Pregando con i pastori: «Donaci la pioggia»

«Guarda le nostre campagne arse per la siccità, intercedi per il dono della pioggia, sostieni e proteggi i nostri pastori che hanno voluto questo santuario». Una processione breve ma intensa intorno alla chiesa per la festa della Madonna del Buon Pastore, nelle campagne di Sa Serra o, meglio, Su Bacchile Mannu, al confine dei territori di Orune e Nuoro e delle provincie di Nuoro e Sassari. Prega don Totoni Cossu, parroco del Rosario di Nuoro che ogni primo sabato del mese sale in questo pianoro per dire messa e incoraggiare gli allevatori e oggi, domenica 24 settembre rinnova l’affidamento degli ovili alla Madre Celeste, compreso un gregge che a poche centinaia di metri non si sa cosa riesca a brucare nella terra inaridita.

        

Prima della processione, riprendendo un brano dell’omelia dedicata al brano del Vangelo di Matteo sulla parabola del padrone generoso con i lavoratori della sua vigna, il sacerdote si è rifatto a un passo della preghiera della Madonna del Buon Pastore appena declamata. «Sono riconosciuti oggi i diritti dei pastori?», si chiede don Totoni che, oltre provenire da una famiglia di allevatori di Orgosolo conosce bene i problemi delle campagne come assistente ecclesiastico della Coldiretti. Per poi porsi e porre un’altra domanda: «Può esistere, possiamo immaginare, una Sardegna senza i pastori?» E se la risposta è un sonoro No perché «quando anche i nostri politici si occupano di agricoltura parlano di elargizioni, di assistenzialismo e, invece, se si discute di industria, delle ciminiere che tutti vediamo purtroppo spente dopo aver rovinato anche l’ambiente, si usa la parola sviluppo. Soprattutto in un’annata come questa, i pastori non sono “i soliti a lamentarsi”, con loro è tutta l’economia, il nostro futuro che entra in crisi».

Si sofferma sul ruolo del pastore nella società e sulla considerazione che la società ha dei pastori don Cossu citando il giovane allevatore che lo scorso luglio a Siniscola ha rischiato la vita per salvare le sue pecore: «Non me ne vogliano i giornalisti, ma il dramma di un uomo, il pastore vittima e non artefice degli incendi, è stato liquidato in poche righe». Purtroppo – si potrebbe aggiungere – ha fatto più clamore la vicenda della volpe salvata dalle fiamme e ospitata nell’Acquario di Cala Gonone che il dramma di Fabrizio Argiolas ventenne che, dopo il ricovero nel Centro grandi ustionati di Sassari porta ancora ne corpo e forse nell’anima i segni di quella terribile serata. A Su Bachile Mannu c’è la prova tangibile della Chiesa che va incontro ai pastori. Un incontro tangibile e vissuto da tanti “cittadini” per 18 chilometri in questa domenica 24 24 settembre, dalle sei del mattino quando è partito dalla parrocchia del Rosario di Nuoro il pellegrinaggio a piedi che scendendo a Pratosardo e poi inerpicandosi per Nurdole e Sa Serra, ha attraversato le campagne bruciate dalla siccità e, ulteriore dimostrazione di un’annata climatica al contrario, i lecceti devastati dalla nevicata di gennaio.

Un caffè caldo ha accolto i pellegrini a Su Bachile Mannu, ulteriore prova dell’impegno di quel comitato nato nella parrocchia del Rosario di cui anche gli scout sono parte essenziale. Alle 11 la campana richiama tutti alla Santa Messa. Don Totoni questa volta rischia di «farsi tradire da un pizzico di commozione». E tutti capiscono perché: tra poche settimane lascerà il quartiere di Santu Predu per le parrocchie di Bitti e Gorofai. Proprio il suo impegno per su Bacchile Mannu, il rapporto instaurato con i pastori, merita il riconoscimento di Silvio Onida, a nome di tutto il Comitato della Madonna del Buon Pastore.

Poche parole sull’uomo-sacerdote «umile, instancabile, determinato» e l’annuncio dell’ennesimo frutto dell’impegno pastorale e del regalo che don Totoni Cossu ha voluto fare, preparando il trasferimento a Bitti, ai suoi parrocchiani soprattutto per stimolarli a continuare l’opera intrapresa a Su Bacchile Mannu e concretizzare il sogno di completare il santuario con strutture per l’accoglienza. Si tratta di un libro il cui ricavato sarà destinato alle moderne cumbessias: “Madonna del Buon Pastore. Un santuario tra fede e mistero” curato da Graziano Fois e edito dalla parrocchia del Rosario che ricostruisce la storia di quella chiesetta: da quel lontano precetto pasquale celebrato nell’ovile di Paolo Farina dove nacque l’idea di costruire il santuario, come ricorda don Salvatore Floris, all’ettaro di terreno donato da Farina, all’impegno di tanti e il costante incoraggiamento del compianto monsignor Giovanni Melis. Fermiamoci qui: la storia è tutta da leggere nel libro di Fois che sarà presentato tra pochi giorni a Nuoro nella parrocchia del Rosario durante la novena.