Prendersi cura del dono della vita nella fragilità

A più di un anno dal Convegno internazionale sulla medicina perinatale e l’accompagnamento pastorale delle famiglie che aspettano bambini con delle fragilità promosso dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, l’urgenza della formazione e dell’informazione scientifico-pastorale in vista della promozione dell’accoglienza della vita nascente si impone alla coscienza dei credenti e non a esclusiva soltanto degli “addetti ai lavori”.
Ritorna pressante l’urgenza di un discernimento elaborato nella prassi delle comunità locali perché non restino indifferenti e privi di una risposta evangelica ed eticamente adeguata all’uomo contemporaneo. Recenti fatti di cronaca lasciano sgomenti e destano preoccupazione, deriva della cultura dello scarto ingenerata dalla “paura liquida” e non solo – per dirla con Z. Bauman. Abbandono continuo dei neonati (messi in sacchi e gettati nei cassonetti), prassi abortiva e altre scelte “non-scelte” pressano la coscienza cattolica a non restare indifferenti e a non accontentarsi di un superficiale e comodo dissenso. La verità è anche che ben poco si è fatto per sostenere adeguatamente le donne in situazioni gravi, a fronte dell’aborto come rapida soluzione, specialmente dove la vita del nascituro è arrivata a seguito di una violenza o in situazione di povertà. La cura per le fragilità, per la quale esorta il Papa, esige di non dimenticare tra questi i nascituri, anche quelli più fragili e indifesi.
Ecco alcune parole rivolte da Francesco ai partecipanti al convegno: «Nessun essere umano può essere mai incompatibile con la vita, né per la sua età, né per le sue condizioni di salute, né per la qualità della sua esistenza.
Ogni bambino che si annuncia nel grembo di una donna è un dono, che cambia la storia di una famiglia: di un padre e di una madre, dei nonni e dei fratellini. E questo bimbo ha bisogno di essere accolto, amato e curato. Sempre!». E ancora, la preziosa alleanza dei medici nella forma del cosiddetto confort care pe- rinatale, umanizzazione della medicina e relazione responsabile e integrata (operatori, famiglia) con il bambino, «che non lo abbandona mai, facendogli sentire calore umano e amore». Dal convegno alle risposte che assumono un volto: di recente, l’esempio eloquente e controcorrente, di certo è quello della Serva di Dio Chiara Corbella (1984-2012; sito ufficiale: https://www.chiaracorbellapetrillo.or g). Moglie di Enrico Petrillo, mamma di tre figli speciali Maria Grazia Letizia, Davide e Francesco.
La prima, mal formata, è portata in gravidanza sino al termine, vivrà solo 30 minuti; il secondo vivrà solo qualche istante, e il terzo sano, vivrà. Ma in quest’ultima gravidanza Chiara è colpita da un tumore. Morirà il 13 giugno 2012. La consideriamo per un vero discernimento cristiano e attingiamo alle sue Lettere per ricercare la sapienza di una vita donata generosamente, qui di seguito in tre “pennellate”.
Dalla paura liquida, alla fede salda. «Nel matrimonio il Signore ha voluto donarci dei figli speciali: Maria Grazia Letizia e Davide Giovanni ma ci ha chiesto di accompagnarli soltanto fino alla nascita ci ha permesso di abbracciarli, battezzarli e consegnarli nelle mani del Padre in una serenità e una gioia sconvolgente» (al Laboratorio di fede, gennaio 2011).
Dalla logica del possesso alla scelta di amare per la vita. «Chi è Davide? Un piccolo che ha ricevuto in dono da Dio un ruolo tanto grande… quello di abbattere i grandi Golia che sono dentro, di abbattere il nostro potere di genitori di decidere su di lui e per lui, ci ha dimostrato che lui cresceva ed era così perché Dio aveva bisogno di lui così; ha abbattuto il nostro “diritto” a desiderare un figlio che fosse per noi, perché lui era solo per Dio…» (Lettera a Davide).
Dall’amore per il consumo, al consumarsi per amore. «L’amore ti consuma ma è bello morire consumati proprio come una candela che si spegne solo quando ha raggiunto il suo scopo. Qualsiasi cosa farai avrà senso solo se la vedrai in funzione della vita eterna. Se starai amando veramente te ne accorgerai dal fatto che nulla ti appartiene veramente perché tutto è un dono. Come dice San Francesco il contrario dell’amore è il possesso!» (Lettera a Francesco).
Riflettiamoci per edificare la buona notizia della vita.

© RIPRODUZIONE RISERVATA