carrelli di spesa, sfarzo di luci di marche americane, presente e futuro. Silenzi, oggi, marcano il limite, la linea tra il prima e il dopo, di quel virus. La città che degrada verso Bad ’e Carros, Predas Arbas, i palazzi e le villette dell’espansione degli anni ottanta, avvolte da una coltre di attesa, di paure e di speranze, forse.
Rintoccano le campane dalle chiese. Quattro parrocchie ravvicinate, portano nelle case il tintinnio attutito che segna le ore degli appuntamenti religiosi. Tutto virtuale. Parroci coraggiosi, protagonisti dell’web, tentano di tenere sveglie le coscienze. La Rete è la “nuova casa di Dio”. “ Spero che stiate tutti bene, lontano dal virus”, messaggio Whats App del Parroco. “Per la Via Crucis ho un’idea: a turno, 2 persone, massimo 3 per volta, in Chiesa pregheranno una delle 14 stazioni, fermandosi una decina di minuti circa e dandosi il cambio in modo tale da non fare gruppo”. Via Crucis a piccole rate. Un modo per stare vicino al popolo. Per concludere “ Buna quarantena, pardon, buona quaresima”, a significare che le due cose oggi non sono alternative, ma forse coincidono.
Non ci sono i grandi condomìni tra Funtana Buddia e Città Giardino. Dentro le case, sparse, tanto da fare. Ultimi ad arrendersi le schiere dei bambini e ragazzi. Liberi tutti e pallone. Anche loro sono stati richiamati all’ordine. Cordone ombelicale che lega al centro città, i BUS fantasma, scatole vuote che si aggirano lungo i vialoni e i camion della “mondezza”. Le mattinate interminabili, si attendono loro, servizi essenziali, questi giorni, e fili concreti, unici, che legano le periferie e che scandiscono il sentimento di vivere in una comunità. Perché anche le consegne Amazon a domicilio si sono volatilizzate.
C’è una barriera all’orizzonte che divide questa parte di Città dall’altra. Il palazzone, alto, color rosso pallido, dove tutti posano lo sguardo, carico di preoccupante ansia. Ospedale San Francesco, mai come oggi, camici bianchi, verdi e blu, circondato da affetto, rispetto, paure, speranze. Quartieri di periferia, a bocca di Pronto Soccorso. E quello stridolìo sinistro, sempre più frequente ,delle ambulanze dalla statale 129, sovraccarica d’ansia e interrompe l’atmosfera sospesa di ritmi quasi spenti. Sarebbero quartieri fantasma, questi del nuovo sviluppo urbano, del dopo anni ottanta nuorese. Ma tutto anche qui è planetario, anche la pandemia del web. Che aiuta e stordisce, inonda e collega, produce speranze e paure, notizie di verità e falsità contagiose. E costruisce, e per fortuna positivamente, quel filo di comunità religiosa, che annoda persone e case distanti, capace di innalzare preghiera, afflato, liturgia in streaming e profonda tradizione della fede antica dei quartieri storici, alla ricerca intima di protezione. Strade vuote, immobilità degli spazi e del tempo, auto inchiodate all’asfalto. È la periferia e dà subito verso i campi verdi, di questa primavera strana, Predas Arbas, Locùla, Corte, Badu Orane, Inter Nuraghes, Rio Liscoi, Bortaleo e Murichessa. È da qui che è più chiaro il blu e il bianco del calcare. L’orizzonte della nuova vita, dal Corrasi, a Sa Pruna, Monte Novo, Monte Spada, alla Chiesetta, simbolo di fede, sullo sperone aguzzo di Gonare. La solitudine “ Io sto a casa”, si tinge di speranza.

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