Punto di partenza nel quotidiano

La vera Settimana sociale, dopo quattro giorni di confronti a Cagliari, è iniziata il 30 ottobre, quando i 1.100 delegati di tutt’Italia sono rientrati nelle loro case. «Lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale», ha detto la Chiesa durante la più importante iniziativa di riflessione sociale organizzata a livello nazionale. Indicazioni declinate da alcune delle più fervide menti, non solo accademiche, che un tempo si sarebbero definite “di area”, vivisezionando il tema e indicando nuove strade: un patrimonio enorme di conoscenza che, se non messo in pratica, rischia di andare velocemente smarrito. Anche se la sensazione è quella di una visibilità inferiore alle attese e al passato, si tratta indubbiamente di un momento importante per la Chiesa italiana – laici e clero – e soprattutto da non sottovalutare. « Pour se poser, il faut s’opposer », ripeteva Claudel per sottolineare che bisogna avere coscienza di sé ed essere sé stessi per diventare attori, fattori incidenti sul mondo.
Prima di tutto a Cagliari, quindi, si è materializzata una sorta di presa di coscienza collettiva da parte dei cattolici. Anche dai tavoli tematici non sono emerse ricette miracolistiche o azzardate trovate precotte: si rientra con i compiti da svolgere a casa, prima di tutto per la Chiesa isolana. Colpiva l’assenza tra i relatori di nomi sardi che pure non mancano nella nostra Isola. L’impegno da subito deve essere allora quello di ripartire, di dialogare con la società, di insistere sul metodo che questa edizione delle Settimane sociali hanno insegnato.
È necessario confrontarsi, contaminarsi, condividere un pezzo di strada insieme per il bene della nostra società, anche con le sue fasce apparentemente più lontane. L’avvertimento – si badi bene – è contenuto nelle stesse parole del presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Gualtiero Bassetti: «Le cose che ci diciamo qui – l’indicazione della centralità del lavoro per la Chiesa e per la società – devono diventare realtà, altrimenti abbiamo fatto soltanto un bel convegno». Con una significativa consegna finale: «Ritorniamo a casa con la responsabilità di realizzare iniziative concrete».
Tre anni fa, parlando delle Settimane sociali sul Corriere della Sera, Ernesto Galli della Loggia le definì «un tempo occasione per la vivace messa a fuoco di aspetti cruciali della realtà del Paese e del ruolo dei cattolici, ma divenute sede di dibattiti sempre più vuoti e stanchi». La sensazione della tre giorni cagliaritana è che l’appuntamento sia tornato alla sua funzione originaria fissando alcuni irrinunciabili paletti e dando voce alla Chiesa, all’intera Chiesa: anche in Sardegna ora sta a tutti i cattolici – consacrati e laici – fare in modo che sia un punto di partenza nel quotidiano.

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