Presepe, il grazie di via Cedrino

«Cari amici, questo è il titolo che meritate per l’inaspettato gesto che avete fatto». Queste le prime righe della lettera aperta ai detenuti che con un gesto di solidarietà hanno voluto rimediare al furto – opera di ignoti – del Presepe allestito in via Cedrino a Nuoro.
«Non siete rimasti indifferenti a quello che è successo e vi siete quotati per riacquistare le statue di un presepe fatto da persone sconosciute. Quello che avete fatto voi, denota sensibilità e senso di condivisione davvero grande. Oltre a permetterci di rifare quel segno di fede e speranza rappresentato dal presepe, ci avete anche inviato due messaggi: il primo è che le persone “perbene” si trovano ovunque; il secondo è che chi sbaglia non è necessariamente perduto ma può cambiare, può migliorarsi, proprio come dovrebbe fare ognuno di noi! Grazie per questo immenso gesto di speranza!».
Gli abitanti di via Cedrino

 

Questo il comunicato della Cooperativa sociale “Ut Unum Sint” di Nuoro.
Un presepe per riparare il danno

Fare nuovi passi nell’impegno di “riannodare i fili” dentro una società, che spesso si impegna a disfare il tessuto faticosamente costruito con uomini e donne di buona volontà.
Ma non vogliamo assumere il ruolo di giudici a buon mercato, anche perché le colpe, come i meriti, devono essere sempre riferite alle persone concrete e non in modo generico ad una società, contro la quale in troppi vogliono far parte del plotone di esecuzione.
Preferiamo stare dentro di essa svolgendo un ruolo positivo e propositivo. Abbiamo scelto di interpretare la vita come un arazzo che si costruisce e si ricama ogni giorno, dove tutti i fili hanno dignità e utilità e nulla viene buttato: collocato al posto giusto, ciascuno di essi riacquista lucentezza, vitalità e importanza.
Sono questi i riferimenti che ci guidano negli incontri che facciamo settimanalmente con i detenuti e coloro che hanno misure alternative alla detenzione, ospiti del Centro di Accoglienza, gestito dalla Cooperativa Sociale “Ut Unum Sint”.
“Riannodare i fili” è il titolo dei vari progetti realizzati in questi anni: i fili spezzati dentro la persona, che ha commesso il reato, i fili delle relazioni con la propria famiglia, con la comunità e più in generale con la società, per alcuni versi colpevole di non essere riuscita a includere tutti dentro un comportamento virtuoso e per altri versi vittima anch’essa dei vari reati.
La notizia del furto del presepe di via Cedrino ha richiamato la nostra attenzione, come del resto tutti i fatti che accadono attorno a noi.
Nel percorso di riflessione sulla “Giustizia riparativa”, i fatti spesso ci richiamano a mettere in campo pratiche riparative, per riparare il danno conseguenza di un’azione delittuosa.
Attualmente nel Centro di Accoglienza sono presenti alcuni detenuti, scarcerati per via dell’emergenza della pandemia, dove finiranno di scontare la pena, in regime di detenzione domiciliare.
Ci sono anche le persone che scontano la condanna in regime di misura alternativa alla detenzione e dipendenti della cooperativa.
Nel ragionamento condiviso, anche con la collaborazione dei volontari dell’Associazione, si è pensato di svolgere una piccola azione riparativa: quotarsi per ricomprare il presepe rubato nel quartiere di via Cedrino. La giustizia riparativa vuole che qualcuno ripari il danno, anche se non è stato lui a commetterlo.
Anche l’autore del reato è atteso da un impegno di protagonismo positivo. Il rimorso può segnare definitivamente l’esistenza, ma non serve a nessuno. Piuttosto è necessario riconoscere la propria responsabilità a intraprendere un percorso di riparazione.
In questo quadro di riferimento la stessa società può essere destinataria delle concrete azioni riparative.
Tra i giovani presenti nel Centro di Accoglienza ci sono anche persone di diversa religione, ma tutti hanno deciso di dare il proprio contributo per compiere l’azione riparativa.

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