Prezzo del latte, raggiunto l’accordo

Il latte dal mese di marzo sarà pagato in acconto a 74 centesimi il litro (a febbraio resta a 72 perché molte aziende hanno già fatturato) e sarà conguagliato a novembre per tutta l’annata, cioè da novembre 2018 in base ad una griglia che ancora il prezzo finale alla media della valutazione che raggiungerà Pecorino Romano nella borsa di settore di Milano.  In pratica a 6 euro al chilo del formaggio corrisponderanno 0.72 centesimi al litro di latte, 0.76 a 6 euro e 50; 0.83 a sette euro; 0.90 a 7,50 euro; 0.96 a otto euro e, infine, se il pecorino romano raggiungerà il prezzo di 8.50 il latte sarà liquidato ai pastori a un euro e 2 centesimi al litro. Sono questi i termini dell’accordo (in allegato sotto il testo integrale) siglato questo pomeriggio a Sassari al Tavolo regionale del latte. Si chiude così una trattativa lunghissima, segnata dalla mobilitazione dei pastori e destinata comunque a non chiudersi in maniera indolore, stando agli evidenti malumori per i risultati raggiunti. Tanto comunque resta ancora da fare come ha sottolineato il capogabinetto del ministero delle Risorse agricole Luigi Fiorentino, arrivato a Sassari con il testo del decreto approvato ieri notte dal Consiglio dei Ministri (https://www.ortobene.net/vince-ministro-decreto-legge-sullemergenza-latte/). Molto, infatti, si giocherà sulla continua consultazione per una riforma della filiera a cui mira sia il Governo che ha stanziato 29 milioni, e i 18 milioni movimentati dalla Regione tramite la Sfirs, più altri 10 milioni del Banco di Sardegna.

«Per noi è un primo passo», commenta a caldo il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu: «Abbiamo firmato per ultimi per senso di responsabilità nei confronti di tutto ciò che è successo con la speranza che possa attivarsi un processo di stabilizzazione con nuove regole delle procedure relative alla formazione del prezzo ed a una gestione corretta del Consorzio del Pecorino romano.

Coldiretti, comunque, mette tutti sull’avviso: «Serve ora vigilare attentamente sul rispetto dell’accordo per fare in modo che si trasferiscano ai pastori gli effetti positivi sul mercato del pecorino determinati dall’intervento pubblico e dall’aumento delle vendite stimato pari al 30% dalla grande grande distribuzione, per effetto delle campagne promozionali. Abbiamo firmato per ultimi con senso di responsabilità un accordo – ribadisce Battista Cualbu – aumenta del 20% l’acconto sul prezzo del latte ai pastori rispetto all’inizio del negoziato, con l’obiettivo però di arrivare a quotazioni finali di un euro per effetto della griglia di indicizzazione che è stata impostata. Restiamo impegnati per ottenere nuove regole che valorizzino il lavoro dei pastori nella formazione del prezzo e vigileremo affinché, dopo le evidenti disfunzioni, si arrivi al più presto ad una corretta gestione del Consorzio di tutela del pecorino Romano che veda protagonisti i pastori, ai quali devono essere assegnate le quote di produzione». Con l’accordo si comincia – fa rilevare sempre Coldiretti – ad avere delle basi oggettive per la formulazione del prezzo del latte. «L’acconto è una via di mezzo tra quando chiedevamo noi da novembre 2018, 77 centesimi, e le proposte dei trasformatori, 72 centesimi – precisa Cualbu -. Con l’intervento pubblico che toglie dal mercato il pecorino in eccesso il prezzo dovrebbe sollevarsi e contiamo di arrivare ad un prezzo congruo». Ora un’altra partita decisiva si giocherà sulle gestione dei provvedimenti da attuare con i cospicue finanziamenti di Governo e Regione, circa 50 milioni di euro. «Ci siamo battuti affinché nei bandi per l’acquisto del Pecorino romano vengano inserite clausole anti-speculazione – evidenzia il direttore di Coldiretti Sardegna Luca Saba – e quindi venga ritirato dai caseifici solo il pecorino prodotto e non quello acquistato».

Ecco il verbale dell’accordo

 

 

 

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