Politica e società: non si capiscono

La politica isolana sembra somigliare sempre più ad un club esclusivo di giocatori di golf. Ai soci storici se ne possono aggiungere di nuovi, cooptati, ma il criterio resta lo stesso: chi è dentro è tutelato e chi è fuori si aggiusti. La politica insomma, come il sindacato, tutela chi è tutelato, chi è già dentro alle regole di un gioco dove la stragrande maggioranza dei sardi è perdente in partenza. Anche quando si rivolge a liste civiche e leader veri o presunti, dietro o c’è una satrapia o il vuoto. Il nostro modo di concepire la politica e la società agevola la successione dinastica. È una consorteria di beneficiati cantori che riguarda tutti dagli Enti pubblici, l’Università, la sanità fino ai netturbini.
La preoccupazione assillante e dominante in questo sistema è quello di occupare gli spazi esistenti, di ottenere il pezzo di torta. Una questione insomma per addetti ai lavori che hanno la preoccupazione di non farne entrare altri, di presidiare il recinto della propria rendita. Ovvio, ci sono le eccezioni ma qui si parla di mentalità diffusa.
Chi da queste regole è escluso, chi sa che comunque è un intruso ed un perdente, chi ha la sola garanzia di ricevere sportellate in faccia, perché dovrebbe accalorarsi su questioni lontane duemila miglia dalle sue esigenze giornaliere (tipo il voto di genere)? Nel migliore dei casi si reca alle urne perché in campo c’è un suo compare o compagno di caccia, per una motivazione familistica. Ma il loro viene spacciato per “familismo amorale” mentre quello dei baroni universitari è “moralità”.
Alla DC e al PCI si può rimproverare di tutto e di più ma un merito almeno lo hanno avuto: sono stati strumenti di promozione sociale per larghi strati della popolazione altrimenti esclusi. Un operaio, un precario, uno studente poteva fare vita di partito, diventare segretario di sezione e poi sindaco, consigliere regionale e anche parlamentare. Intere generazioni si sono così riscattate da un destino altrimenti segnato.
Oggi invece il sistema politico promuove chi è già promosso socialmente, coopta personaggi già affermati; imprenditori, giornalisti, boiardi di Stato, gnomi bancari, docenti universitari e via combriccolando. Senza filtro popolare, con marchingegni mediatici e consultazioni on line.
Certo, sulla riforma sanitaria fanno (dopo anni di discussioni e di tattiche personalistiche) le barricate territoriali. Sulla fine dell’insediamento industriale ad Ottana hanno fatto solo chiacchere, spreco di soldi e bancarella delle illusioni. Ci sarà un modo per chiedere conto di questo? Alla prossima pioggia: di chi è la responsabilità se gli alvei dei fiumi non sono stati puliti? Per rispondere si attenderà una conferenza di servizi costituita da una trentina di sigle.

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