Premio al partigiano del “Fiore Sardo”

Roberto Logias, giovane pastore di Ovodda, è stato premiato come “Partigiano” del Fiore Sardo, il formaggio degli ovili che si differenzia dai semicotti e dal Pecorino tipo Romano, per la cagliatura a 34-36 gradi (temperatura naturale alla mammella del latte) per la sua lavorazione a pasta cruda e l’affumicatura naturale, primo passo della delicata stagionatura nelle fresche cantine della Barbagia. Il riconoscimento arriva da Slow Food, l’associazione fondata nel 1986 in Piemonte da Onorio Petrini diventata negli anni una no profit internazionale che opera in 150 Paesi per «ridare il giusto valore al cibo, nel rispetto di chi produce, in armonia con ambiente ed ecosistemi, grazie ai saperi di cui sono custodi territori e tradizioni locali e per promuovere un’alimentazione buona, pulita e giusta per tutti». Alle caratteristiche di questo impegno risponde quindi anche il “Fiore”, vero “formaggio degli ovili” perché pur con le moderne tecnologie che assicurano anche le doverose garanzie sanitarie, nasce e cresce grazie alla manualità dei produttori che quindi rinunciano alla facile soluzione del versare il latte ai caseifici.

PREMIO COLLETTIVO. Il riconoscimento a Logias – come sostiene la stessa Slow Food – ha un significato che supera la cinta daziaria ovoddese perché, oltre il fattore economico, ripropone con forza la funzione sociale dei pastori non globalizzati che si ostinano fare il loro formaggio nel bacino di produzione di Gavoi, Ollolai, Ovodda, Olzai, Orani, Sarule e Fonni: “tutori del territorio”, allevatori che resistono garantendo l’equilibrio ambientale nel Gennargentu, unici pochi freni allo spopolamento. Roberto Logias si ritrova così, nel nome di tanti colleghi barbaricini, proiettato nella ribalta internazionale e premiato insieme ai connazionali Luigi De Carolis e Paola Capanna (Civita di Cascia, Umbria) e a Andy Hatch (Stati Uniti); Kakha Abulidze (Georgia) e Irineu Eusebio da Luz (Capo Verde). Vincitori che rispondono ai principi di “Resistenza Casearia”, riconoscimento che dal 2011 Slow Food assegna in apertura di ogni edizione di “Cheese” (la rassegna che dagli scorsi 15-18 settembre ha celebrato il suo ventennale a Bra, provincia di Cuneo), «a quei pastori e a quei casari artigiani che rifiutano le scorciatoie che troppo spesso viaggiano a braccetto con la modernità e che testardamente continuano a produrre formaggi e alimenti rispettando naturalità, tradizione, gusto. Anche se tutto ciò comporta fatiche, rischi, isolamento». Roberto Logias, con la sua attività resistenziale – si legge nella motivazione del premio – «fa parte del Presidio Slow Food del Fiore sardo dei pastori e viene premiato – si legge nella motivazione – in rappresentanza di quegli allevatori e produttori che in Sardegna si adoperano per preservare una tradizione, un territorio incontaminato, una cultura. Resistono, testimoniando una civiltà pastorale unica al mondo per compattezza, orgoglio, antichità. In particolare, il premio va al suo personale impegno a produrre senza utilizzare fermenti selezionati. Va salvata infatti non solo la biodiversità animale e vegetale, ma anche la biodiversità della flora microbica, messa a rischio dall’impiego dilagante, anche tra i produttori artigianali, dei fermenti industriali, nuovi protagonisti di un mercato massificato fatto di sapori uniformi, semplici, omogenei».

SLOW FOOD DI BARBAGIA. Il premio al pastore di Ovodda viene quindi così motivato da Slow Food: «Roberto fa parte del “Presidio Slow Food del Fiore sardo dei pastori” e  premiato in rappresentanza di quegli allevatori e produttori che in Sardegna si adoperano per preservare una tradizione, un territorio incontaminato, una cultura. Resistono, testimoniando una civiltà pastorale unica al mondo per compattezza, orgoglio, antichità. In particolare, il premio va al suo personale impegno a produrre senza utilizzare fermenti selezionati. Va salvata infatti non solo la biodiversità animale e vegetale, ma anche la biodiversità della flora microbica, messa a rischio dall’impiego dilagante, anche tra i produttori artigianali, dei fermenti industriali, nuovi protagonisti di un mercato massificato fatto di sapori uniformi, semplici, omogenei». Il “Fiore Sardo” è considerato un prodotto da “archeologia alimentare”: descritto già nel IV secolo d.C., da Rutilio Tauro Emiliano Palladio, citato nella Convenzione di Stresa del 1951, riconosciuto a Denominazione Tipica nel 1955 e d’Origine dal 1974, con la nascita del Consorzio di tutela ha ottenuto la Dop (Denominazione d’Origine Protetta) nel 1996. Per valorizzare questo prodotto di nicchia il Comune di Gavoi ha recentemenrte prodotto il film-documentario “Fiore Sardo” girato dal regista Fabio Olmi.