Posada, più acqua nella diga di Maccheronis

Stretta dall’esigenza di rispettare le norme di prevenzione delle alluvioni e quella di invasare risorsa idrica preziosa nell’emergenza siccità che niente di buono fa prevedere anche per la prossima estate, oggi la Giunta regionale approverà la modifica del piano di laminazione statica della diga di Maccheronis. Il provvedimento permetterà il superamento delle soglie prefissate, nello sbarramento sul rio Posada, consentendo un maggior riempimento dell’invaso, ma  – ha tenuto a precisare l’assessore regionale dei Lavori pubblici Edoardo Balzarini «con un contestuale incremento delle misure di Protezione Civile in capo ai sindaci e alla Regione». In sostanza sarà predisposta una mobilitazione di uomini e mezzi per il costante monitoraggio in modo da riaprire immediatamente le paratie per garantire, in caso di forti precipitazioni, la laminazione della piena, cioè il riempimento del lago in grado di evitare un’anomala, improvvisa e devastante massa d’acqua che inonderebbe le campagne di Posada e Torpè. Nel concreto si pensa di aumentare gradualmente nei prossimi giorni il livello del bacino da quota 38 metri sul livello del mare (così come prescritto dal piano di laminazione per il mese di febbraio) a 40,5 metri sul livello del mare, limite previsto per marzo. Sulla base delle attuali previsioni meteorologiche – dicono in Regione – si ipotizza di incamerare nell’immediato cinque milioni di metri cubi d’acqua, raddoppiabili nelle settimane successive.
SPRECO RIDOTTO. Con la chiusura dello scarico di fondo già da stasera  sarà quindi prosciugato, almeno fino al primo marzo, quel fiume d’acqua che finisce in mare (foto in alto) al centro in questi giorni di roventi polemiche dopo la presa di posizione  dei sindaci e dei dirigenti del Consorzio di bonifica della Sardegna centrale (https://www.ortobene.net/la-siccita-lacqua-finisce-mare/), convocati ieri a Cagliari per affrontare  il problema provocato dal Piano di laminazione statica deliberato dalla Giunta Pigliaru nel 2016. Come misura anti-alluvione la Regione ha, infatti, stabilito che a febbraio, rispetto ai 22 milioni di capacità, Maccheronis può invasare al massimo 12 milioni di metri cubi d’acqua. Le tanto attese piogge dell’ultima settimana ha fatto crescere il livello dai nove di fine gennaio a 15 milioni di metri cubi di metà febbraio, ma quelli eccedenti – circa quattro milioni e mezzo –  sono stati scaricati in mare. Alla riunione di ieri erano presenti, oltre all’esponente della Giunta, i sindaci Omar Cabras (Torpè) e Roberto Tola (Posada), i rappresentanti di Enas, Arpas, Protezione Civile, Agenzia del Distretto Idrografico della Sardegna e del Consorzio di Bonifica della Sardegna Centrale.
MISURE DI SICUREZZA. «L’obiettivo primario, in questa fase – ha spiegato Balzarini – è quello di garantire la tutela della sicurezza delle popolazioni residenti a valle dell’invaso e, nel contempo, di salvaguardare la disponibilità della risorsa idrica in un momento particolarmente critico per il sistema produttivo di quei territori seriamente condizionato dalla siccità». Il primo marzo comunque il problema del livello di sicurezza del lago si riproporrà, anche perché per responsabilità dell’Arpas, non è ancora operativa, e non potrà esserlo prima del prossimo autunno la strumentazione idro-pluviometrica che consentirà di ottenere un sistema informativo più preciso sulla diga e un migliore controllo delle situazioni di piena. I pluviometri telematici in grado di rilevare la pioggia in montagna e, in caso di pericoli, allertare le sale di controllo nelle varie dighe per lo scarico dell’acqua è in grave ritardo, anche se ieri i rappresentanti dell’Agenzia regionale per l’ambiente hanno garantito che saranno installati entro 14 settimane in Baronia ed entro settembre in tutta l’Isola. «Siamo soddisfatti – ha detto Ambrogio Guiso – siamo arrivati a ciò che noi e i sindaci chiedevamo, cioè chiudere la diga fino al raggiungimento di 17 milioni di metri cubi d’acqua, poi l’1 marzo ci si riunisce nuovamente e si valuterà la situazione».
SINDACI IN TRINCEA. Il Consorzio di bonifica metterà a disposizione i suoi uomini per il monitoraggio e il rafforzamento preventivo della Protezione civile. Un’incombenza e una preoccupazione in più per i sindaci, anche perché sia Roberto Tola che Omar Cabras, nel momento in cui pretendono di invasare la maggior quantità d’acqua possibile, non possono dimenticare che appena un anno fa proprio la diga contribuì a fermare la piena provocata dal nubifragio del 26-27 gennaio 2017. Allora l’assessore regionale ai Lavori pubblici Paolo Maninchedda lodò il lavoro di Enas affermando che l’aver tenuto in inverno il livello della diga sotto i dieci milioni di metri cubi aveva consentito al’invaso di Maccheronis di trattenere 12 milioni di metri cubi che altrimenti si sarebbero riversati nella piana di Torpè e Posada.
FONDI SPRECATI E INCOMPIUTE. E oggi Maninchedda  ricorda il vero problema: Una diga troppo piccola per un bacino imbrifero troppo vasto 6.880 chilometri) dove l’Università di Cagliari in uno studio mai ufficializzato avrebbe calcolato una potenziale piena di almeno cinquemila metri cubi al secondo, ben più devastante di quella del 2013. «O costruiamo un nuovo sbarramento o d’estate dobbiamo ricorrere ai dissalatori», ribadisce l’ex assessore regionale, mentre di dissalatori parla anche Gianfranco Seddone Confimprenditori. Per la verità in questi giorni – suscitando le ire di Graziano Spanu, presidente del parco di Tepilora e sindaco di Lodè  – il presidente del Consorzio di bonifica ha provato a rispolverare il progetto della diga di Abba Lughente (60 milioni di metri cubi, costo stimato, 90-100 milioni di euro) sempre sul rio Posada, a monte del Maccheronis, bloccato nel 2009 dal ministero dell’Ambiente in sede di verifica tecnica dell’impatto sull’habitat ma intanto dal 1991 al 2003 in tre distinte tranche sono stati spesi oltre tre miliardi di vecchie lire per studi e progettazioni. Dal 2003, invece, si parla del sopralzo di Maccheronis che dovrebbe permettere di invasare almeno dieci milioni di metri ubi d’acqua in più. Nel 2011 la Regione ha integrato il finanziamento portandolo a 19 milioni di euro, ma dopo l’appalto i lavori sono sospesi da quattro anni, dall’alluvione del 18 novembre 2013.