Piergiuseppe Cattide, la mia Africa

Il primo bilancio dell’esperienza vissuta in Kenya con Avsi dal volontario nuorese

In tante persone mi hanno posto la domanda «cos’è che ti ha spinto a partire?». È difficile dare una risposta. C’è stato un fattore determinante, un episodio che ha scaturito in me il desiderio di fare questo tipo di esperienza: ero da tempo affascinato dall’idea di poter fare qualcosa di concreto per le persone più bisognose e leggendo le parole di Papa Francesco che parlava di servizio verso il povero mi son sentito chiamato in causa, come se quelle parole fossero rivolte proprio a me.
È una sensazione non semplice da spiegare, dopo aver letto quelle parole ho riflettuto a lungo, mi son documentato per vedere se fosse realmente l’esperienza che cercavo, ora posso solamente dire che nel mio soggiorno in Africa mai neppure per un secondo mi sono pentito o in qualche modo ho avuto ripensamenti sulla mia scelta.
Il giorno prima del ritorno nella mia mente scorrevano tutte le immagini di quelle settimane ed è lì che mi sono reso conto che ciò che si dice riguardo al “mal d’Africa” non è privo di fondamento e a distanza di nemmeno un mese sento forti dentro di me le emozioni che quell’esperienza ha provocato. Il mio cuore è colmo, è colmo di gioia, di amore e di felicità. L’Africa ha il potere di farti innamorare della vita e ti fa lodare ogni giorno chi può questo miracolo, perché penso che la vita sia il più bene più prezioso e vada custodito come tale.
È così che nasce #togetherforafrica, il progetto che mi ha portato nell’Africa orientale, più precisamente in Kenya dove per un mese mi son messo al servizio di Avsi – fondazione che opera in loco – e dove ho avuto modo di conoscere le crude realtà che questo paese vive: fame, sete, miseria. Ho visitato parte dei progetti che questa fondazione sostiene stando per la maggior parte del tempo al Bosco Boys Center, centro salesiano che accoglie bambini, dai 5 anni in su, vittime di violenze sessuali, drogati e alcolizzati.
Ogni progetto racconta una storia tanto triste quanto affascinante, racconta la storia di bambini e adolescenti che ogni giorno non si preoccupano del telefonino con lo schermo rotto ma di dove trovare un pezzo di pane per sopravvivere, racconta di madri che per andare avanti son costrette a vendere il proprio corpo per 20, 30 o 40 centesimi di euro, racconta di migliaia e migliaia di persone che son costrette a delinquere per sopravvivere ma racconta anche la nuova speranza che questi progetti donano ad ognuna di queste giovani vite, quella speranza che gli è stata rubata troppo presto da un destino crudele e da un mondo che non sa cosa significhi amare il prossimo.
Durante il mio soggiorno ho operato negli slums (baraccopoli) con gli operatori Avsi e con il compito di valutare se le famiglie e i bambini sostenuti a distanza stessero regredendo o progredendo. Ho lavorato nel workshop del Bosco Boys Center che con le sue attività di falegnameria, metallurgia, agricoltura e allevamento, costruzione edile, cucito e cucina dà da vivere a tante persone e finanzia le attività degli street boys. Mi sono occupato di attività ludico/ricreative per i bambini e i ragazzi del centro riscoprendo in queste meravigliose creature la gioia di vivere, la gioia di sorridere alla vita nonostante i problemi e le prove che essa presenta. Sono stati per me impeccabili maestri di vita insegnandomi che niente e nessuno può portarti via il sorriso e la speranza di un mondo migliore, che la vita è il dono più prezioso che Dio ci ha fatto e va custodito come tale e che per questo bisogna sempre ringraziare per la grazia che ogni giorno riceviamo. Loro lo fanno, nonostante la fame, nonostante la sete, nonostante la miseria.
È stata una prima tappa molto positiva nella quale #togetherforafrica ha sostenuto Avsi in un’iniziativa importante di scolarizzazione di 150 bambini che avranno non solo l’opportunità di avere una formazione ma anche una divisa e un pasto caldo (cosa che nelle loro realtà non sempre è scontata) e di poter passo dopo passo coronare i propri sogni. Puntiamo a sostenere nell’arco di poche settimane altri due progetti, uno di questi – l’operazione al cuore di una bambina di due anni della baraccopoli di Mathare – mi sta particolarmente a cuore perché tutti dovremmo avere la possibilità di vivere una vita normale e a lei questa possibilità è stata negata.
La Fondazione Avsi dona speranza, dal 1986 ad oggi a 246.600 persone (di cui 116.300 bambini) e #togetherforafrica ha deciso di dare il suo contributo perché ogni persona a prescindere da razza, religione, orientamento sessuale, partito politico e condizione sociale merita una una nuova e reale speranza. Doniamo speranza, doniamo un sorriso perché il loro sorriso è anche il nostro.

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