Piano periferie, sindaci sulle barricate

Non sono arrivati novità incoraggianti dall’audizione alla Camera della delegazione dell’Anci (Associazione nazionale Comuni d’Italia) che questo pomeriggio in Commissione Bilancio ha rivendicato il ripristino dei fondi del piano periferia. Tra i delegati c’era anche il sindaco di Nuoro Andrea Soddu (foto in alto) visto che il capoluogo barbaricino è tra le città fortemente penalizzate dal decreto “Milleproroghe” già votato al Senato che l’11 settembre sarà all’attenzione della Camera che prevede la sospensione delle convenzioni e dei finanziamenti del Bando periferie che aveva visto Nuoro premiata con un finanziamento di 18 milioni di euro (https://www.ortobene.net/milleproroghe-nuoro-perde-18-milioni/). La relativa convenzione era sta firmata dallo stesso Soddu a Palazzo Chigi con l’allora presidente del Consiglio Paolo Gentiloni il 21 dicembre del 2017. Oggi alla Camera ha assunto toni forti la protesta di 96 dei 120 Comuni che avevano presentato i progetti perché il Governo ha spostato col decreto un miliardo e 30 milioni di euro delle risorse previste (140 milioni per il 2018, 320 per l’anno 2019, 350 per il 2020 e 220 milioni di euro per l’anno 2021) su un nuovo Fondo per gli investimenti di città metropolitane, Province e Comuni realizzabili con l’autorizzazione a utilizzare gli avanzi di amministrazione. I sindaci sono determinati a difendere il Piano delle periferie con tutti i mezzi a loro disposizione: «Un progetto per 4 miliardi di euro che coinvolge milioni di cittadini e 396 Comuni non può essere cancellato con un colpo di spugna dal Governo», ha scritto Soddu in una nota diffusa dall’Ufficio stampa del Comune di Nuoro che da una diversa lettura al rialzo delle cifre. «Gli impegni, le risorse economiche e umane già investite in questo progetto non possono essere ignorate o scaricate sulle spalle dei Comuni, che tanto hanno creduto all’iniziativa e hanno già fatto gare di progettazione e avviato procedure per attuare il Piano periferie e cambiare il volto delle loro città». Durante l’audizione tutti i sindaci hanno sottolineato le conseguenze della decisione del Governo Di Maio-Salvini: «Tutti i Comuni hanno firmato un contratto con la presidenza del Consiglio – ha sottolineato Sodduun contratto validato dalla Corte dei conti, sono stati presi impegni di spesa importanti, ci sono aspettative giuridiche, e ora annullarlo è una decisione pericolosa, che introduce una ferita giuridica gravissima e che mina la fiducia nelle istituzioni. Per scongiurare il pericolo di far perdere la fiducia anche ai nostri cittadini che hanno creduto in questo progetto, noi sindaci faremo di tutto, siamo disposti anche a consegnare la fascia tricolore al Parlamento, protesteremo in tutte le sedi e porteremo davvero le periferie al centro». Le dichiarazioni del primo cittadino di Nuoro sono perfettamente in linea dichiarazioni in linea con quelle dei colleghi di tutta Italia ribadite in coro anche nella conferenza stampa che si è tenuta dopo l’incontro. «Faremo le barricate, siamo pronti a ricorrere al Tar e poi andremo alla Consulta», ha detto il  presidente dell’Anci, Antonio Decaro che secondo quanto riportato dall’Agenzia Dire è tornato a parlare di «furto con destrezza che una notte al Senato ha cancellato le risorse per il “rammendo” dei quartieri in periferia. Siamo pronti a venire a Montecitorio e a depositare le fasce tricolori per terra, rappresentiamo 20 milioni di cittadini delle periferie che hanno perso un sogno. Siamo pronti anche a diffondere le facce e i nomi dei parlamentari che hanno votato in Parlamento per togliere le risorse alle città».

La conferenza stampa dei sindaci Anci

Quel che l’Anci non accetta è di «non poter più fare affidamento a risorse che ci erano state date con una convenzione che avevamo firmato. Eravamo andati con la fascia a Palazzo Chigi dal presidente del Consiglio. C’era un contratto che è stato cancellato». I sindaci sono in allarme, nonostante abbiano «provenienze politiche e geografiche diverse, tutti sono nelle stesse condizioni. Abbiamo chiesto ai parlamentari della Camera di porre rimedio altrimenti ci troveremo con debiti fuori bilancio», conclude Decaro. Nel confronto con la Commissione Bilancio, almeno per quanto riguarda la maggioranza Cinquestelle-Lega non si sono registrate aperture. Di «brutta impressione». ha parlato intervistato ancora dall’Agenzia Dire il sindaco di Pesaro Matteo Ricci: «La sensazione è che vogliano davvero “rubare” 1,6 miliardi di euro ai Comuni per la sicurezza e la lotta al degrado. Si riempiono la bocca con le periferie ma poi bloccano tutto. A questo punto andremo fino in fondo». Pessimista anche il sindaco di Frosinone che con Nuoro è accomunato anche dalla cifra scippata (18 milioni): «Nell’audizione – ha detto Nicola Ottaviani  – purtroppo, non abbiamo ricevuto, oggi, alcuna risposta confortante, ma abbiamo evidenziato che continueremo in questa battaglia a costo di protestare per giorni interi all’esterno del Parlamento, con ogni forma rispettosa della democrazia ma sicuramente rigida e incisiva». La mobilitazione è destinata a crescere in vista dell’11 settembre quando il “Milleproroghe” varato dal Senato sarà esaminato dalla Camera. In quella sede saranno votati anche almeno due emendamenti tendenti a ripristinare i fondi: uno già presentato in Commissione Bilancio da Forza Italia e l’altro annunciato dal gruppo Pd bel bocca del deputato  bolognese Andrea De Maria. A sostegno della posizione dei Comuni, sempre oggi, è arrivata una presa di posizione unitaria riportata anch’essa dall’Agenzia Dire  e sottoscritta dalle associazioni Anci (Comuni), Ance (costruttori edili), Audis (aree urbane dismesse), Fondazione Riuso e Legambiente che non solo dicono no alla sospensione dei fondi del piano periferie ma chiedono un nuovo e ulteriore piano di finanziamenti per le aree dismesse. «Al recupero delle periferie è necessario dare massima priorità. Parliamo di strade, risanamenti edilizi, sicurezza idrogeologica e sismica, giardini, parchi giochi, scuole, infrastrutture indispensabili a ridare decoro ai luoghi più poveri e abbandonati in città grandi, medie e piccole. Al nord, al centro, al sud indipendentemente dal colore politico di chi li governa. Parliamo della rottura di accordi che erano garantiti dallo Stato e nei quali gli Enti Locali e i privati si sono impegnati con risorse umane, tecniche ed economiche. a rottura unilaterale degli accordi non può che avere pesanti conseguenze immediate e future, con una ulteriore perdita di fiducia di tutti verso i progetti di collaborazione tra pubblico e privato nella rigenerazione delle nostre città». Per queste ragioni le organizzazioni chiedono al Parlamento «di liberare le risorse già approvate e impegnate e, anzi, di destinare nuovi finanziamenti alla vera rigenerazione delle città, con progetti innovativi e compatibili con l’ambiente, con selezioni più rapide che premino la qualità, ma soprattutto favorendo quei progetti capaci di incidere in modo efficace sul tessuto urbano delle zone periferiche, in particolare con interventi di demolizioni e ricostruzione migliorando la qualita’ della vita di chi ci abita». Un nuovo impegno del Governo, quindi, «che non deve essere solo economico ma fattivo, controllando spese, tempi e risultati dei progetti, risolvendo le inefficienze burocratiche, che abbiamo più volte segnalato nei programmi precedenti, per avviare un percorso virtuoso che rigeneri le periferiefacendole esempi di efficienza per tutta la città. In questa direzione  – concludono Anci, Ance, Audis, Legambiente e Fondazione Riusosiamo disponibili da subito a collaborare su un piano che è strategico per il futuro delle nostre città, dei cittadini e del Paese».