Prezzo del latte, sei giorni per decidere

Pochi giorni di riflessione da parte degli industriali sull’aumento del prezzo, con il tavolo sul prezzo del latte convocato ieri sera che si è aggiornato a mercoledì prossimo ma Coldiretti non molla pur prendendo atto che «il mondo della trasformazione scricchiola davanti al forte pressing che arriva da tutto il mondo produttivo sardo, che vede schierato dalla propria parte anche le cooperative. Ormai – si legge in una nota dell’organizzazione agricola diramata poco prima delle 22 di oggi – sono tutti in mobilitazione, dura, determinata e ad oltranza fino al raggiungimento dell’obiettivo: aumentare il prezzo del latte. Già da domani – annuncia Coldiretti Sardegna – stiamo preparando azioni concrete per riportare maggior equilibrio e distribuzione lungo tutta la filiera, non possiamo restare in queste condizioni».

Dopo la chiusura del tavolo e l’aggiornamento su richiesta degli industriali caseari che hanno chiesto un supplemento di tempo prima di decidere di rivedere il prezzo rispetto ai 60 centesimi a litro di latte, finora proposti e praticati, associazioni, cooperative e movimenti si sono confrontati con i diversi pastori che hanno presidiato il palazzo dell’assessorato all’Agriccritta daoltura dove si è tenuto la riunione.  «Crediamo che sia praticabile la strada di rivedere il prezzo del latte – ha ribadito il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu:  «Per la prima volta gli industriali caseari aprono alla possibilità di rivedere il prezzo, adesso però vogliamo atti concreti per questo continuerà la nostra pressione, faremo sentire la rabbia e l’esasperazione che si sta vivendo negli ovili».

Durante l’incontro durato oltre cinque ore pare si siano vissuti momenti di forte tensione anche sulla spinta si un’operazione mediatica che ha moltiplicato sui social network la protesta dei pastori che ieri e oggi hanno buttato il latte di pecora munto per dimostrare concretamente la loro disperazione per un prezzo calato di 20 centesimi al litro rispetto all’anno scorso. Nel Tavolo, dopo i fatti  di Villacidro (un autista costretto versare in strada il latte trasportato nell’autocisterna) è stata espressa unanime solidarietà all’azienda Argiolas Formaggi. «Si tratta di un atto deprecabile da condannare con forza, una gravissima intimidazione che offende la civile convivenza» è il tenore della condanna sottoscritta da tutti i presenti: l’assessore dell’Agricoltura, Oilos, Coldiretti, Confagricoltura, Copagri, Agci Sardegna, Confcooperative, Legacoop, Confindustria, Cao-Cooperativa Allevatori Ovini, Consorzio Tutela Pecorino Romano, Consorzio Tutela Pecorino Sardo, Consorzio Tutela Fiore Sardo, Banco di Sardegna, Sfirs, Fidicoop e Aspi. Perplessità anche sulla protesta spontanea del latte buttato in strada o dato in pasto ai maiali: «Buttarlo non serve ma questa è la rabbia delle campagne in Sardegna», ha detto a YouTg.Net, il leader del Movimento pastori sardi Felice Floris, spiegando la tregua attuale con la mancanza di un interlocutore politico e annunciando per il giorno dopo le elezioni regionali «una mobilitazione per risolvere il problema una volta per tutte».

Una situazione drammatica che ha visto le organizzazione agricole chiedere soprattutto ai trasformatori di fare la loro parte e non scaricare sui pastori la crisi. «È da tre mesi che spieghiamo che con questa remunerazione si faranno chiudere gli ovili – spiega il direttore di Coldiretti Sardegna Luca Saba -, per questo abbiamo chiesto di fare squadra, di ragionare da filiera e stringere tutti sacrifici per superare questo momento. Questa è l’unica strada praticabile per mostrarci uniti, dare segnali incoraggianti al mercato».

«Non può prevalere sempre l’egoismo la strada semplice di scaricare solo sui pastori i costi della crisi – aggiunge Cualbu -. Il prezzo proposto è inaccettabile. Gli ovili sono una polveriera, la tensione è altissima ed incontrollabile e quanto sta avvenendo sta a dimostrarlo. Siamo persuasi che una mediazione si possa trovare e che possa permettere al mercato di sbloccarsi. Ma ora spetta agli industriali farlo». La risposta da parte dei trasformatori dovrebbe arrivare a breve, dopo una consultazione interna. L’obiettivo minimo è strappare come acconto almeno 70 centesimi per poi adeguare eventualmente il prezzo secondo meccanismi già individuati oggi. «Se questi pochi giorni non porteranno a nulla – chiosano il presidente e direttore di Coldiretti Sardegna –  percorreremo tutte le strade per denunciare questa situazione che sta strozzando i pastori. Siamo pronti per mettere in atto una serie di iniziative in tutta la Sardegna».

Nonostante la tensione e un confronto segnato comunque dal contingente non sono mancati durante l’incontro risultati positivi con un accordo sostanziale sui meccanismi che in futuro dovranno regolare il prezzo del latte, i controlli e la verifica dei dati di produzione e vendita, le quote produttive. «Fra una settimana ci rincontreremo – ha detto all’Ansa l’assessore Pierluigi Caria  – sarebbe un accordo storico se si definisse ora un prezzo minimo del latte, diverso chiaramente dai 60 centesimi, sotto il quale non andare e legare questo prezzo alle dinamiche del mercato con parametri definiti. Si è voluto prendere tempo per consentire alle associazioni di parlarne con coloro che rappresentano. Manca quindi l’articolo uno, ma gli altri dodici articoli sono stati votati all’unanimità. E sono importanti perché sono quei meccanismi che poi determinano il prezzo del latte. Faremo una valutazione alla fine: il compito della Regione era quello di far dialogare le parti».