Piacere “Vintage”, piacere “Young”

Il debutto ufficiale del pecorino sardo Bithi di Barbagia la sera di mercoledì 17 maggio a Milano, oltre alla presenza dei pastori arrivati dalla Sardegna ha avuto come padrini d’eccezione Flavio Briatore e Oscar Farinetti, il fondatore di “Eataly”, la grande catena di distribuzione delle eccellenze alimentari italiane nel mondo. Il “Palco Smeraldo”, uno degli ambienti all’interno del megastore che ha tenuto a battesimo l’iniziativa, era gremito da rappresentanti delle principali testate giornalistiche italiane, imprenditori del settore ed esperti analisti di prodotti caseari.
L’alleanza tra il noto imprenditore piemontese, “il pastore di Cuneo” come ama autodefinirsi Briatore, e un consistente numero di aziende agroalimentari del centro-nord Sardegna, ha quindi preso il largo, varata con un lancio e una copertura mediatica molto rilevanti. Già dal pomeriggio la presentazione del marchio è stata argomento d’interesse nella seguitissima trasmissione radiofonica “Un giorno da pecora”, su Rai Radio Uno, mentre in seconda serata se ne è discusso, anche con spunti polemici e toni vivaci, a “Porta a Porta”, il salotto televisivo di Bruno Vespa durante il quale sono andati in onda ampie interviste e servizi sulle aziende e paesi interessati dall’accordo commerciale.
L’esordio del pecorino “Bithi di Barbagia” non è stato però un fulmine a ciel sereno. Alle spalle c’è una lunga gestazione, un duro lavoro partito diversi anni fa durante le grandi manifestazioni di protesta del Movimento dei Pastori Sardi. Fu proprio in quei drammatici frangenti e i duri scontri nel centro di Cagliari che Flavio Briatore si schierò, insolitamente e con toni aspri, a favore della categoria, in quei giorni impegnata a occupare gli uffici del palazzo di via Roma. Dichiarazioni che non passarono certamente inosservate nel difficile, controverso ma attento mondo delle campagne, e portarono a un primo, veloce incontro all’aeroporto di Olbia. Momento ricordato a Milano dallo stesso Flavio Briatore, che ha raccontato di come le forze dell’ordine caddero in equivoco, e intervennero in aerostazione convinte che i pastori fossero lì per contestarlo duramente.
Dopo Olbia seguirono diversi meeting in aziende agricole del territorio e in uno di questi furono gettate le basi dell’alleanza, concretizzatasi questi ultimi mesi con altre due escursioni di Briatore in Barbagia: una nell’altopiano di “Dogolai” al confine tra Bitti e Orune lo scorso ottobre e la seconda a dicembre, quando l’imprenditore arrivò all’hotel Su Lithu per una degustazione e un’analisi approfondita, accompagnato da Sebastiano Sardo, il maggior esperto di prodotti caseari d’Italia. «Di tutti gli incontri, quello è stato il più importante », dicono i tre pastori presenti alla convention di Milano, Daniele Manca di Nule, Gonario Falchi di Bultei e Diego Manca di Bitti. «È probabile che quella mattina di dicembre Briatore si sia definitivamente reso conto che le nostre aziende, il nostro latte e il pecorino prodotto, sono in grado di affrontare una sfida non facile, e di sostenere il confronto all’interno delle severe e implacabili dinamiche dei mercati internazionali ». Ma non è stata esclusivamente la qualità del formaggio, seppur eccellente, a giocare un ruolo importante nell’accordo pastori-Briatore. Il convegno che si è tenuto all’Eataly di Milano ha fatto venire fuori quel retroterra culturale che, indubbiamente, costituisce il vero, incontestabile valore aggiunto del “Bithi di Barbagia”. In apertura lavori il padrone di casa, Oscar Farinetti, ha infatti parlato delle eccellenti qualità squisitamente alimentari, ma ha anche ricordato del come e perché sia stato convinto a farsene promotore nei cinque continenti. «Flavio mi ha telefonato tante volte, peraltro con molta insistenza – ha raccontato il fondatore di Eataly – dicendomi che questo non era solo un buon alimento, ma il simbolo di tutta una regione, di un popolo, e di una categoria, quella dei pastori, che deve essere aiutata a narrare la storia e le tradizioni che stanno dietro questi formaggi di altissima qualità».
Secondo Sebastiano Sardo, intervenuto in qualità di esperto slow food di Eataly, «quella di Bitti è la zona della Barbagia che costituisce il vero cuore pulsante della produzione casearia ovina della Sardegna, non riconosciuta e valorizzata però per quello che realmente vale. Un’area ricchissima di tradizione pastorale, casearia in particolare, dove probabilmente è nata la cultura del pecorino sardo. Per dare la giusta dimensione – ha detto Sardo – è sufficiente un solo dato per tutti: Bitti è un paese di tremila abitanti, con ben 55 mila capi ovini».
Nella parte centrale della convention milanese, l’attenzione si è catalizzata sugli interventi dei tre allevatori, rappresentanti delle quattordici aziende confluite nella “Mama ’e Oro srl”, la neo società di riferimento con importanti insediamenti produttivi nelle aree di Barbagia, Goceano, Baronia e Gallura. I produttori hanno raccontato l’antica tradizione con un linguaggio semplice e diretto, ed è stato il momento dell’incontro più interessante e ricco di phatos. «Fare il formaggio per noi non è solo un mestiere, ma un modo di essere», ha spiegato Daniele Manca: «Gli antropologi lo chiamano “pastoralismo”. È un antico codice, una particolare visione della vita se si vuole, che travalica il concetto legato al mero lavoro nei campi. In Barbagia non si dice “io faccio il pastore”, ma bensì “io sono pastore”. Per noi lavorare il latte è patrimonio ereditato, amore e sapienza che si tramandano da secoli di generazione in generazione, e il sapere diventa sapore». Gianuario Falchi, descrivendo le caratteristiche del prodotto, ha parlato di un segreto che deriva dallo stretto rapporto tra natura-tradizione- cultura. «I nostri pascoli dell’altopiano sono ricchi di erbe officinali e di acque cristalline, profumi e sapori sono doni della terra selvaggia nel ritmo delle stagioni. Per noi lavorare il latte – ha detto il pastore di Bultei – è come raccontare una profonda intesa tra passato e presente». Diego Manca ha elencato nello specifico le caratteristiche del pecorino “Bithi di Barbagia”, che rendono il prodotto qualcosa di unico, risultato di allevamenti di pecore che brucano l’erba di montagna, a cielo aperto, per tutto il periodo di lattazione, sette mesi l’anno. L’allevatore di Bitti, dimostrando quanto esista tra i produttori la voglia di essere protagonisti del loro destino, è entrato anche nello specifico alimentare, elencando le proprietà organolettiche che solo la pecora, tra gli animali ruminanti, riesce a trasmettere integralmente al suo latte, e di conseguenza al formaggio.
Durante la serata milanese agli ospiti sono stati presentati tutti i vari tipi di pecorino che entreranno nella grande catena di distribuzione e nelle tavole dei migliori ristoranti nazionali e internazionali. Alcuni formaggi sono stati offerti in degustazione, come il pecorino stagionato “Vintage”, il semi- stagionato “Young”, e il “semicotto a latte crudo”. Diverse le piattaforme di distribuzione già operative: Dubai, Londra, New York per gli store, e per la ristorazione, la catena Cipriani e i resort del gruppo Briatore. L’imprenditore piemontese, dal canto suo, nel trarre le conclusioni della convention milanese, ha parlato in termini lusinghieri sia del prodotto sia del territorio di provenienza. Per Briatore il pecorino “Bithi di Barbagia” è il «risultato del connubio tra l’antica terra dei nuraghi e la pastorizia omerica, che si incontrano felicemente con la garanzia della purezza e dell’igiene. È il formaggio del mito che perdura nei secoli e prende la forma attuale del tempo. Nasce da un rito arcaico, da una sapiente arte del fare, secondo uno stile ben preciso: identità e qualità».
L’attenzione dei presenti ha toccato comunque l’apice quando Flavio Briatore ha parlato di un altra caratteristica del pecorino. «La Sardegna dell’interno cela un segreto, un segreto di uomini e donne che vivono a lungo. Li chiamano centenari, ma per loro è solo il saper vivere e mangiare prodotti genuini, come i luoghi dove vivono. Diversi studi universitari, sia nazionali sia internazionali – ha detto il manager – hanno dimostrato che una dieta a base di formaggi pecorini allunga la vita. Nel latte di pecora e nei formaggi pecorini si sono determinati migliori valori nutrizionali rispetto ad altre tipologie, e il “Bithi di Barbagia” ne è un fulgido esempio. Arriva dal cuore della Sardegna, con paesaggi di verde e montagne sconfinate, ricchi di pascoli naturali dove brucano le greggi. Un’area ancora tutta da scoprire e valorizzare, a soli 40 minuti di macchina dalla Costa Smeralda. Nel marchio infatti – ha continuato Britatore – oltre alla Dea Madre e al nuraghe, c’è un onda, che rappresenta l’unione tra il mare e l’interno di questa regione al centro del Mediterraneo».

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