I profughi istriani in Sardegna

Il 10 febbraio si ricorda, come ogni anno, il dramma degli italiani istriani e dalmati che vennero precipitati nelle foibe, dopo la fine della guerra, con l’approvazione del comandante Tito. L’altro dramma collegato è quello della fuga, obbligata, da quelle regioni di confine della popolazione di etnia italiana. A dover fuggire furono oltre 200 000. I profughi, uomini, donne, bambini, anziani si riversarono nel territorio della madrepatria.
Qui fecero la scoperta dolorosa, forse più dell’altra legata alla fuga, di non essere ben accolti, di sentirsi appena tollerati, ignorati. Diede loro poca assistenza l’autorità di governo, e il popolo, in generale mostrò loro poca simpatia.
Non accadde così però a quella sessantina di istriani che, anno 1947, arrivarono nell’Isola. Furono accolti a Fertilia, presso Alghero. Trovarono alloggio, simpatia, lavoro. In quella circostanza si mostrò in pieno lo spirito di ospitalità della gente sarda.
Oggi nel centro presso Alghero non sono rimasti in molti tra quei fuggitivi, ma vi sono i loro discendenti. A Fertilia altri segni mostrano l’innesto felice del ramo culturale giunto dal nord-est: la chiesa parrocchiale che è dedicata a San Marco; la società sportiva che ha per simbolo il leone alato, sempre di San Marco; la via Pola, la via Fiume e tante altre che ricordano la terra di provenienza.

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