Prezzo del latte, ultimatum Coldiretti

Mentre sul mercato il pecorino romano continua a perdere valore (il 25% in un anno, secondo le rilevazioni di Clai.it, tabella in alto), da Coldiretti Sardegna arriva un ultimatum a firma del presidente Battista Cualbu e del direttore Luca Saba: accordo sul prezzo del latte entro giovedì 7 febbraio o sarà mobilitazione, un’eventualità invocata da molti soci anche stasera che la Coldiretti provinciale ha organizzato a Macomer e nel confronti con gli iscritti dell’Ogliastra che si è tenuta nei giorni scorsi a Elini.

Nel giorno indicato dall’organizzazione agricola, tra una settimana esatta,  dovrà riunirsi il Tavolo sull’ovicaprino convocato dalla Regione: «È l’ultimo tentativo per trovare un accordo sul prezzo del latte e le strategia da mettere in campo per contrastare la grave crisi che attanaglia il settore», sostiene Cualbu: «Siamo già fuori tempo massimo, non possiamo continuare a palleggiare ma bisogna prendere una decisione, non sono ammessi ulteriori rinvii». «Responsabilmente – ricorda Saba -, vista la situazione, ci siamo messi a disposizione e pazientemente abbiamo ascoltato le ragioni di tutti, ma altrettanto chiediamo agli altri per trovare una soluzione condivisa che preveda innanzitutto e soprattutto una remunerazione del latte dignitosa per i pastori e dunque superiore rispetto ai ridicoli prezzi che si stanno attuando in questo momento». Infine il messaggio preciso: «Ci sono ancora le condizioni per trovare una soluzione, ma se cosi non fosse – ribadisce Cualbu –  sarebbe per noi inutile continuare a partecipare ai tavoli e saremo da giovedì stesso in mobilitazione e faremo emergere i responsabili del fallimento del tavolo».

Il pressing di Coldiretti è dettato da un confronto tra produttori, industriali, cooperative e Consorzi di tutela che procede troppo lentamente rispetto all’urgenza del problema: secondo i dati Clai.it  a gennaio 2019 nella piazza di Milano il pecorino romano ha registrato una quotazione media mensile di 5 euro e 53 centesimi al chilo, 1,87 euro in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso in una continua discesa che avvicina pericolosamente al punto più baso di 5.13 del drammatico 2017. Stanno quindi pesando quei 6o mila quintali di eccedenze di produzione che inevitabilmente favoriscono la speculazione e il calo di prezzo di pecorino romano, il prodotto che predetermina il prezzo del latte assorbendo quasi il 62% della materia prima se lo scorso anno su 550 mila quintali di formaggio ovini in Sardegna 340 mila risultano di Romano.

La crisi, dopo l’effimera ripresa dell’anno scorso con il latte pagato 0,80 centesimi e il Romano che a marzo ha toccato i 7,70 euro al chilo, è quindi tornata a mordere. «Crisi che –  ha denunciato il Movimento Pastori Sardi in un documento approvato al termine di un’assemblea regionale che si è tenuta a Tramata il25 gennaio -. i trasformatori scaricano addosso ai pastori dimezzandone il prezzo del latte oggi valutato circa 0,60 euro al litro, ben 30 centesimi al di sotto dei costi di produzione». Siamo dunque all’ennesima emergenza da tamponare nell’immediato e alla necessità di individuare provvedimenti di regolazione del mercato a medio termine. Sul Tavolo regionale gi dal 15 dicembre Coldiretti Sardegna ha presentato una proposta «condivisa con le altre organizzazioni agricole: un patto che prevede un prezzo di acconto per i primi tre mesi del 2019 di 70 centesimi più iva. Un prezzo da ricontrattare ogni tre mesi, quando il tavolo di filiera dell’assessorato all’Agricoltura verifica le quantità di latte e formaggi prodotti, in modo da poter intervenire in tempo reale per correggere eventuali storture». Un accordo tra organizzazioni agricole, industriali cooperative, la nascente Oilos, il Consorzio di tutela che impegni le parti pubblicamente e che pubblicamente sia costretto chi non lo rispetta ad assumersene la responsabilità. Su questa ipotesi il dibattito è aperto ma il confronto non sarebbe facile, tanto da spingere Coldiretti Sardegna a indicare il 7 febbraio come scadenza ultima per firmare l’accordo. Restano gli altri provvedimenti per sostenere il prezzo nel mercato, regolare le produzioni per scongiurare eventuali eccedenze.

Su questo versante si sta per aprire un ulteriore problema segnalato da Tore Piana, presidente del Centro Studi Agricoli: «Il 9 marzo scade il piano produttivo del pecorino romano, senza che a oggi sia stato approvato uno nuovo da parte del Consorzio di Tutela, così i caseifici che sfonderanno le quote del 2019 non saranno penalizzati». Come dire: se, a vedere i 60 mila quintali di eccedenze, non hanno funzionato i tetti produttivi assegnati ai singoli trasformatori, cosa succederà senza regole?

Intanto resta il confronto aperto  ma reso difficoltoso dal periodo elettorale, sui provvedimenti a sostegno del mercato. Il Movimento Pastori Sardi, dopo l’assemblea di Tramata, ha messo per iscritto le sue proposte: «Vigilare affinché il Consorzio di tutela del Pecorino Romano si attenga al rispetto delle quote di produzione già stabilite dal regolamento interno approvato dal Ministero delle Politiche Agricole; chiedere agli organismi nazionali preposti di ritirare dal mercato almeno 20 mila quintali di prodotto da destinare alle persone meno abbienti o, sotto forma di assistenza alimentare, a Paesi bisognosi. Tali misure – chiarisce Mps – potrebbero essere attuate, la prima con fondi nazionali all’interno degli stessi strumenti ministeriali a disposizione quale, il Programma Agea degli aiuti alimentari agli indigenti per la platea di aventi diritto in Italia; la seconda con fondi regionali attraverso interventi del ministero degli Esteri per gli aiuti ai Paesi in via di sviluppo, inseriti all’interno del programma di Cooperazione internazionale».

Infine il movimento guidato da Felice Floris propone altre quattro iniziative: «Finanziare un ammasso volontario di 20 mila quintali di formaggio tipo Pecorino Romano con lo scopo di favorire ai produttori una graduale immissione nel mercato; potenziare le Organizzazioni dei Produttori riconosciute e impegnarle nella gestione unitaria del latte in esubero attraverso aiuti finanziari e strutturali con il compito di togliere dal mercato locale almeno 30 milioni di litri di latte da destinare alla polverizzazione e alla vendita del latte tal quale nel mercato estero (anche la suddetta misura è contemplata all’interno della L.R. 15/2010 e può essere finanziata con fondi regionali); impedire anche attraverso l’utilizzo della “moral suasion” che singoli trasformatori acquistino più latte a loro necessario con il preciso intento di riversare l’eccedenza non trasformata al fine di creare inflazione nel mercato, obbligando i produttori primari a svendere il loro latte; convocare e istituzionalizzare un tavolo permanente per il settore ovi-caprino nazionale con la presenza anche di rappresentanti del Movimento Pastori Sardi».

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